Sergio Rossi parla di Tesla: intervista esclusiva

Sergio Rossi parla di Tesla: intervista esclusiva

Sergio Rossi

Sergio Rossi lavora nell’editoria e vanta numerosissime pubblicazioni fra le quali anche libri per bambini. “Storie di Brugola meccanico spaziale” (disegni di Stefano Tognetti edito San Paolo, 2017), “Signorina Sì Però” (disegni di Laura Desirée Pozzi edito Coccole Books, 2017), “Storie sotto il letto” (disegni di Francesca Caravelli edito il Castoro, 2016), qualche titolo.

 

Ha pubblicato i romanzi “Il terzo figlio” (San Paolo edito 2017), “Un lampo nell’ombra” (Feltrinelli 2013, collana Noir Junior La Repubblica 2015) ed ha diretto la rivista “Fumo di China”  oltre a diverse etichette editoriali (BD, Black Velvet, The Box-Fandango editore). ene una rubrica di fumetti nella rivista Art&dossier.

 

Da pochissimi giorni è uscita la graphic novel Nikola Tesla Edizioni BeccoGiallo.

 

Per questa intervista esclusiva ringraziamo Fausto Bailo e la Premiata Libreria Marconi di Bra (Cn) che non si stanca mai di fornisci spunti e contatti.

Quando è entrato a far parte del progetto editoriale che ha consentito la realizzazione del fumetto Nikola Tesla?

“È successo nel dicembre 2016: mi ha scritto Davide Calì, autore e direttore artistico di Book on a Tree, l’agenzia di autori con cui collaboro, e mi ha chiesto se volessi scrivere un fumetto su Tesla. Ho detto subito di sì e siamo partiti con la lavorazione. Davide aveva già scelto Giovanni Scarduelli come disegnatore, esordiente ma già maturo come idee e mentalità, con il quale ho lavorato benissimo. Di formazione sono un fisico, conosco bene il lavoro di Tesla e quindi per me è stato un piacere lavorare su questo personaggio”.

Quanto è stato complesso realizzare una sceneggiatura su un personaggio così geniale?

Nikola Tesla

“Il problema maggiore è stao trovare documentazione scientifica ponderata: purtroppo su Tesla abbondano leggende e testi pseudoscientifici, spesso oltre il limite del complottismo, che ne offuscano la figura storica e la portata dei suoi lavori.

Uno dei titoli migliori, che mette bene in evidenza la sua figura di scienziato, è il libro che ha dedicato al personaggio lo scrittore e disegnatore Luca Novelli nella collana Lampi di genio di Editoriale Scienza; un altro testo molto bello, ma incentrato più sulla sua storia personale che sulle sue invenzioni, è il romanzo Lampi del francese Jean Echenoz edito da Adelphi”.

Cosa l’ha incuriosita di più delle straordinarie invenzioni di Tesla?

Più delle sue invenzioni, mi incuriosisce la sua vicenda personale. Dal punto di vista scientifico, Tesla è stato un geniale sperimentatore, non un teorico come Einstein, Planck o Bohr, ma un grandissimo esecutore di teorie altrui: non ha scoperto nulla, ma ha migliorato quello che ha trovato aprendo nuove strade. Questo gli ha permesso di dare un contributo fondamentale nella realizzazione delle macchine che hanno permesso l’elettrificazione del mondo. Ha infatti inventato il trasformatore che permette di passare dalla corrente continua a quella alternata, ossia la corrente che usiamo in casa e che viene trasportata nei cavi elettrici. Anche per questo gli è stata dedicata un’unità di misura, onore anche più grande rispetto a vincere un premio Nobel. Il premio non lo ricorda quasi nessuno, l’unità di misura la usano tutti.

La sua storia personale è molto appassionante. Nato in Serbia, ha studiato e lavorato duramente per affermarsi. Ma la parte più affascinante e drammatica è, purtroppo, il non aver saputo cogliere la rivoluzione portata dalla relatività di Einstein e dalla meccanica quantistica di Bohr & soci. Senza queste due teorie, che non condivideva e alle quali non ha saputo portare alternative, le sue invenzioni non avrebbero mai potuto funzionare. Il suo è stato un passo falso che ha condizionato la sua esistenza e i suoi lavori. Eppure, nonostante questo, gli è stata dedicata un’unità di misura usata tutti i giorni nei laboratori di tutto il mondo. Purtroppo molta gente non accetta la banale realtà dei fatti e, come dico nel testo citando il regista John Ford, preferisce leggende infondate come quella che sarebbe stato emarginato dagli scienziati (semmai è stato il contrario) e altre cose così.

Gli altri suoi progetti sono sicuramente un ottimo spunto per romanzi e fumetti ambientati su mondi alternativi, come infatti accade, ma sono inutili dal punto di vista tecnologico e scientifico, come dimostra il fatto che nessuno li ha mai portati avanti”.

Quale scena l’ha solleticata di più?

“Due sono le parti che mi hanno divertito di più: la prima è quando con Giovanni ci siamo inventati le interazioni di Tesla insieme al fisico e al produttore in automobile, la seconda è il finale, quello con il complottista: un pizzico di follia che speriamo diverta anche il lettore”.

Secondo lei, quale personaggio del passato può essere paragonato a Tesla?

“Un parallelismo nella pittura che mi viene in mente, mi perdonino gli esperti d’arte, è il pittore rinascimentale Pietro Perugino. Fu tra i primi a capire l’uso dei colori a olio usati dai pittori fiamminghi e un grandissimo pittore, ma le scelte artistiche e personali lo hanno posto in secondo piano rispetto a Raffaello o Michelangelo”.

Progetti per il futuro?

“Uscirà in settembre un romanzo per Einaudi Ragazzi nella collana Semplicemente eroi dedicato a Masao Yoshida, il direttore della centrale nucleare giapponese di Fukushima che nel 2011, insieme a sessantanove tecnici, riuscì a evitare che una nube radioattiva si propagasse sopra il Giappone dopo che il maremoto aveva colpito a morte la centrale nucleare. Masao è morto nel 2013 per un tumore all’esofago forse causato dalla sovraesposizione delle radiazioni. È un romanzo che ringrazio l’editore di avermi chiesto di scrivere perché mi ha permesso di parlare del problema delle centrali nucleari, e come ringrazio Book on a Tree per avermi seguito nella scrittura. Poi ci sono in lavorazione un romanzo a fumetti su storie di ragazzi e di ragazze, e altri libri in fase di definizione”.

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