Esclusiva intervista agli autori di Amleto/Duckleto

Esclusiva intervista agli autori di Amleto/Duckleto

Nel 2016 segna il 400° anniversario della scomparsa di William Shakespeare, considerato come il più grande drammaturgo della cultura europea. Nel dicembre nel medesimo anno, il settimanale Topolino omaggiò tutti i suoi lettori con la parodia della sua opera più nota: Amleto, che si tramutò nel Il principe Duckleto.

 

Con grande piacere, il nostro Fausto Bailo, in collaborazione con la Premiata Libreria Marconi di Bra (Cn), ha intervistato per noi gli autori che hanno fatto questo grande regalo a tutti gli appassionati del genere di ogni età.

Paolo De Lorenzi, illustratore, arriva alla Disney Italia nel 2001, approdando al settimanale Topolino, lavorando da allora su Topolino, Minni e Co. in seguito collaborando con le testate Paperino, Paperinik Cult.

Giorgio Salati, sceneggiatore, nel 2001 frequenta la Scuola del Fumetto sotto l’abile guida di Riccardo Secchi, nel 2003 incomincia la collaborazione con Topolino, nel 2005 frequenta un Master di Sceneggiatura presso l’Accademia Disney.

Paolo De Lorenzi

Paolo De Lorenzi

Intervista Paolo De Lorenzi

Quando è nata il lei la passione per l’illustrazione?

“Ho sempre disegnato fin dall’infanzia riempiendo quaderni con disegni di robot e battaglie spaziali che furoreggiavano nei cartoni in tv anche con l’avvento delle emittenti private e tentando di riprodurre vari personaggi di Hanna e Barbera, Warner e, ovviamente, Disney .

 

Ricordo però un episodio in particolare poco più tardi, durante le scuole medie: il professore di lettere, materia nella quale avevo una condotta decisamente mediocre, ci chiese di interpretare graficamente la breve poesia “Temporale” di Giovanni Pascoli. Ricordo molto bene il volto dell’insegnante di fronte al mio elaborato, ci scappò un gran bel voto e mio padre conservò quel disegno nel sottomano della sua scrivania per gli anni a venire.
Forse quel giorno qualcosa ha scosso la mia introversione” .

Quali sono i suoi illustratori di formazione?

“In ambito Disney i quattro pilastri della scuola italiana G.B.Carpi, Romano Scarpa, Massimo De Vita e Giorgio Cavazzano, i loro lavori ai miei occhi spiccavano molto rispetto al resto della produzione già da lettore, insieme a diversi altri come Bottaro e Asteriti. L’incontro con Carpi molti anni dopo è stato fondamentale , grazie alla sua guida s’iniziarono a intravedere le giuste velleità per tentare un approccio con questo mestiere ,che si sono poi concretizzate dopo la sua improvvisa scomparsa , quando ho conosciuto Andrea Freccero.

 
Con Freccero ho avuto l’opportunità di lavorare diciamo “a bottega” ed è stata un’esperienza fantastica che porto davvero nel cuore , inoltre ho potuto conoscere altri autori come Andrea Ferraris che ha avuto fiducia in me affidandomi i i primi lavori di inchiostrazione, Enrico Faccini e Giovanni Bruzzo ( disegnatore Bonelli) e compiere i primi indimenticabili passi da professionista con gli amici Francesco D’Ippolito e Vitale Mangiatordi conosciuti durante l’esperienza con Carpi ,disegnare fianco a fianco a questi grandi talenti è stato molto importante”.

Come è nata l’idea di ridar vita al classico teatrale per eccellenza l’Amleto di William Shakespeare?

“L’idea è di Giorgio Salati, è lui l’unica persona idonea a rispondere a questa domanda, io ho avuto il privilegio di illustrarla e ne sono molto felice”.

Per creare la graphic novel, Il principe Duckleto, avete visionato trasposizioni cinematografiche oppureamleto zeffirelli teatrali?

“Personalmente entrambe, all’inizio ho guardato alcune versioni cinematografiche, quelle del maestro Zeffirelli e Laurence Olivier in primis per cercare di cogliere l’atmosfera e successivamente alcune versioni teatrali classiche e un po’tutto quello che ho trovato in rete anche per l’ambientazione e i costumi .

 
Poi però via tutto , per conservare solo l’ispirazione , inoltre la sceneggiatura di Giorgio conteneva riferimenti precisi che già alla prima lettura lasciavano intendere la grande passione che aveva profuso nella stesura . Ho cercato di metterli a fuoco ,di allinearmi alla sua visione attraverso la mia sensibilità.
Il tutto in compagnia della banda dei paperi al gran completo” !

Quale personaggio della graphic novel, Il principe Duckleto,le è piaciuto di più rappresentare?

“Be’con“loro” è difficile stilare classifiche… ho un debole per Zio Paperone , ma amo molto anche disegnare personaggi più marginali come Archimede Pitagorico o Rockerduck oppure Ciccio ,l’aiutante di Nonna Papera, ma in questo caso i riflettori spettano, forse banalmente, a Paperino perfettamente a suo agio nel ruolo di primattore”.

Quale illustrazione rappresenta meglio la sintesi della graphic novel, Il principe Duckleto.

“Per comporre l’illustrazione per la tavola d’apertura che tra l’altro ho invece realizzato per ultima mi sono posto un interrogativo simile,cercando d’imprigionare l’essenza della parodia, quindi direi quella”.

