‘Il codice proibito’ di Marco Letizi

‘Il codice proibito’ di Marco Letizi


Il codice proibito

di Marco Letizi

(Santelli editore, 2026)


Chi è Marco Letizi

Marco Letizi è PhD in Economia, avvocato e commercialista. È stato per trent’anni ufficiale della Guardia di finanza, con incarichi di alto livello in Italia e all’estero, nell’ambito della lotta al crimine transnazionale, alle organizzazioni mafiose, ai reati economico-finanziari.

Congedato nel 2021 con il grado di colonnello, oggi è global consultant delle Nazioni Unite, della Commissione europea, del Consiglio d’Europa e siede negli organismi di controllo di alcuni importanti gruppi societari. Coordina un team di esperti che svolge consulenza in tema di corporate compliance integrata.

Ha contribuito alla riforma del vigente codice antimafia italiano e dei sistemi normativi di numerosi Paesi. Dal 2010 al 2013, è stato a capo dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) in Sicilia.

Nel 2001, è stato insignito della Medaglia d’argento al Valor civile dal Presidente della Repubblica italiana. È oggi riconosciuto come uno dei massimi esperti a livello globale in materia di contrasto al riciclaggio, al finanziamento del terrorismo, asset recovery e asset management. Ha al suo attivo diversi saggi e romanzi. “Il codice proibito” (Santelli editore, 2025) è la sua ultima pubblicazione.

Di cosa parla il libro

Cosa ci fa un polveroso manoscritto del XV secolo nel caveau blindato della Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale?

 

Perché questo codex non si trova, insieme a tutti gli altri libri e manoscritti rari, in visione al pubblico?

 

E perché la Cia, dal secondo dopoguerra, ha tentato, ripetutamente, ma invano, di decodificarlo, impegnando i suoi più brillanti scienziati?

 

E se un geniale gesuita del XVII secolo fosse riuscito anche solo in parte a decrittarlo, portando alla luce segreti mai svelati, in grado di demolire le già deboli fondamenta della Santa Romana Chiesa del ’600?

 

Un papa terrorizzato che sguinzaglia i servizi segreti del Vaticano pur di impedire che il codex venga reso pubblico. Un intrigo internazionale che vede coinvolta una potente setta segreta americana, una partita a scacchi durata secoli, giocata tra coloro che ambiscono a decifrare il misterioso codice e svelarne le rivoluzionarie verità e chi, invece, vuole nasconderle e censurarle.

 

Ma cosa cela di così importante da scatenare la malvagità degli uomini, disposti a tutto pur di impossessarsene?

 

L’indagine sul manoscritto diventa così vera e propria ricerca esistenziale, tanto per i protagonisti quanto per i lettori: ciò che accade è scritto e immutabile o è possibile, in qualche modo, cambiare le circostanze, orientando la propria vita nella direzione desiderata?

 

Il misterioso Codice Voynich e le sue verità nascoste rappresentano, in qualche misura, il tentativo di rispondere a questo interrogativo.

Che cosa ne penso

Il codice proibito è un’avvincente spy story di ambientazione storica, che percorre il Vecchio e il Nuovo Mondo, tra il XV e il XIX secolo. Seguendo i ricatti, gli omicidi e i tradimenti che il codex porta dietro di sé, la vicenda narrata da Letizi attraversa epoche diverse con le loro contraddizioni, i misteri, i segreti custoditi a costo della vita pur di non intaccare le granitiche fondamenta della fede.

L’antefatto è raccontato nel prologo: Parigi, fine del 1600. Un uomo legge un biglietto con cui una donna che ha tanto amato in passato lo convoca per un appuntamento al Cimitero degli Innocenti, vicino alla cattedrale di Notre-Dame. Giuseppe Petrucci, il custode del manoscritto che ha giurato al suo magister di difendere a costo della vita, legge e rilegge il biglietto. È indeciso, non è certo che il messaggio sia davvero di Marie Anne, avverte il pericolo di un agguato, medita per una notte e un giorno, infine decide di andare ed esce di casa…

 

Trecento anni dopo e 1.400 km più a sud, un ricco collezionista americano, Wilfrid Voynich arriva a Monte Porzio Catone, nei pressi di Roma per acquistare alcuni preziosi libri antichi custoditi nel Collegium Tusculanum all’interno di villa Mondragone. È qui che trova il misterioso manoscritto e incontra un altrettanto misterioso gesuita sbucato dal nulla, che lo informa sul contenuto del codice, una grossa parte del quale resta ancora da decifrare.

Voynich si accolla suo malgrado l’onere di custodire il manoscritto (che da lui prenderà il nome di Codice Voynich) come prima di lui lo aveva fatto Petrucci, mentre un brivido gli corre lungo la schiena lasciandogli intuire il pericolo celato dietro quell’incarico.

È a questo punto che l’autore compie un nuovo salto indietro, con un lungo flash-back che costituisce il corpo principale del romanzo. La storia si ambienta tra Praga, Roma, Amsterdam, Amburgo, Parigi, Ravenna, tra la fine del 1600 e i primi decenni del 1700, tra la corte di Luigi XIV e quella papalina, in una lunga carrellata di personaggi legati dal destino del codex e del suo prezioso contenuto.

Per capirne il vero significato e scioglierne i misteri, bisognerà tornare ancora indietro nel tempo, all’inizio del 1400, al castello di Fenis, tra le nevi e le nebbie della Val d’Aosta. E infine nel 1960 a New York, per trovare di nuovo le tracce di Wilfrid Voynich. È lui l’ultimo custode?

Marco Letizi ha intrecciato una narrazione ricca di colpi di scena, ricostruendo epoche storiche lontane nel tempo e nello spazio e offrendo al lettore un thriller che apre tanti interrogativi ancora senza risposta. Del resto, scrive lui stesso citando Galileo Galilei “Le cose sono unite da legami invisibili, non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella”.


Recensione a cura di Lina Senserini, giornalista e docente.


 

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