Una maglia per l’Algeria, graphic novel

Una maglia per l’Algeria, graphic novel

Javi Rey

Javi Rey

Javi Rey si forma come illustratore e fumettista presso la Joso School di Barcellona. Nel 2007 per mano di Santi Navarro partecipa al libro collettivo Lovexpress (edito Kaleidoskope) e nel 2011 inizia una collaborazione con lo sceneggiatore Frank Giroud che porterà la nascita del libro ¡Adelante! (Editions Dupuis).

 
Il suo ultimo lavoro, creato con la preziosa collaborazione di due sceneggiatori come Kris (autore di Un homme est mort – edito nel 2006 da Futuropolis e di oltre 20 libri pubblicati sul mercato franco-belga) e Bertrand Gallic (al debutto con questa storia) narra la vicenda di quattro giovani Mekhloufi, Rouaï, Ben Tifour o Zitouni nati a Sétif, in Algeria.

 

Nel 1958 giocano nella prima divisione del campionato francese e si apprestano a disputare i mondiali di calcio che si sarebbero tenuti in Svezia. All’inizio dell’aprile del 1958 i giocatori decidono però di lasciare clandestinamente la Francia per riparare a Tunisi e fondare L’Équipe du FLN de football, la prima squadra di calcio della nazionale Algerina. Con questa nazionale gli atleti disputarono quasi cento partite in giro per il mondo portando il loro contributo alla causa indipendentista e alla libertà.

 

Bertrand Galic, Kris, Javi Rey sono gli autori di questa avvincete epopea sportiva dal titolo: Una maglia per l’Algeria edito dalla Renoir Comics.

Grazie a Fausto Bailo e alla Premiata Libreria Marconi di Bra (Cn) che ci hanno permesso di conoscere quest’opera e i suoi autori.
Un ringraziamento speciale va a Domenico Grillo per la traduzione.

Intervista a Javi Rey

Quali sono stati i suoi primi passi nel mercato dell’editoria a fumetti?

“Il mio primo lavoro nel mondo del fumetto fu Adelante (Editions Dupuis) da un copione di Frank Giroud. Credo che fu anche pubblicato in Italia, a episodi su una rivista…
Collaborare con Frank Giroud, uno sceneggiatore di grande esperienza, fu una grossa fortuna per me e conservo un grande ricordo di quel primo lavoro anche se, come sempre accade, i primi lavori sono accompagnati da dubbi e insicurezze. Pero ho imparato molto”.

Quando è entrato a far parte del progetto editoriale che consentì la realizzazione del fumetto: Un maillot pour l’Algérie?

“Dopo Adelante, Frank volle prendersi una pausa come sceneggiatore di fumetti per dedicarsi ad altre attività. Io allora mi misi in contatto con Kris, molto apprezzato da me come sceneggiatore di Un homme est mort .

 

Lui mi chiese che tipo di storie volevo disegnare, parlammo, e concordammo su una storia nella quale lo sport servisse come pretesto per parlare di un contesto politico – storico e per raccontare anche un’avventura umana. Kris e il suo amico sceneggaitore Bertrand Galic, volevano lavorare insieme, e Bertrand aveva appena scoperto la storia della prima squadra nazionale algerina. Quindi, gli astri si allinearono e si formò un trio di autori che avevano voglia di raccontare proprio quella storia”.

Secondo lei, il fatto che durante la guerra di Algeria giocatori come Zitouni, Arribi, Kermali e Mekhloufi decisero di lasciare la Francia per unirsi alle forze del FLN, formando la prima squadra di calcio algerina, può aver contribuito a sensibilizzare il mondo sulla questione algerina?

“Il processo di decolonizzazione diventa inevitabile dopo la Seconda Guerra Mondiale, però le metropoli faranno pagare cara la libertà ai popoli occupati. L’Algeria era una colonia francese e rivendicava la sua libertà. Credo che la creazione di una squadra nazionale di calcio (non riconosciuta dalla FIFA, tra l’altro) aiutò senza dubbio ad accorciare la guerra, essendo stata uno strumento di pressione in più a livello internazionale. Funzionò come mezzo di propaganda, nonostante la Francia sia riuscita ad evitare che il popolo francese ne conoscesse le gesta. I mezzi d’informazione francese parlarono della fuga dei calciatori, ma successivamente occultarono il resto della storia.
Ciò fece di questa storia un fatto poco conosciuto dai francesi, e del nostro fumetto una gradita sorpresa per il popolo francese, molto interessato a conoscere la propria storia, anche nei suoi punti più oscuri.

