‘Il velo di Lucrezia’ di Carla Maria Russo
Il velo di Lucrezia
di Carla Maria Russo
(Neri Pozza, 2025)
Chi è Carla Maria Russo
Nata a Campobasso, Carla Maria Russo vive e lavora a Milano. Laureata in lettere moderne all’università meneghina, ha insegnato italiano e latino nel triennio del Liceo classico Manzoni di Milano, prima di dedicarsi a tempo pieno alla ricerca storica e alla scrittura.
Oggi è una delle autrici più prolifiche e apprezzate del panorama editoriale italiano. Ha pubblicato 13 romanzi fra i quali La sposa Normanna (Piemme nel 2004 ripubblicato con Neri Pozza – Premio Cuneo e Premio Feudo di Maidae), Lola nascerà a diciott’anni (Premio Fenice Europa), L’acquaiola (Premio Pavoncella e Viadana presentato anche al Premio Strega), I Venturieri (Premio Amalago per il romanzi storici).
Di cosa parla il libro
Firenze, 1464. La tela è avvolta in un panno candido fermato da una cordicella, la mano che la regge è malferma per l’emozione. Il momento che Filippo Lippi ha atteso e temuto è ormai giunto: il suo protettore Cosimo de’ Medici sta per vedere l’unica opera davvero perfetta che sia riuscito a creare nel corso della sua lunga carriera. L’unica da cui non vorrebbe mai separarsi. Custodite in quel quadro non ci sono solo la dedizione, le mani dure di fatica, l’incessante lotta contro l’imperfezione. C’è l’amore per Lucrezia, un amore scandaloso per tutti, purissimo per lui.
C’è il patto fra loro, il dono reciproco: la bellezza in cambio della libertà. Orfano, nato diladdarno, Filippo è cresciuto libero di sperimentare la vita e il talento. Sventato, donnaiolo esuberante, sciaguratamente poverissimo, per sfuggire alla miseria ha preso i voti incontrando proprio in monastero il suo destino: un abate illuminato che lo ha mandato a bottega da un noto pittore.
Figlia di un tintore, Lucrezia è una ragazza del popolo che dietro al volto di madonna nasconde un cuore appassionato, la voglia ribelle di esistere, di essere libera, spinta da un desiderio divorante che le mura del convento in cui il fratello l’ha rinchiusa insieme alla sorella Spinetta, non riescono a contenere.
L’amore tra la giovane e l’affermato artista, proibito in Cielo e in Terra, folgora le esistenze di entrambi e si eterna in un’opera che ancora oggi desta meraviglia.
Che cosa ne penso
Come nasce un’opera d’arte? Quali passioni, dolori, attese, speranze e incessante ricerca si nascondono dietro a un capolavoro? Quali fonti di ispirazione hanno guidato le mani dei più grandi artisti che hanno regalato al mondo opere immortali?
Nel romanzo Il velo di Lucrezia, Carla Maria Russo offre una risposta a queste domande, raccontando la travagliata genesi di uno dei più celebri dipinti del Rinascimento. Madonna col bambino e due angeli, l’opera assoluta che il suo autore, Filippo Lippi, ha inseguito tutta la vita e che a realizzato ormai anziano. Si è ispirato alla bellezza e all’amore per la giovane Lucrezia Buti, ritratta nel volto della Madonna.
Con il rigore storico e filologico Carla Maria Russo accompagna il lettore attraverso i vicoli e le strade della Firenze del Rinascimento, in pieno fermento artistico ed economico. E’ qui che Filippo bambino, ma già curioso e incontenibile, scalpita attratto dalle botteghe di pittura della città. Ribelle per natura, scapestrato, incostante, prende i voti suo malgrado, ma non rinuncia per questo ai piaceri della vita e soprattutto alle donne.
L’autrice racconta la sua vita al limite, ne tratteggia il genio e la sregolatezza, narra l’amicizia con Cosimo De’ Medici, fino all’incredibile incontro con la bellissima Lucrezia Buti. Lui cinquantenne, lei un’adolescente costretta a farsi monaca, ma incapace di sottostare alle regole, forte, coraggiosa, libera, la bellezza perfetta che Filippo Lippi ha solo potuto immaginare e che scopre dove meno se lo aspetta, in un convento di Prato.
Il loro incontro è inevitabile, l’amore che li travolge ineluttabile, scandaloso, blasfemo, ma proprio per questo salvifico per entrambi. Per Filippo perché la bellezza perfetta e quasi ultraterrena di Lucrezia gli consentirà di realizzare il capolavoro che lo consegna all’immortalità; per Lucrezia perché Filippo è la via verso la libertà e la vita a cui non ha mai voluto rinunciare.
Le vicende dei due personaggi principali vengono narrate in parallelo, prima del loro incontro, Da una parte la vita di Filippo; dall’altra la narrazione in prima persona di Spinetta, la devota sorella di Lucrezia che in un lungo flash back ripercorre i fatti che, dice, le hanno condotte alla rovina. Due punti di vista narrativi che contribuiscono al crescendo nella trama via via che ci si avvicina al fatidico incontro. Un escamotage che crea suspense anche in una vicenda già nota.
E ancora una volta Carla Maria Russo regala al lettore il ritratto di una donna eccezionale, un’eroina come quelle a cui ci ha abituato nei suoi romanzi. Lucrezia rappresenta la forza, il coraggio, il potere salvifico della bellezza e, insieme al capolavoro che ha ispirato, è la vera protagonista del romanzo.
Recensione a cura di Lina Senserini, giornalista e docente.






