Il nuovo thriller di Marco Alberici: ‘Assassini’
Assassini.
Cronaca di una notte all’Altea d’oro
di Marco Alberici
(2026, Amazon Indipendent Publishing)
Chi è Marco Alberici
È nato a Boretto in provincia di Reggio Emilia nel 1965. Dopo la laurea in Economia e commercio, all’università di Parma, ha iniziato a lavorare in una società multinazionale emiliana ricoprendo vari ruoli dirigenziali.
Nel 2008 si è trasferito ad Amsterdam, dove è rimasto per cinque anni come country manager. Alla fine di questo periodo all’estero, insieme alla moglie Sonia ha deciso di cambiare vita e di acquistare un terreno di quattro ettari a Castiglione della Pescaia vicino a Grosseto. Qui hanno piantato mille ulivi e hanno avviato una piccola attività ricettiva, Le Guazze Bone. Nello stesso periodo, Marco ha cominciato a dedicarsi alla scrittura, un’altra delle sue passioni, nata quando era un adolescente e che finalmente ha potuto coltivare.
Ha al suo attivo cinque romanzi: I vivi, i morti e i naviganti, Cartolina dal Mystic Dream Hotel, i gialli Colpo doppio, Omicidio sul Naviglio grande, Dite addio a Luana Green (2025), con protagonista il commissario Marco Manfrè.
Assassini. Cronaca di una notte all’Altea d’oro è la sua ultima fatica.
Di cosa parla il libro
Matteo e Sonia sono una coppia molto affiatata, senza figli, vivono in una bella casa nella campagna toscana, vicino al mare. Lui un ex manager, lei editor, hanno deciso di comune accordo di rallentare i ritmi di vita e di dedicarsi alla loro azienda. Quando conoscono Alessio e Dorotea, interessati ad acquistare un attrezzo messo in vendita da Matteo, scoprono affinità e interessi comuni con la coppia.
Così, senza pensarci troppo, accettano l’invito a passare un weekend nella loro casa, in provincia di Viterbo, dove Alessio e Dorotea stanno per avviare un B&B (l’Altea d’oro del sottotitolo). Il loro compito consiste nel fare da cavie ed esprimere un giudizio imparziale al termine del soggiorno.
Matteo e la moglie, che lui chiama affettuosamente Soniuska, trovano Alessio e Dorotea simpatici e aperti. Così, pur sapendo pochissimo di loro, non si fanno troppe domande e si mettono in viaggio. Al loro arrivo scoprono un grande casolare, isolato, con un grande giardino e seminascosta dalla vegetazione una piscina.
La cena è piacevole, altrettanto lo è la conversazione… Ma la prima impressione è davvero quella che conta?
Che cosa ne penso
Marco Alberici, con il commissario Manfré, protagonista di tre romanzi recensiti su questo blog, ha consegnato ai propri lettori racconti gialli, intricati e avvincenti, ricchi di suspense e colpi di scena.
Con questa storia, invece, ha imbastito un claustrofobico e parossistico noir a tinte forti, in cui niente è come sembra, le certezze diventano dubbi e i sospetti si trasformano in irremovibili convinzioni. Tutto si svolge nelle prime ore del mattino, all’interno di un casolare isolato, in stanze buie o appena illuminate dal chiarore della luna. Il ritmo è incalzante, i dialoghi serrati, il racconto ridotto al minimo per lasciare spazio alle parole e ai pensieri dei due protagonisti.
L’incipit in medias res è un rapido scambio di battute tra Matteo e Soniuska, svegliati alle 3 di notte dal disperato latrare di Liz, il cane dei padroni di casa. In quel momento, di loro non sappiamo niente: chi sono, dove si trovano, perché sono lì.
Per scoprirlo bisogna andare avanti di almeno venti pagine, fino al primo flash-back che finalmente apre una finestra sull’antefatto. Un artificio letterario che Marco Alberici utilizza più volte nel corso della narrazione, alternando il passato di un normale e piacevole incontro, al presente che di normale non ha più nulla.
Assonnati, confusi, incerti sul da farsi, Matteo e Soniuska iniziano da quel momento una discesa nella paura e nell’angoscia, di cui la lunga scala che devono percorrere dalla camera al piano terra è una sapiente metafora.
In realtà tutta la storia può essere letta come una metafora: la discesa dentro se stessi, dove non si è mai arrivati prima, per salvarsi o soccombere.
L’autorei, che peraltro si è ispirato a fatti realmente accaduti, trascina il lettore in una notte di terrore, angoscia e follia, in un crescendo di tensione, che si libera solo nel finale…a sorpresa.
Recensione a cura di Lina Senserini, giornalista e docente.






