Intervista a Antonio Moscatello autore di Megumi

Intervista a Antonio Moscatello autore di Megumi

Antonio MoscatelloAntonio Moscatello è giornalista, nato quarantaquattro anni fa in Puglia.

 

Dopo gli studi all’Orientale di Napoli ha soggiornato per lunghi periodi in Giappone, lavorando prima come traduttore e poi da corrispondente.

 

Ora vive a Roma dove, per l’agenzia di stampa TM News, si occupa di politica ed economia internazionale con focus sull’Asia e alcuni paesi emergenti dell’Est Europa.

 

In veste di inviato è stato testimone di alcuni cruciali avvenimenti dell’ultimo periodo tra i quali il conflitto iracheno, lo tsunami del Sudest asiatico del dicembre 2004 e gli attentati di Londra del luglio 2005.

 

Esordisce in libreria con Il lupo, prosegue con Megumi.

Dario Villasanta

Dario Villasanta

 

Un grazie all’eclettico Dario Villasanta che l’ha intervistato per noi…

Megumi libro Moscatello

Antonio, di recente il presidente Trump ha citato, in un discorso inerente alla Corea del Nord, Megumi Yokota. Tu sei uno dei pochi che può spiegarci chi è Megumi, e perché questo fatto è così rilevante.

Megumi Yokota era una ragazzina giapponese di 13 anni quando, in una sera di novembre del 1977, scomparve nel breve percorso tra casa e scuola. Non se ne seppe nulla per 20 anni, finché non si scoprì in maniera rocambolesca che era stata catturata da agenti della Corea del Nord. E, come lei, tanti altri giapponesi, sudcoreani, cinesi, anche europei. C’è anche il caso di una pittrice romena prelevata a Roma.

 

La vicenda dei rapimenti, oltre a essere agghiacciante in sé, è di particolare rilevanza politica per i giapponesi. Abe, l’attuale primo ministro, ne ha fatto una bandiera. Il Giappone, anche sui tavoli negoziati sui programmi nucleare e missilistico della Corea del Nord, pone come pre-condizione l’ottenimento di notizie concrete e verificabili sui rapiti.

 

Ma, vedi, al di là degli aspetti politici e diplomatici, quello che ho voluto raccontare con questo libro è l’aspetto umano, la vicenda incredibile, straziante e, per alcuni versi, avventurosa di queste persone rimaste intrappolate, loro malgrado, nella guerra fredda anche dopo che questa è finita. Parlo dei rapiti ma, per certi versi, persino dei rapitori.

Hai scritto un libro-inchiesta sui rapimenti operati dal regime nordcoreano, basandoti su esperienze
e studi da orientalista quale sei, ma in passato hai anche scritto narrativa. Qual è la differenza più
difficile di atteggiamento, mentale e di linguaggio, da superare nel passaggio da autore di romanzo a quello d’inchiesta?

Non vedo una significativa differenza tra i due modi di raccontare. La differenza è che, quando faccio il mio lavoro, che è quello di giornalista, racconto storie che ritengo essere vere. Quando scrivo, invece, un romanzo, racconto storie frutto della mia fantasia. Alla fin fine si raccontano storie. Questo è il mio modo di vedere la scrittura, ovviamente ci sono sicuramente sensibilità e approcci
diversi.

Come percepisci l’interesse degli italiani sulla questione asiatica, titoli eclatanti a parte? PerchéMegumi libro

fanno effetto le esternazioni dei leader mondiali sul rischio nucleare? Cosa ti aspetti, che reazioni credi o speri di suscitare in chi leggerà la storia di Megumi?

Secondo me gli italiani sono meno disattenti di quanto si dica di solito sulle questioni dell’Asia orientale. Ti racconto una cosa: sul sito internet dell’agenzia di stampa per la quale lavoro – askanews – non da oggi le notizie sulla Corea del Nord, quando vengono pubblicate, sono costantemente tra le più lette.

C’è poi quell’enorme massa di giovani e giovanissimi che conoscono approfonditamente il mondo dei manga, i fumetti giapponesi, che diventano un primo modo di approcciarsi a questo importante paese. La Cina, inoltre, è sempre più una potenza mondiale che non è possibile ignorare e non è ignorata.
Certo, quando senti parlare di test nucleari, di missili, di guerra, susciti ancor più attenzione negli interlocutori. Perché la guerra l’abbiamo conosciuta, o meglio l’hanno conosciuta i nostri genitori e nonni, perché l’olocausto nucleare è uno scenario che abbiamo visto mille volte in mille film.

Sarebbe interessante analizzare quanto l’immaginario plasmato sui film hollywoodiani – dove il cattivo che vuole distruggere il mondo è sempre anche uno psicopatico – incida nella narrazione sul regime nordcoreano. Anche per questo motivo, l’obiettivo che mi sono posto è quello di raccontare la verità, senza abbellimenti, senza sensazionalismo, così com’è, anche perché le storie che racconto – a partire da quella di Megumi – sono già incredibili di per se stesse.

Megumi

Megumi

C’è poi un altro tema, che è un po’ anche una mia ossessione: il rapporto tra individuo e potere. Quanto il potere – in questo caso un potere estraneo e spietato – è in grado di incidere, indirizzare, violentare le vite di singoli, indifesi individui.

 

E quanto questi individui sono in grado di costruirsi spazi d’indipendenza e ribellione all’interno delle maglie di un potere incontrollato e incontrollabile.
Come poté una ragazzina di 13 anni portata in un mondo orwelliano sopravvivere? Resistere? Restare se stessa? Ecco, ho voluto raccontare anche questo.

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