Le “d’istanze” della poetessa Cristina Lastri

Le “d’istanze” della poetessa Cristina Lastri

Cristina Lastri è una poetessa toscana che mi ha contattata tramite Letteratura e dintorni.

Nasce a Pisa a ridosso degli anni sessanta, dove vive ed insegna nella scuola primaria. E’ laureata in scienze motorie e la sua esperienza lavorativa si è sempre sviluppata nell’ambito del sociale. Ha riscoperto il piacere dello scrivere da qualche anno, esprimendosi con brevi racconti e poesie, rielaborando esperienze di vita propria e altrui da un punto di vista femminile. Considera la scrittura un dono, atta a sciogliere certi nodi dell’anima, e una maniera congeniale per esprimersi, bypassando la parola detta (alle volte fuorviante), in favore del foglio bianco, dove si è sicuramente più liberi e creativi, specie se si narrano sentimenti ed emozioni. Si interessa anche di linguaggi non verbali, teatro e comunicazione in generale. Ama la musica, il cinema e le relazioni umane.

donafran[1]Lo scrittore pisano Franco Donatini, l’ha intervistata per noi. Ecco l’intervista:

D: “Parole silenzi implodono/Mi guardo intorno… non c’è nessuno/Allora scrivo” Dopo questi versi tratti da “Bioritmi” nasce spontanea la domanda: Qual è l’origine, la molla della tua voglia di scrivere?”

R: Mah…è sempre stata in me, con me, perché mi è più congeniale rispetto al verbo, alla parola detta; comunque la molla, come accennavi, è stato una sorta di lutto, che mi ha spinto a reagire in qualche maniera; dopo varie peregrinazioni, sono tornata al vecchio amore, lo scrivere, avvicinandomi alla narrativa con i racconti brevi e successivamente alla poesia. Come amante della solitudine, posso affermare che in un momento del mio cammino dove era necessario un cambiamento, un ponte verso l’altrove, la poesia in questo senso mi è stata ed è ancora molto utile.
Poesia intesa come viaggio dell’anima, che parte dal cuore e si dirige verso altri cuori; infatti arrivare al cuore della gente è il premio maggiore per chi scrive e fa poesia, perchè un testo (a mio modesto parere) vale per quello che è, per come dice le cose e non per le cose che dice…Saba scriveva in proposito:”Voi lo sapete amici, ed io lo so. Anche i versi son fatti come bolle di sapone: una sale e un’altra no”.

D: Qual è il rapporto di Cristina Lastri col dolore? La poesia appena letta “Incline al dolore” ci offre una duplice interpretazione, da un lato il tentativo per così dire farmacologico di rimuoverlo, dall’altro di darle un senso quasi positivo, una speranza ….

R: Sicuramente…lo ritengo quasi necessario, una tappa ineluttabile per fare piazza pulita e cercare nuovi spazi per quell’Illimitato Amore di cui sopra…bisogna però essere pronti al viaggio di ricerca introspettiva, consci che dopo tanto buio, poi la luce arriva ad illuminarci.
La poesia, se nasce da un desiderio, ci dice che ogni cosa è unica e può diventare argomento poetico.

D: “Lentamente/prende vita l’altra/quella dei sogni/con tiepide lingue di luna” I versi di “Passaggi” mi rimandano ad una poesia spesso vicina allo spaesamento o al sogno… Voglio farti questa domanda: Quanto conta il sogno nella tua poesia?

R: La dimensione onirica pervade la mia poetica costantemente, così come conta molto anche nel quotidiano…Non so se è un pregio o un difetto…Forse è per questa indole che scrivo poesie, perchè in fondo la poesia è un cortocircuito tra inconscio e realtà e ci lascia liberi di credere… “Sono…sogno (Onirica), …proverei ad assorbire piano il mondo, nell’illusoria realtà (Se fossi fiore)”.

D: Una metafora, direi un’allegoria della vita è presente in “Prima del tramonto”: “Respiro tutta l’aria che posso/Aspetto che il rosso si infiammi/e cada nel blu” . Il blu sembra la fine di tutto, ma cos’è per te, c’è forse un dopo, come c’è il nuovo giorno?

R: Esatto. Lo spettacolo del tramonto, nel suo splendido epilogo può essere visto come la fine di un ciclo, dove poi se ne apre un altro, per la legge delle alternanze. Il giorno muore, ma subito nasce la notte col suo mistero, la sua ambiguità…Le due facce della realtà vanno accettate con i loro contrasti, per quanto ci è possibile: odio/amore, vita/morte, silenzio/caos, gioia/dolore.

Copertina Lastri Cristina

D: Nella poesia in parte riportata nella quarta di copertina della tua ultima raccolta si legge: /C’era una volta una donna/collezionista/di rododendri e spine/…/ora non c’è più/. Vuoi dire che la poesia ha cambiato la tua vita, in un certo senso la tua personalità?

