I frustrati esordio di Marco Leoni Mantovani

I frustrati esordio di Marco Leoni Mantovani

I frustrati di Marco Leoni Mantovani
(Bibliotheka Edizioni)

Marco Leoni Mantovani

Marco Leoni Mantovani

Chi è Marco Leoni Mantovani

Vive a Milano e ha lavorato diversi anni per una grande azienda a livello nazionale.

 
Appassionato lettore di classici, i suoi temi preferiti sono quelli che mettono in rilievo la costante ricerca della perfezione insita nell’uomo che lo porta a competere, primeggiare, trascendere, sfruttare.
Apprezza il fine cinismo di Lord Henry de Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde e il concetto di maschera tipico di Pirandello.

 
“Ho atteso a lungo prima di iniziare a scrivere romanzi” ci dice “ perché volevo prima maturare le esperienze necessarie e poi colpire il lettore con un messaggio, positivo o negativo che fosse.”

i-frustrati-di-marco-leoni-mantovani-932x1242Di cosa parla

Il protagonista di questa storia è un impiegato come tanti, di nome Matteo. E, come tanti, è afflitto da paure, fissazioni, insicurezze e manie. L’esistenza che conduce, pur non avendo nulla di oggettivamente negativo, non lo soddisfa ed anzi, nel tempo, lo porta a isolarsi dal contesto nel quale vive.

Ecco che allora anche i colleghi, i vicini di casa e gli amici assumono l’aspetto di fastidiose figure inadatte a relazionarsi con lui.

Accanto, tutta una serie di personaggi con equilibrio psichico precario: quello convinto di essere vittima di persecuzioni, la signora che non si rassegna alla perdita della bellezza o la tizia preda di paure angosciose immotivate e patologiche.

Alla fine però, grazie al supporto dello psicanalista e di un’amica guaritrice new age, Matteo inizia un percorso di progresso spirituale attraverso il quale acquisisce una nuova e più profonda consapevolezza del valore dell’esistenza, aprendosi anche agli altri.

“Leonardo, Sabrina, Andrea e Cinzia: come sarebbero state le mie giornate e le mie nottate, se non avessi conosciuto queste anime in pena?” si chiede Matteo …

Cosa ne penso

“Un po’ romanzo, un po’ commedia”, dice il sottotitolo. In effetti, la vicenda, come tutte le commedie che si rispettino, si basa sulla satira di costume e sul ritratto comico-realistico della società e dei suoi protagonisti, persone comuni e verosimili. Ma non si ferma qui. In bilico tra il tragico e l’elegiaco, I frustrati, per riprendere la teoria dell’estetica di Theodor Adorno, è una storia incompiuta, che non ha una fine, che non mette un punto. Un’opera che non si acquieta mai in uno stato di assoluta identità con se stessa, ma che lascia in piedi qualcosa che può emergere solo nel corso del tempo. Forse è questo il messaggio di cui parlava Marco Leoni Mantovani.

E’ stato bravo l’autore a descrivere la personalità dei personaggi, il loro modo di agire e, soprattutto, di reagire di fronte agli altri e alla società. La mancanza di adattamento, l’incapacità di conformare il proprio comportamento alle richieste dell’ambiente, è stata messa in luce con disinvoltura, senza indugiare sugli aspetti più aggressivi che pur emergono in modo misurato.

Alcuni di loro trovano finalmente il proprio posto nel mondo, mentre altri, sia pur con ancora alcune questioni da risolvere, divengono più consapevoli dei viaggi interiori da intraprendere.

Leggendo queste pagine viene in mente il romanzo Uno, nessuno e centomila di Pirandello, che attraverso la metafora della maschera,I frustrati di Marco Leoni Mantovani spiega come spesso l’uomo si nasconda dietro una un velo di maya che non consente di conoscere la propria personalità.

 

Anche qui, infatti, i personaggi ritratti con dolce ironia, malinconico umorismo e gusto del paradosso, si dibattono tra l’essere e l’apparire. Nella prima parte la scena è quasi tutta di Matteo con i suoi rovelli interiori, poi il romanzo si apre e la fabula coincide con l’intreccio, pur mantenendo significative pause di riflessione.

Il lettore, grazie anche ad un linguaggio forbito, ma fluido e assolutamente non pesante, segue il percorso di Matteo e degli altri personaggi con grande partecipazione emotiva, ampliata dalla tecnica di scrittura in prima persona. Anche a questo proposito c’è da dire che l’autore è sfuggito alla trappola di narrare se stesso, tenendo a freno il proprio io, anche se ai più attenti non possono sfuggire alcune sfumature (probabilmente) autobiografiche.

Un romanzo quindi godibile e intelligente, ben scritto e non banale, che racconta vicende nelle quali ognuno di noi può in parte ritrovarsi. Una lettura sicuramente consigliata.

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