L’energia della passione nelle poesie della  giovane poetessa Aurora De Luca

L’energia della passione nelle poesie della giovane poetessa Aurora De Luca

Aurora De Luca, Materia grezza
(Genesi Editrice, anno 2014, pagg. 68, €. 12,00)

Aurora De Luca è una giovane e bella ragazza di Rocca di Papa (Roma) che ha un dono speciale: quello di saper resistere alla pressione della razionalità per ascoltare la voce della sua anima, delicata e potente, complessa e semplice. E, credetemi, non è facile uscire dalla gabbia dei pensieri e farsi largo nell’insidioso mare delle emozioni…

Ecco perchè le sue poesie hanno la forza, la fragilità e l’energia della passione e proprio per questo affascinano.

Ogni parola è una promessa, una sfida, una tensione di forze contrastanti che genera il massimo dell’energia possibile. Positiva, negativa non ha importanza, comunque a volte talmente forte da disorientare.

In un mondo dove la profondità dello spirito è spesso ravvisabile in dose omeopatiche, è veramente brodo caldo per il cuore leggere le sue opere.

Ma non immaginatevi Aurora De Luca come una ragazza triste e solitaria… anzi! E’ un vulcano di idee, estroversa e piena di vita.

“Materia Grezza” , la sua nuova raccolta poetica, porta le firme di Franco Campegiani e Sandro Angelucci, una nota dell’eccellente critico Sandro Gros Pietro e del direttore Domenico Defelice.

Ma ora passiamo all’intervista…

aurora de kuca

Che cosa significa per te scrivere poesie?

Dare significato a ciò che facciamo è l’operazione della vita umana; voltarsi e guardarsi, trovare nella storia delle proprie cose fatte la storia personale, una summa di noi, che riveli chiaramente o che nasconda. Scrivere poesie è un buon testamento, buono se ben fatto, è il testamento del mondo al mondo. Per me scriverle è un momento di grande silenzio, di caldo interiore, come se gli organi andassero a fuoco. E’ una sensazione buona? No, non direi, ma nemmeno cattiva. E’ un grande sollievo e un grande peso, una leggerezza che svuota la mente e riempie il petto. Passa velocemente e per il restante tempo la poesia la leggo, la sento. Suppongo significhi affacciarmi sulla carta e vederci, invece dei miei occhi, gli occhi di qualcun altro, liberato. Suppongo significhi darmi, da dentro, l’effetto amplificato generato da alcune letture altrui: un sospiro istantaneo, respiro sospeso, frullio nella testa, un po’ ovunque, l’idea vaga di bellezza, un altro sospiro.

Siamo curiosi di sapere come e’ nato il tuo primo componimento e quali ricordi sono legati ad esso…

C’è chi dice che per scrivere sia necessario avere qualcosa da dire, altri invece che sia necessario avere un tale stile da rendere qualsiasi cosa scrivibile…ma su queste cose non ragionavo all’epoca del mio primo componimento. Così presi l’esercizietto sul congiuntivo e ci feci quel che mi pareva: Se fossi… In quarta elementare non sapevo nulla su che portata potessero avere le parole, di corrispondenze, di parole sonore, di ritmo, di allegorie o metafore, ma ricordo la sensazione che si espanse nel mio corpo e poi fuori di esso- l’idea che la poesia abbia effetti corporei è vera, non so se esiste però- quella di sapere di aver fatto qualcosa di bello, perché? Non lo sapevo, non lo sapevo perché era bello, lo sentivo, e avevo caldo e c’era silenzio. Quella è la mia misura.

Molti poeti/scrittori hanno una ritualità nello scrivere, ne hai una anche tu?

Si intende scrivere alla Luna piena, a matita, su fogli stracciati, in preda all’insonnia? No, non direi, la mia poesia non è un rito e non ha ritualità, perlomeno fin’ora non ne ha avuta, non voglio sbilanciarmi, sono mutevole e lei, la poesia, ha la tendenza di seguirmi, qualche volta di anticiparmi. No, io non voglio scrivere, c’è un momento in cui proprio non voglio, solitamente quel momento è quello giusto, quello in cui sono il liquido che deve rompere il tappo che si è formato e che lo separa dal bicchiere. Cado nel bicchiere velocemente e mi trovo raccolta, ho un colore assai chiaro, ma cambio già una volta bevuta. Poi ne vado e lascio dove sta quel che rimane.

 

aurora de lucaQuali sono i poeti che più ami e che in qualche modo hanno influito sulla tua formazione?