R In un certo senso è così: ha avuto effetti a lungo andare pseudoterapeutici, in quanto ho scoperto di “contenere moltitudini”, di non guardare più con troppa nostalgia al passato, “di smettere di nuotare in acque stagnanti…per seguire fulgidi fasci lunari: segnali di una vita mutante, in divenire.”
La poesia salva la vita, citando il libro della Bisutti, perché il poeta non è colui che riempie un foglio bianco DI VERSI, ma chi sa guardare il mondo con occhi DIVERSI.

D: “Play the game” invece è un modo molto carino per descrivere la piacevolezza di una giornata d’amore. Quanto conta l’amore nella vita e nella poesia di Cristina Lastri?

R: Se è vero che la vita è amore, ovvero un gioco di alchimie, è anche vero che la vita stessa è un gioco, un gioco di carte dove le regole sono sconosciute, e ogni giorno giochiamo una mano, sicuri del nulla…
In questa poesia ho mescolato le carte, ho giocato, lasciandomi trasportare verso i limiti di certi confini, (ai poeti piace tantissimo sconfinare) giocando con le parole e le figure di significato, nello specifico l’ironia, che talvolta compare nei miei versi, tutto qui.

D: “Kaos ormonale/Giudizio universale/Processo neuronale/It’s all in my head”. In “Nella mia testa” sembra che ci sia una relazione tra la nostra parte fisica e quella psichica! Sbirciando in Internet ho visto il tuo manifesto sulla poesia labirintista che riguarda proprio questo. Ci spieghi il significato? Mi sembra intrigante, forse la strada per una nuova poesia?

R: Grazie della domanda…Qualcuno ha definito la mia scrittura zen, le mie poesie criptiche…La poesia io dico è un tesoro senza prezzo, uno scrigno da scoprire e rispettare; la sua umiltà artigianale è insita nell’etimologia, il poiein greco, il fare; un fare, che prima o poi va condiviso, altrimenti relegato nei territori dell’estraneità o autoreferenzialità.
Allora, intanto condivido pienamente la tua riflessione, sulla poesia che unisce il nostro corpo e la nostra mente; anzi, in una società che tiene sempre più conto dell’utile, direi che “l’inutilità” della poesia appare sempre più necessaria.
Per quanto concerne il movimento del Labirintismo, è arrivato anche grazie alle amicizie letterarie e alla rete. Il fondatore di questa corrente artistico-letteraria, professor Massimiliano Badiali, nel suo manifesto, asserisce che “l’uomo moderno è arroccato nel proprio labirinto interiore ed è impastoiato nel male di vivere; come viatico ha l’arte a tutto tondo, intesa come mezzo conoscitivo e terapeutico, per far uscire l’io dal labirinto”…
Io mi sono incuriosita e, navigando, ho capito che ero già labirintista, senza saperlo; ho inviato alcune poesie e racconti, pubblicati nel sito medesimo.

D: Bene, prima di chiudere l’intervista, ci vuoi dire a cosa stai pensando per il tuo futuro di scrittrice e poetessa?

R: Posso intanto portare in giro, come un bambino, i miei versi scritti qualche anno fa per la GH di Viareggio, come oggi ho avuto il piacere di fare grazie al Comune di Altopascio, sempre sensibile alle iniziative culturali; quindi presentazioni sotto varie forme, con un occhio attento alla rete che piano piano mi resta sempre meno sconosciuta  . Poi ho in cantiere una seconda silloge, attualmente al vaglio editoriale, un progetto artistico-letterario con un’amica pittrice e alcuni contributi in antologie poetiche. Diamo tempo al tempo e che la poesia esca allo scoperto.

Per concludere, ecco due belle poesie di Cristina Lastri:

NOTTURNO

Luce nella notte
ombra tremante al
chiarore fatato
sono
un tetto di stelle
vento nei capelli
fiori tra le labbra.
Sdraiata sull’erba
assorbo l’odore
della madre terra
sola nel buio
tra terra e cielo
felice d’ amare
la vita…
Non finire ancora
notte.
Donami il mistero
di natura silente
di questa armonia.
Stanotte vivo
finalmente.

C’ERA UNA VOLTA

C’era una volta
una donna
collezionista
di rododendri e spine,
candelieri barocchi
e svuota tasche.

Archivista
di storie a lieto fine
riponeva
lacrime amare
in ampolle opalescenti
sospiri e singhiozzi
in scrigni preziosi. Ora non c’è più.

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2 Comments

  1. Cristina Lastri 10 August 2014
    Rispondi

    Voglio ringraziare Dianora per lo spazio riservatomi nel suo splendido blog, un posto dove la cultura a tutto tondo circola liberamente ed umanamente… Mi rende felice denotare in special modo come la poesia sia spesso presente, a dispetto di chi ancora la pensa come un genere d’elite o preconcetti simili. Ringrazio inoltre chi leggerà l’intervista e vorrà commentarla, quì e/o sulla pagina fb “Semi di poesie”. 🙂

    • Dianora Tinti 15 October 2014
      Rispondi

      Per me parlare di scrittura è sempre intrigante, sono curiosa e affamata in questo senso, per cui grazie a te e alle tue splendide parole.

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