‘La città dalle finestre chiuse’ di Sara Notaristefano

‘La città dalle finestre chiuse’ di Sara Notaristefano


La città dalle finestre chiuse

di Sara Notaristefano

(Les Flâneurs Edizioni, 2026)


Chi è Sara Notaristefano

Nata a Taranto nel 1980, ha vissuto a Merano prima di rientrare nella sua città, dove insegna Lettere. Collabora con riviste di critica letteraria e ha curato un’antologia di testi di canzoni d’autore. Con I nomi di Melba ha vinto il Premio Siderno e il Premio Fortuna Città di Bari. Questo è il suo romanzo più duro, più vero, più coinvolgente.

Di cosa parla il libro

Gabriella ha tredici anni, una mente brillante e una sensibilità che la rende diversa. Un mattino, si getta dal nono piano di un palazzo di fronte alla scuola.

 

I genitori, i compagni, gli insegnanti: nessuno si capacita del gesto. Nel cuore di una Taranto sospesa tra bellezza e devastazione, La città dalle finestre chiuse scava nelle pieghe dell’adolescenza e nel disagio che troppe volte passa sotto silenzio.

Cosa ne penso

E’ in uscita oggi 30 gennaio 2026 questo romanzo che affronta con coraggio il tema del suicidio adolescenziale, trasformando una perdita privata in una domanda collettiva. Una morte inspiegabile, una ferita che interroga tutti.

Sara Notaristefano

«Mi dispiace signor Santoro, dispiace davvero, non potevamo dirglielo al telefono. Un insegnante che stava per entrare a scuola ci ha detto che si tratta di sua figlia. Venga a riconoscerla». Per un istante Aldo incrociò il viso innaturalmente bianco del professore di matematica di Gabriella. L’uomo sedeva tra le porte posteriori aperte dell’ambulanza. Sulle spalle aveva una coperta. Lo fissava con gli occhi sgranati e le labbra livide.

 

Il paramedico si avviò verso il corpo riverso a terra. «Si appoggi a me» disse il vigile e Aldo non rifiutò quell’offerta di aiuto. Tremava tutto, nello sforzo inutile di respingere l’orrore che ormai l’aveva travolto. No, non è ancora detto che lì sotto ci sia lei. È una coincidenza: quelle scarpe le portano tutte le ragazze. Avanzando, però, notò delle perline sull’asfalto: simili, troppo simili a quelle del bracciale che la figlia portava al polso sinistro. Doveva trattarsi di un incubo, pensò, e Marianna, sua moglie, lo avrebbe svegliato a momenti».

Cosa succede quando una tragedia scuote le fondamenta di una famiglia, di una scuola, di un’intera comunità? La città dalle finestre chiuse è un romanzo lucido, profondo e doloroso che mette in discussione il sistema educativo, il ruolo della famiglia e la solitudine dei più giovani.  Un’opera necessaria per chi lavora con i ragazzi o desidera comprenderli meglio.

Una storia che colpisce anche per la sua forza narrativa e la sua urgenza emotiva. Parla a genitori, insegnanti, studenti e lettori consapevoli: per ascoltare ciò che spesso non si dice, ma che può cambiare tutto.


Recensione a cura di Dianora Tinti, giornalista e scrittrice.


 

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