O Stablmend: ancora un fumetto per il 1^Maggio

O Stablmend: ancora un fumetto per il 1^Maggio

“Senza i braccianti pugliesi, senza gli operai, senza i lavoratori che mi hanno aiutato in ogni circostanza a trovare la via giusta ad avere fiducia nel popolo, io non sarei mai stato nulla”. Giuseppe Di Vittorio (*)

(*) Cerignola 1982 – Lecco 1957 – Fra gli esponenti più autorevoli del sindacato italiano del secondo dopoguerra, a differenza di molti altri sindacalisti non aveva origini operaie ma contadine, nato in una famiglia di braccianti, il gruppo sociale più numeroso in Puglia alla fine dell’ottocento.

Non poteva mancare, all’interno dei nostri contributi alla Festa del 1^ maggio, dedicata a tutti i lavoratori, la graphic novel O Stablmend (Hazard Edizioni) illustrata da Tonio Vinci. Abbiamo voluto iniziare con una significativa frase di Giuseppe Di Vittorio, pugliese come Tonio Vinci.

Il tema portante del fumetto è naturalmente il lavoro, la lotta per sopravvivere, e i problemi esistenziali all’ombra dellIlva di Taranto. Leggendo questa avvincente graphic novel, non possiamo non notare molte somiglianze con le opere più rappresentative del periodo neorealistico… film come Ladri di biciclette o Umberto D, per esempio. E chissà quali spunti avrebbe potuto trarre il grande Vittorio De Sica da questo fumetto…

Per questa intervista ringraziamo Fausto Bailo e la Premiata Libreria Marconi di Bra (Cn) partner ormai indispensabile.

Tonio Vinci

Tonio Vinci

Tonio, quando è nata in lei la passione per il fumetto?

“La Passione del fumetto è nata probabilmente con me. Credo, banalmente, che le passioni siano un misto di predisposizione e offerta da parte del mondo esterno.

 

Il mondo esterno era mio padre che mi portava in casa Tex, Zagor, poi Topolino e da quanto mi ricordo ho sempre letto fumetti. Da piccolo il passaggio da leggerli a diventare protagonista disegnandoli è stato normale, sincero, e da allora non ho mai smesso di disegnare.

 

Molti pensano che sia strano che un adulto disegni ancora, maper me no, sono ancora qual bambino seduto al tavolo che mette personaggi nelle vignette”.

Quale tecnica grafica predilige utilizzare per la realizzazione delle sue tavole?

“La tecnica che uso per realizzare i miei fumetti è frutto dello studio e delle esigenze. Prediligo tecniche tradizionali, disegnare sui fogli e non al pc per vari motivi: sentire il pennarello che gratta sui fogli, cancellare con la gomma, bisogno fisico di materialità.

Solitamente poi per inchiostrare uso i pennarelli, perché ho molta confidenza con loro, sono fidanzato con i pennarelli, alcune volte uso i pennini, il pennello, ma con loro sono solo amico mentre è il pennarello il mio vero amore.

Uso tecniche tradizionali, perché il mio primo libro (Nonni Tunué Editore) è stato disegnato mentre ero in giro: al bar, in biblioteca, sui treni, su pezzettini di carta che poi a casa incollavo creando la tavola come un collage. Ecco perché mi era impossibile usare altre tecniche. Solo dopo aver disegnato e inchiostrato, coloro al computer”.

Quando è entrato a far parte del progetto editoriale che ha consentito la realizzazione di O Immagini della copertina2Stablment?

“Il progetto in cui rientra il mio libro O’Stablmend  fa parte della collana Midi ed è uscito prima in allegato a La Gazzetta del Mezzogiorno nel mese di Ottobre 2017 e successivamente in libreria. Sono entrato a far parte del progetto proprio nel momento in cui le varie uscite erano state già state programmate.

 

Proprio in quel periodo ho incontrato il curatore della collana, Marco Gastoni, che mi ha fatto i complimenti per i disegni dicendo, però, che se avessi avuto una bella storia che avesse riguardato il Sud avremmo potuto farla in una eventuale serie di uscite successive, sempre in allegato a La Gazzetta. Io avevo già la mia storia sull’Ilva ed è stata apprezzata, ho firmato il contratto ed è stata inserita nella collana proprio all’ultimo momento”.