In ogni caso, io non sono un esperto in materia, infatti il mio compito principale è stata solo quella di disegnare la storia, i suoi personaggi, le loro emozioni. La mia esperienza in questo progetto non mi ha trasformato in un esperto del conflitto franco-algerino, però mi ha permesso di accompagnare i protagonisti di questa storia attraverso la loro avventura umana, le loro paure, illusioni, sconfitte, allegrie. Giovani calciatori risoluti che decisero di sacrificare il loro comodo presente per difendere una causa dall’esito incerto, rischiando la loro carriera, il benessere della loro famiglia. Dei coraggiosi, senza alcun dubbio”.

Quanto sono state importanti le ricerche storiche per ricreare l’ambientazione nell’anno 1958?

Rachid Mekhloufi

Rachid Mekhloufi

“Per quanto riguarda il copione, sia Kris che Bertrand Galic sono sceneggiatori e soggettisti, quindi hanno fatto un duro lavoro di ricerca storica per poterlo scrivere.

 

Per ciò che riguarda il mio compito, l’aspetto grafico, loro mi hanno aiutato in tutte le immagini che consideravano importanti. Inoltre io stesso sento sempre il bisogno di cercare molta documentazione. A volte passo giorni interi osservando foto d’epoca su internet, prendendo appunti dei dettagli più insignificanti che ritengo però possano dare credibilità all’ambientazione del periodo: un paio di baffi, una lampada, una giacca, un cartellone pubblicitario.
Inoltre, abbiamo avuto la fortuna di conoscere personalmente il protagonista della nostra storia, il grande Rachid Mekhloufi, il quale ci ha raccontato tutta la storia. Rachid è il portavoce di quell’avventura ed avere la sua testimonianza diretta è stato senz’altro un contributo fondamentale. Oltre ad esser stato anche molto emozionante, per me, poter incontrare il protagonista del mio fumetto. Ogni volta che lo disegnavo provavo qualcosa di speciale sapendo che quell’uomo così educato, così gentile, così appassionato di calcio, che ho conosciuto a Parigi, era proprio il personaggio che stavo disegnando. Appassionante!”

Quanto tempo è stato necessario per realizzare le tavole complessive del fumetto: Un maillot pour l’Algérie?

“Credo ci siano voluti circa due anni, forse qualcosa in più. Stiamo parlando di 116 pagine a colori, è un’enorme quantità di lavoro”.

Risposta alla domanda numero 6Quale illustrazione rappresenta meglio l’inizio di questa serie grafica?

“Quella che venne usata per l’edizione francese. Credo che l’essenza di questa storia risieda proprio nel personaggio di Rachid diviso tra la Francia e l’Algeria. Abbandona la Francia per difendere la causa del suo popolo, ma non le dimostra mai odio, anzi. Il simbolo di riconciliazione fra le parti. Penso che questa illustrazione rispecchi bene il dualismo del personaggio”.

Quale genere musicale rappresenta meglio la trama della storia?

“Mi spiace ma non saprei dirne uno … Una musica epica suppongo”.

Progetti per il futuro?

“In Italia verrà pubblicata, nel 2018, un’opera realizzata in solitaria:Intemperie, per la Renoir Comics. Si tratta di un adattamento di un romanzo di Jesús Carrasco dallo stesso titolo, E’ una scommessa personale, nella quale il disegno è più libero rispetto a Un maillot, il mio primo lavoro da solo, e spero che sia il primo di una lunga serie.


Entrevista en español

(Traduzione di Domenico Grillo)

¿Cuales han sido sus primeros pasos en el mercado de la publicación de cómics?

“Mi primer trabajo en el mundo del comic fue Adelante! (Editions Dupuis) con guión de Frank Giroud. Creo que está publicado en Italia también, que se publicó en episodios en una revista…
Colaborar con Frank Giroud, un guionista de tanta experiencia, fue una gran suerte para mi y guardo un gran recuerdo de ese primer trabajo, aunque como siempre pasa, lo primeros trabajos están acompañados de dudas e inseguridades. Pero aprendí mucho”.

¿Cuando se envolucró usted en el proyecto editorial que permitió la realización de cómic: Un maillot pour l’Algérie ?

“Después de Adelante, Frank quiso hacer una pausa como guionista de cómics para dedicarse a otras actividades. Por mi parte, me puse en contacto con Kris, cuyo trabajo como guionista en Un homme est mort (Futuropolis), trabajo junto a Etienne Davodeau, me fascinó. Kris me preguntó qué tipo de historias querría dibujar. Hablamos y nos pusimos de acuerdo en que una historia en la que el deporte fuera la excusa para hablar de un contexto político-histórico, para explicar una aventura humana, sería muy interesante. Kris y su amigo Bertrand Galic, guionista también, querían colaborar juntos, y Bertrand acababa de descubrir la historia del primer equipo nacional argelino. Por lo tanto, los astros se alinearon y se formó un trio de autores que tenían ganas de explicar una historia”.