Giorgio Salati

Giorgio Salati

Intervista Giorgio Salati

Quando ha scoperto per la prima volta l’opera Amleto di William Shakespeare?

“È per me un po’ difficile ricordare esattamente quando avvenne. So che fu durante la prima adolescenza: nella libreria dei miei genitori c’era una copia dell’Amleto.

Da allora furono numerose le letture, così come lo vidi più volte a teatro e nelle varie trasposizioni cinematografiche. Imparavo a memoria i monologhi: il mio preferito era il primo, “Possa questa mia carne troppo compatta sciogliersi in rugiada…”, che nel Duckleto resi con “Ah se queste mie troppo pesanti piume potessero permettermi di volare via…” (mi ci sono divertito parecchio, devo dire). Purtroppo ho la memoria di un pesce rosso e oggi non sarei in grado di recitare i monologhi originali senza leggerli.

 
Nella figura dell’Amleto mi sono sempre immedesimato. Questo personaggio sarcastico e vittimista, critico con gli altri ma ancor di più spietato con se stesso, lunatico e creativo. Rivedevo in lui i miei pregi e i miei difetti così come accadeva leggendo le storie di Paperino. Devo dire che immaginare il nostro amato papero nei panni di Amleto è stato quasi automatico”.

Quanto è stato complicato realizzare una sceneggiatura in stile disneyana, partendo dalla vicenda tragicaListener (1) di Amleto?

“Naturalmente non è stato facile, ma con un po’ di esperienza e tanta passione tutto si può fare. Ogni tragedia porta dentro di sé un lato comico che se portato alla luce rende la vicenda grottesca. Già Shakespeare l’aveva capito, tratteggiando in diverse opere, specialmente nell’Amleto, momenti di umorismo puro quali le scene in cui Amleto prende in giro Polonio o Rosencrantz e Guildestern o gli arguti indovinelli tra i due becchini. Immagino che in quei dialoghi gli interpreti dell’epoca avessero una certa libertà di esprimersi, scatenando probabilmente l’ilarità del pubblico; risate liberatorie in quella che è una vicenda tesa e cupa, una storia di vendetta.

 

Scrivendo il Duckleto ho cercato di tenere a mente queste due direttive presenti nell’Amleto: la tensione drammatica e la risata liberatoria. Nel caso della trasposizione fumettistica dovevo solamente spostare l’ago della bilancia sulla risata lasciando alcuni spazi mirati per la tensione drammatica, rispettando lo stile disneyano”.

Ritiene che l’opera scritta agli albori del 1600 sia ancora rappresentativa del mondo di oggi?

“Leggere l’Amleto, magari con una traduzione moderna, più ancora che vederlo a teatro, essendo quindi liberi dal vincolo dell’ambientazione e dei costumi, provoca stupore: risulta quasi difficile credere che sia stato scritto nel 1602. Certi temi sono talmente moderni da farti pensare che potrebbe tranquillamente essere stato scritto alle fine del diciannovesimo secolo.

Una mia personalissima teoria è che Shakespeare abbia avuto un ruolo nello sviluppo delle teorie di Freud, perché l’introspezione psicologica di cui era capace il Bardo giungeva a livelli di profondità forse mai raggiunti da nessun altro autore. Shakespeare in questa storia ci parla di concetti elaborati tre secoli più tardi quali il complesso di Edipo, la simbiosi con la madre, il Super-Io, l’introiezione della figura paterna e la sua “uccisione” simbolica, e così via. Uno psicologo ti saprebbe spiegare meglio di me queste cose. Fatto sta che si tratta di temi universali che riguardano l’interiorità di ognuno di noi”.

Quale scena le è piaciuto di più sceneggiare?

“Davvero difficile scegliere, perché mi sono divertito moltissimo a scrivere questa storia, e non ringrazierò mai abbastanza la redazione di Topolino per avermene data l’opportunità.
Il principe DuckletoCiterò una scena che è forse passata un po’ in sordina perché solo coloro che conoscono bene l’Amleto avranno colto ogni riferimento: poco prima della resa dei conti, tornando dal fallito esilio, Amleto si imbatte in due becchini. Assistiamo a quella serie di dialoghi che sfociano nella famosa scena del teschio.

 

Ovviamente in una pubblicazione Disney non potevo rappresentare né i becchini né il teschio, ma la scena era troppo famosa per non essere inserita nella storia. Scelsi perciò di trasformare il teschio nella classica zucca di Halloween e i becchini in contadini, interpretati da Qui Quo e Qua. Così, uno di loro propone a un fratello un enigma, come fanno i becchini nell’opera originaria.

 

Ho dovuto lavorare parecchio per inventarmi un indovinello che fosse il più possibile equivalente a quello che si scambiano i becchini, sia come impostazione della domanda che come soluzione. Lascio ai lettori il piacere di scoprire come ho risolto la questione: chi non fosse in possesso del numero di Topolino su cui è stata pubblicata la storia, può recuperarla comprando “The best of 2017 – Paperopoli” attualmente in edicola, su cui il Duckleto “è stato ristampato.

Progetti per il futuro?

“In primavera sarà in libreria e fumetteria un mio romanzo a fumetti per l’editore Tunuè intitolato “Brina”.
Prossimamente poi (ancora non so quando) uscirà anche una mia storia per Nathan Never (Sergio Bonelli Editore), disegnata da Guido Masala.
E poi tante altre cose, ma cominciamo da queste che sono le più imminenti”!

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