La morte viene dal passato, il nuovo thriller di Carlo Legaluppi

La morte viene dal passato, il nuovo thriller di Carlo Legaluppi

LA MORTE VIENE DAL PASSATO – NUBI SCARLATTE
di Carlo Legaluppi (Alter Ego Editore, 2017)

Chi è Carlo Legaluppi

Carlo Legaluppi

Carlo Legaluppi

E’nato nel 1957 a Manciano (GR). Giovanissimo, si è trasferito nel capoluogo, dove risiede tuttora. Lavora a Siena, presso un primario Gruppo bancario, in qualità di dirigente centrale. Ha esordito nel 2016 con il thriller La ottava croce celtica-Nulla è come sembra (Alter Ego Edizioni) che ha vinto il Premio Speciale della Giuria alla IX ed. del Premio Letterario Internazionale Città di Cattolica – Pegasus Literary Awards ed è arrivato finalista al Concorso Nazionale di narrativa e poesia Argentario.

 

Nel 2017 ha pubblicato – sempre con Alter Ego Edizioni, inaugurando la collana Spettri – La morte viene dal passato – Nubi scarlatte seguito ideale del suo romanzo d’esordio, che si è aggiudicato il Premio Speciale Leggere Tutti  al Concorso Milano International. 

Deborah Coron

Deborah Coron

Recensione a cura della giornalista Deborah Coron

I migliori thriller sono quelli che costringono il lettore a trattenere di continuo il respiro, restando quasi in apnea, e a distenderlo, alternativamente fino alla fine, avvinto dalla narrazione e incapace di interrompere la lettura; tutto questo si ottiene con una buona storia in cui azioni e colpi di scena si incalzano, progressivamente distribuiti e misurati (scientificamente!) nella lunghezza delle pagine.

Il secondo libro di Carlo Legaluppi, LA MORTE VIENE DAL PASSATO, si allinea con pari dignità a un maestro del genere thriller noto come Dan Brown proprio per la stessa abilità narrativa e capacità avvincente. Relativamente originale è il carattere del protagonista, l’ex Capitano del SAS (Special Air Service dei Corpi Speciali Britannici) sir Alex Martini-Miller, pluridecorato eroe in azioni contro i terroristi nordirlandesi, la cui prima apparizione nell’esordio letterario di Legaluppi, LA OTTAVA CROCE CELTICA, è stata da subito perfettamente riuscita, per non dire spettacolare.

Gli fanno da corollario agenti di polizia non particolarmente brillanti, traditori, false identità, un provvidenziale quanto letale amico ex militante dell’IRA. Le donne sono certamente interessanti, affascinanti espedienti utili per disegnare la sfera più intimamente emotiva del protagonista: bellissime meteore sfiammate velocemente, oppure una brace ancora bruciante e dolorosa sotto la cenere, o un nuovo fuoco pronto ad accendersi e a svilupparsi, luminosa promessa per il futuro.

Le vicende si svolgono marginalmente a Milano, ma soprattutto in Irlanda, nelle la morte viene dal passatocittà di Belfast e Dublino, dove vengono ritrovati i cadaveri torturati e mutilati di diversi uomini, tutti militari del plotone del SAS un tempo comandato da Alex, mentre due di loro risultano scomparsi.

 

Alex viene chiamato d’urgenza sulle scene dei delitti da Finn Doyle, Ispettore della Polizia nordirlandese (PSNI) per scoprirne gli autori e trovare i suoi vecchi compagni ancora vivi; è consapevole di essere l’ultima vittima designata della lista: un assurdo piano di vendetta nasce da un passato lontano e da un particolare episodio drammatico che sembrava sepolto, legato alla figura di un terrorista repubblicano rimasto ucciso negli scontri del 1998.
Una peculiarità dello scrittore è l’adozione nel testo di un narratore quasi invisibile, che non fa sentire la presenza morale dell’autore, non ne ostenta l’efficacia linguistica, né diventa tramite di digressioni personali; al contrario è trasparente, fino a diventare didascalia minima degli eventi; è fatto dell’aria che respirano i protagonisti e più è scura e fetida quest’aria, più impregna ogni cosa, dando così odore, forma e colore agli ambienti, ai corpi, persino ai pensieri.

 

indexPrevale comunque il chiaroscuro, un bianco e nero più o meno contrastato a seconda della drammaticità e velocità dell’azione: le descrizioni a volte si soffermano sull’abbigliamento e sugli ambienti o sui ricordi, nei momenti di quiete, altrimenti sono essenziali e rigorose, i profili si fanno scarni, decisi, i dialoghi sono brevi, con frasi corte e verbi taglienti, mentre gli aggettivi connotano le sfumature emozionali. Ben poco appare superfluo: l’intera narrazione potrebbe essere facilmente trasposta in un fumetto, altrimenti è già facilmente adattabile allo storyboard per la sceneggiatura di un film.

 
Poco importa se l’Irlanda non fa da sfondo paesaggistico mozzafiato come ci si potrebbe aspettare: il singolo dettaglio del nome di una strada, di un pub, di una birra, di un hotel fungono da mirino di precisione col quale il lettore può puntare su un luogo o un oggetto reale e individuare tutto quanto gli è necessario; può rimanere indifferente all’insieme del contesto, oppure può ricostruirlo secondo gli automatismi della propria esperienza, aggiungendo la propria percezione, la propria immagine dell’Irlanda. Nello stesso modo sono costruiti i caratteri dei personaggi, con efficaci focalizzazioni, ma lasciando spazio all’immaginazione. Esattamente come nei sogni. E negli incubi.

(dal mensile Maremma Magazine – dicembre 2017)

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