Una_Maglia_Per_Algeria-p3¿Según usted, el hecho que durante la guerra de Argelia jugadores como Zitouni, Arribi, Kermali, Mekhloufi decidieron de dejar la Francia para unirse a las fuerzas del FLN, formando el primer equipo de fútbol argelino, puede haber sensibilizado el mundo sobre la cuestión argelina?

“El proceso de descolonización es inevitable después de la 2ª Guerra Mundial, pero las metrópolis van a cobrar cara la libertad de los pueblos ocupados. Argelia era una colonia francesa y demandaba libertad, pero se enfrentaban a un enemigo mucho más poderoso.

 

Creo que la creación de un equipo nacional de fútbol (no aceptado por la FIFA, por cierto) ayudó sin duda a acortar la guerra, puesto que fue una medida más de presión a nivel internacional. Como propaganda pudo funcionar, pese a que en Francia consiguieron que el pueblo francés no conociera la gesta. Los medios franceses se hicieron eco de la fuga de los futbolistas, pero luego taparon el resto de la historia. Lo cual ha hecho de esta historia un suceso poco conocido por los franceses, y de nuestro cómic, una grata sorpresa para un pueblo, el francés, muy interesado en conocer su historia, los puntos oscuros incluidos.
De todas maneras, yo no soy experto en el tema, pues mi principal función ha sido la de dibujar la historia, sus personajes, sus emociones. Mi experiencia con este proyecto no me ha convertido en un experto en el conflicto franco-argelino, pero me ha permitido acompañar a los protagonistas des esta historia en su aventura humana, acompañarles en sus miedos, sus ilusiones, sus derrotas, sus alegrías… Jóvenes futbolistas con la vida resuelta que decidieron sacrificar su presente acomodado en la metrópolis por ir a defender una causa con final incierto, arriesgando su carrera, el bienestar de su familia. Unos valientes sin duda”.

¿Cuánto ha sido importante la investigación histórica para recrear la configuración en lo año 1958?

“En lo que se refiere al guión, tanto Kris como Bertrand Galic son guionista e historiadores, por lo tanto soy consciente de que han hecho un arduo proceso de investigación histórica para escribir el guión.
En cuanto a mi trabajo, la parte gráfica, ellos me facilitaron todas aquellas imágenes que consideraron importantes. Así mismo, por mi parte, yo siempre necesito buscar mucha documentación. A veces estoy jornadas enteras observando fotos en internet de la época, tomando apuntes de los detalles más insignificantes pero que creo que pueden aportar credibilidad a la época: un bigote, una lámpara, una chaqueta, un cartel publicitario…

Por otro lado, tuvimos la suerte de conocer al protagonista de nuestra historia, al gran Rachid Mekhloufi, el cual nos explicó de viva voz la historia. Rachid es el portavoz de aquella aventura y tener su testimonio de primera mano fue sin duda algo imprescindible. Además de muy emocionante, para mi, poder conocer al protagonista de mi comic. Cada vez que lo dibujaba sentía algo especial al saber que ese hombre tan educado, tan amable, tan apasionado del fútbol que conocí en Paris, era el personaje que estaba dibujando. Apasionante”.

¿Cuánto tiempo ha sido necesario para realizar los dibujos totales de la historia gráfica: Un maillot pour l’Algérie?

“Creo que fueron unos dos años, quizá algo más, unos pocos meses más. Hablamos de 116 páginas a color, es una gran cantidad de trabajo”.

¿Qué ilustración representa mejor el comienzo de esta serie gráfica?

“Para mi, la ilustración que fue usada para la edición especial francesa (que adjunto). Creo que la esencia de esta historia reside en el personaje de Rachid, dividido entre Francia y Argelia. Abandona Francia para defender la causa de su pueblo, pero jamás demuestra odio hacia Francia, si no todo lo contrario, es un símbolo de la reconciliación entre ambas partes. Y creo que esta ilustración refleja bien la dualidad del personaje”.

¿Qué genero musical representa mejor la trama de la historia?

“Lo siento pero no sabría decirte uno… Una música épica supongo”.

¿Proyectos para el futuro?

“En Italia saldrá publicada, en 2018, una obra que hice en solitario titulada Intemperie, por Renoir Comics, como Un maillot pour l’Algerie. Se trata de una adaptación de una novela de Jesús Carrasco del mismo título. Es una apuesta personal, en la que el dibujo es más libre que en Un maillot, mi primer trabajo en solitario y que espero que se el siguiente de muchos otros publicados en le mercado italiano”.

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