Come è nata l’idea di narrare le lotte della cittadinanza di Taranto contro l’inquinamento atmosferico compiuto dalle acciaierie dell’Ilva con un fumetto?

“Nasce in maniera strana. Premetto che io sono un figlio di quella terra, mio padre è un pensionato Ilva e mio fratello lavora ancora adesso lì al treno nastri, quindi il fumetto è una storia che io conosco molto bene. L’Idea viene da un suggerimento che mi ha dato una volta Daniele Brolli (Editore di Comma 22, nonché sceneggiatore, scrittore e mille altre cose).Dopo avergli fatto vedere una mia storia mi chiese di dove fossi originario. Saputo che provenivo dalla Puglia, mi propose di disegnare e portargli una storia sulla mia terra, sull’Ilva, e forse l’avrebbe pubblicata. Non riuscii a farlo con Brolli, ma caso volle che fosse una storia adatta alla collana Midi. Diciamo che era una storia che dovevo raccontare per forza e la fortuna mi ha aiutato”.

Taranto come ha accolto il fumetto?

La reazione non mi è ancora molto chiara. So che il fumetto è andato esaurito in pochi giorni, nelle edicole di Taranto e provincia non riuscivano a trovarne una copia, qualche giornalista mi ha intervistato e fatto i complimenti, ma non sono riuscito ad avere ancora quel contatto diretto con chi ha letto il mio fumetto e respira ogni giorno quei fumi.

Mi hanno invitato a presentare e parlare del libro in alcune scuole della città e, a breve, avrò modo di confrontarmi con chi vive ogni secondo della sua vita vicino alle acciaierie.

Sono molto curioso di poter parlare con i ragazzi e con i loro professori anche se so che questo per i tarantini è un argomento davvero pericoloso da trattare, ci vuole coraggio (o incoscienza) per raccontare dell’Ilva in un fumetto. Ma quando disegni non pensi a questo, pensi solamente che le tue emozioni arrivino al lettore”.

Quanto tempo è stato necessario per la realizzazione delle tavole del fumetto?O Stablmend

“Per disegnare e inchiostrare le tavole ci ho messo 46 giorni (sono abbastanza veloce ma poi le mie tavole non sono molto complesse), per colorare circa due mesi (a colorare sono più lento, ecco perché adesso lavoro con una bravissima colorista Valeria De Sanctis)”.

 

In passato ha realizzato altre graphic novel?

“In passato ho realizzato delle storie brevi comparse in antologie, vignette per il Male, per agende scolastiche e ho esordito con Nonni per Tunué Editore”.

Quale illustratore rappresenta meglio la sintesi del fumetto?

“Io amo moltissimo il fumetto, perché non è disegno ma è racconto attraverso il disegno, quindi ho dei maestri che amo in maniera diversa. Amo su tutti Jose Munoz per i disegni e Will Eisner per le storie ed il modo di raccontarle”.

Quale genere musicale rappresenta meglio la colonna sonora del fumetto?

“Non credo che ci sia un genere particolare che possa ritenersi adatto come colonna sonora al fumetto.  Penso piuttosto che ce ne siano vari in base alle diverse tipologie di fumetto e di racconto. Il fumetto è un mezzo come gli altri, quindi in base all’atmosfera, all’emozione che si vuole dare si può adattare una colona sonora.
Per il mio libro O’Stablmend ad esempio vedrei come colonna sonora il Tenco malinconico e pregno di sentimento di Vedrai Vedrai oppure il Pino Daniele dei primi tre album, quello che canta in lingua napoletana e che denuncia le indecenze”.

Progetti per il futuro?

“Attualmente sto lavorando alla mia nuova graphic novel, purtroppo non posso dire ancora di cosa racconterà, ma sono quasi alla fine. Sto insegnando alla Scuola Internazionale di Comics di Pescara ed è una cosa che mi piace moltissimo, di natura sono un entusiasta (con qualche doverosa malinconia) e cerco di trasmettere ai miei studenti un sincero amore per questo mestiere”.

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