“Raccontami di quel giorno d’autunno” di Arianna Andreoni

“Raccontami di quel giorno d’autunno” di Arianna Andreoni


Raccontami di quel giorno d’autunno

di Arianna Andreoni

(Porto Seguro editore, 2021)


Chi è Arianna Andreoni

Arianna Andreoni è una studentessa universitaria di 22 anni, vive a Vecchiano, un paese di 12 mila abitanti in provincia di Pisa, e studia Giurisprudenza. Il suo sogno è fare l’avvocato, ma la sua passione sono i libri. Da leggere e da scrivere. Così viaggia con un taccuino in tasca, su cui appunta le cose che la sorprendono o la colpiscono, con l’idea che da questi spunti possano nascere storie. L’amore per la scrittura tuttavia è più recente ed è nato circa tre anni fa, quando ha scritto il suo primo racconto, mai pubblicato, La strada per tornare a casa.

Il suo romanzo d’esordio Stella, pubblicato nel 2020 da Porto Seguro Editore, è tra i volumi recensiti da questi blog. Raccontami di quel giorno d’autunno è la sua seconda fatica, sempre per i tipi di Porto Seguro.

Di cosa parla il libro

Angelica, la protagonista di Raccontami di quel giorno d’autunno è una ragazza forte e coraggiosa, determinata a laurearsi e diventare giornalista in un momento storico in cui alle donne è riservato più che altro il focolare. Siamo in pieno Fascismo, a ridosso della promulgazione delle leggi razziali e dello scoppio della Seconda guerra mondiale.

 

Così la protagonista, per coronare il suo sogno, dovrà scontrarsi con gli eventi pubblici e la situazione privata, benché cresciuta in una famiglia aperta e progressista. Angelica, come Stella, che l’ha preceduta nell’omonimo romanzo d’esordio di Arianna Andreoni, è una combattente. Con determinazione, pazienza e fatica convince il padre e la madre a iscriverla all’università.

 

Tuttavia, anche lei è costretta a cedere alla volontà dei genitori di farla sposare con un uomo che non la ama. Si capisce subito che il matrimonio di convenienza sarà un calvario per Angelica, che dovrà affrontare dolori e sofferenze prima del riscatto, in arrivo proprio dalla storia. È l’incontro con Samuele, un giovane ebreo che la famiglia di Arianna aiuta a nascondersi dalla follia antisemita, ad entrare a gamba tesa – in positivo – nella sua vita e a cambiarla.

 

Malgrado le drammatiche vicende che li allontanano, restano fiduciosi in attesa di un mondo nuovo dove ci sarà spazio per le proprie aspirazioni professionali e i sogni personali. Perché la vita, Angelica ci crede fortemente, ripaga della malvagità e dell’ingiustizia con la speranza di un futuro migliore.

Cosa ne penso

Arianna Andreoni è stata ospite di questo blog alcuni mesi fa, con il suo romanzo d’esordio, Stella, che io stessa ho recensito. Allora avevo trovato tra le righe i segni di una non completa maturità letteraria legata alla giovane età dell’autrice e alla mancanza di quell’esperienza che gli scrittori acquisiscono con gli anni e tanto inchiostro. La recensione si chiudeva con queste parole: “Manca qualche pagina in più, ma si può perdonare a questa giovane scrittrice, entusiasta e appassionata, cui auguro tanti altri libri ancora da scrivere nel suo futuro”. Non pensavo che il futuro – il suo secondo romanzo – fosse così prossimo e che da qualche parte le mie parole avessero fatto presa. È il successo di una critica, quello di vedere che il messaggio è passato e il giudizio è stato utile.

Raccontami quel giorno d’autunno è un romanzo più maturo, più pieno, non scontato e più ricco. È ancora la storia che fa da padrona ed è ancora una bella figura femminile che, come quella di Stella, si erge nella sua statura contro tutto e contro tutti, pronta a combattere per raggiungere il suo obiettivo, piegandosi, come anche Stella era stata costretta a fare, alle consuetudini del tempo, ai vincoli familiari, alla gabbia delle convenzioni, tanto facili da imporsi, tanto difficili da distruggere.

Del resto lo aveva detto per primo Albert Einstein, “è più facile rompere un atomo che un pregiudizio”. E, se i pregiudizi sono alla base

Roma – Largo 16 ottobre 1943

dei comportamenti, i comportamenti delle consuetudini, le consuetudini dei vincoli sociali, Angelica non può che arrendersi. Si arrende, ma non molla, perché nel suo caso arrendersi al matrimonio voluto dalla famiglia è solo un modo per resistere. Oggi va di moda la parola resilienza, che in fisica è la capacità di un materiale di resistere a un urto senza rompersi.

Quindi adattarsi per non morire, fare fronte al peggio per guardare avanti. La protagonista è una combattente resiliente, per dirlo con un ossimoro: non la piegano gli eventi, la crudeltà del marito Giovanni, le vicende familiari, che anzi la rendono più forte. Come la rafforza l’amore per Samuele, sbocciato piano piano nella soffitta di casa dove l’uomo viene tenuto nascosto dopo il rastrellamento del Ghetto a Roma.

Intorno a loro ruota un microcosmo di personaggi, inseriti dall’autrice nella storia attraverso frequenti flash-back nei ricordi di Samuele e della stessa Angelica, che arricchiscono la trama e la contestualizzano ancor di più nel periodo storico, creano suspense e invitano a scorrere veloci le pagine per vedere dove porta quel pezzetto di romanzo.

 

Il finale non si spoilera, sarebbe un peccato. Al lettore il gusto di scoprirlo.


Lina Senserini

docente materie letterarie e giornalista professionista


 

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