La macchina anatomica l’ultimo romanzo di Lucio Sandon

La macchina anatomica l’ultimo romanzo di Lucio Sandon

Lucio Sandon

Lucio Sandon

Chi è Lucio Sandon

Lucio Sandon è nato a Padova nel 1956 e si è trasferito a Napoli con la famiglia nel ’68. Dopo una breve esperienza nel servizio pubblico, ha aperto a Torre del Greco un ambulatorio per la cura dei piccoli animali, attività che svolge tutt’ora.

 

 
Ha già pubblicato il romanzo Il Trentottesimo Elefante; due raccolte di racconti con protagonisti cani e gatti: Animal Garden e Vesuvio felix, e una di racconti comici : Il libro del Bestiario. La macchina anatomica è il suo ultimo lavoro.

Di cosa parla La macchina anatomica

Siamo a Napoli, Castel Nuovo, nel 1740 ed Angelo Aquilani, che nella vita fa l’architetto, si ritrova senza alcun motivo imprigionato nel buio totale delle segrete del Maschio Angioino. Non sa perché è lì, nessuno gli dice nulla da mesi, sepolto vivo senza accuse né processi. Il suo ultimo ricordo, prima di quell’incubo, è un colpo alle spalle mentre sta compiendo misurazioni sui terreni confiscati dal re Carlo III di Borbone ai suoi nobili oppositori, un potente gruppo affiliato alla nascente Massoneria. Chi può odiarlo così tanto?

 
Mentre l’uomo alterna momenti di lucidità a follia e disperazione, il racconto si sposta in un altro tempo e in luogo. Ora siamo a Consentia, capitale del Bruzio, nel 410. Qui Alarico, il comandante supremo dei Goti, malato da settimane e in preda a febbri che lo stanno sconquassando, muore e viene sepolto in un luogo segreto dove, insieme a lui, vengono stipate immense ricchezze, frutto del sacco di Roma.

Un tale tesoro induce Ataulfo, uno dei guerrieri barbari, a tracciare una specie diLa macchina anatomica mappa del luogo della sepoltura per poterlo ritrovare successivamente, ma ben presto anche lui si ammala della stessa malattia di Alarico. Benché più giovane e in forze del suo re, non riesce a sopravvivere e così l’immensa fortuna viene dimenticata per secoli.

 

La storia riprende poi con Angelo che, con l’aiuto del coccodrillo che abita il fossato della prigione e una strana presenza, riesce a fuggire dalla tomba nella quale è stato sepolto vivo e a scoprire il perché di quanto gli è accaduto. L’uomo, infatti, inconsapevole discendente di una stirpe di conquistatori, possiede qualcosa di talmente importante da far gola sia al re Carlo III di Borbone che alla Chiesa, ai Templari e agli Inglesi… Su tutto questo incombe la figura del ricchissimo e geniale Raimondo di Sangro, principe di Sansevero, crudele alchimista e primo Gran Maestro della Massoneria napoletana.

Cosa ne penso

Come Il Trentottesimo Elefante, altro romanzo di Sandon, anche questo non delude. Anzi. Con piglio ancora più sicuro, l’autore ci trasporta in una storia che si muove intelligentemente su tre piani: un passato remoto, uno più recente e il presente. Cosa per niente facile e non  scontata, considerato poi che il romanzo è scritto in prima persona.
Inoltre il lettore è immediatamente ammaliato dal quel crocevia di popoli, culture e tradizioni differenti che era la Napoli del periodo borbonico del regno delle due Sicilie.

Nonostante il fulcro della vicenda sia la ricerca del tesoro del sacco di Roma seppellito insieme al condottiero dei Barbari Alarico, l’atmosfera che si respira tra le pagine riporta sempre a quella esoterica e misteriosa che circonda Raimondo di Sangro. Il VII principe di Sansevero, ancora in bilico fra l’essere stato un demoniaco alchimista senza pietà, rapitore di poveri sventurati utili per i suoi diabolici esperimenti, e un intellettuale e uomo illuminato, domina la storia, in questo caso, con tutto il suo potere diabolico.

 

Il principe di Sansevero

Il principe di Sansevero

L’autore, che vive e lavora nel territorio napoletano, sa bene infatti che, nonostante siano passati quasi 250 anni dalla morte di Raimondo, avvenuta nel 1771, c’è ancora chi, quando se ne pronuncia il nome, si fa il segno della croce di nascosto per scacciare i malefici del temuto principe.
I molti che sono stati a Napoli nella Cappella Sansevero e hanno ammirato i numerosi gruppi marmorei, potranno gustarsi ancora di più questa storia, tempestata di fatti cruenti e delittuosi, ma anche ricca di sentimenti d’amore e amicizia e chi non c’è ancora stato sarà sicuramente ispirato a farlo da queste vicende…

 

Al di là della scrittura chiara e corretta e dell’assoluta padronanza del mezzo espressivo, il pregio maggiore di Lucio Sandon è quello di saper confezionare storie colte, credibili, fantasiose e avvincenti, utilizzando un mix di generi. Un pò gialli, un pò horror, un pò romanzo storico… mille sono le sfaccettature che incantano e non permettono pause di lettura.

Insomma, un gran bell’autore e una storia, questa, che non lascia indifferenti  spingendo anche i più curiosi a saperne di più…  Una lettura che consiglio a tutti!

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2 Comments

  1. Lucio Sandon 20 April 2018
    Rispondi

    Che dire, come sempre Dianora Tinti è troppo gentile nei miei riguardi! Grazie.

  2. Dianora Tinti 20 April 2018
    Rispondi

    Sono una sua appassionata lettrice, Lucio, fin dal suo primo romanzo. E sono sincera, per carattere e per esigenze ” professionali”. Le auguro tutto il successo che merita 🙂

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