Ho scoperto anni dopo quali poeti mi avrebbero formato se li avessi conosciuti prima e allora adesso quando li leggo mi viene da dire “ma questo l’ho scritto anche io!”, con l’immensa consapevolezza anagrafica e la conferma che l’originalità ha smesso di essere originale dopo Omero (ovviamente poi ridimensiono la mia idea e aggiusto il tiro). Il più delle volte mi capita di struggermi e dirmi “ perché, perché non l’ho scritto io!”. Il mio amore non è monogamo, li tradisco, giuro fedeltà a qualcuno poi subito cedo alle pause dell’altro, e nemmeno ho coerenza nel genere. La Poesia mi rapisce il cuore ma la Prosa, certi Romanzi, hanno tutta la mia testa. Neruda sa che è mio, che io sono Matilde, che le finestre della sua casa dolgono per la mia assenza, come lo sa Pedro Salinas, ma che dire di Whitman e d’altra parte non posso non fremere con Ungaretti. Ma certe volte ho un senso di stupore con Flaubert, e di grandezza con Virginia Woolf, e la Szymborska e Nabocov e Cortazar… Con quanti altri… Ce ne è abbastanza per decidere di non scrivere più. No, di scrivere e poi bruciare tutto.

Come definiresti la poesia?

Sì, lo si deve fare, bisogna definire, ci dà la percezione di ciò che entra nelle nostre mani, così che quel che abbiamo nel nostro pugno può essere poi manipolato, gestito, fruito, ampliato. La Poesia è al confine tra l’umano e il divino, tra pulsioni tanto terrene quanto celesti, è un osservatorio, un prisma, ma non è fatto di cristallo, non ha binocolo, non sta lontano, sta tutto in ciò che avviene, che succede, che si ripete, è un’eco d’aquila nel burrone di un canyon. Ci è data la Poesia, la percepiamo, la spieghiamo con la mano alta di fronte agli occhi, sfregando pollice contro indice, come per saggiare la consistenza d’una stoffa invisibile. E seppur è vero che << La parola umana è come un paiolo incrinato su cui veniamo battendo melodie atte a far ballare gli orsi, quando vorremmo intenerir le stelle>> (Flaubert-Madame Bovary), seppur è vero questo, beh…magari il mio orso ballasse sulla mia melodia!

Qual è per Aurora De Luca il ruolo della poesia nella società di oggi? Deve essere impegnata oppure al poeta è sufficiente l’impegno con la propria arte?

Che all’artista, al poeta come al pittore – al compositore, allo scultore, al fotografo come al danzatore, al matematico come al fisico etc- non sia sufficiente un bel niente è cosa ben nota. L’opera di uno scrittore è sempre degna d’esser rifatta da capo, stravolta o demolita per sempre, forse non sempre, qualche volta è considerata scribacchieria…per questo Egli cerca di metterci dentro tutto quello che ha e anche, se non di più, quello che non ha. Tutto si basa su quello che non si ha.
Credo sia la letteratura a comprendere la politica ( o l’impegno in alcunché) e non il contrario. Ci serve catalogare, spiegare, sì, è bene, si può fare; ma che ci serva come metodo non come ferrovia, come binario su cui la Poesia debba scivolare: la Poesia deraglia, la letteratura deraglia, la pittura anche. Che Arte sarebbe, altrimenti. Si espande, prende, attira, risucchia, ci ritroviamo la milza nei piedi, il cervello nel cuore, le mani negli occhi, ed ecco che, quel bacio, quella lacrima, fanno la rivoluzione. Quel che è “sufficiente” al poeta è che la sua Poesia vada camminando per le strade e che la gente dica “oh! cos’è quella? Ma è Poesia, non c’è dubbio!”. La Poesia fa quel che deve fare, quando ha quella purezza rude, quell’innocente coscienza, quella schietta luminosità delle cose vere. Dev’esser fatta bene, la bellezza non la inganni, checché se ne dica circa concetti vari di relatività. Il compito della bellezza non è, e non è sempre stato, secondo voi…un compito non da nulla?

Le tue poesie di cosa trattano? Hai un argomento specifico?

Protendo per il no. No, non ho un argomento specifico. La mia penna prende le mosse dal sentimento, ma non intendo ridurlo e dire che sia l’Amore. E poi, l’amore per Cosa? E in che forma? Secondo quali movimenti? Ho una ritualità verso l’acqua salata, il mare. Il cielo mi attira, ma non vorrei essere aquila, piuttosto isola. Il Sole mi sfida, mi dà forza ma mi acceca, il vento solleva il velo, la radice è fatta di braccia, la distanza è fatta di occhi, il petto è audacia e somiglia alla nave che rompe le onde, il fiore che sfida la gravità è la mano che afferra il timone, la sponda è fatta di labbra, e poi ci sono gli inverni, che sono fatti di unghie… Non vi dirò la mia poesia di cosa tratta, vi dirò che non tratta di quello che sembra, perché è mutevole, lasciate che muti con voi.

imagesIl complimento più bello che hai ricevuto dai lettori…

Non era un vero è proprio complimento, era un’osservazione. Gli autori lasciano indizi, e poi stanno lì a guardare se qualcuno li coglie, e se li coglie, come. Delle volte fa piacere che la propria opera venga interpretata con le parole che avresti usato tu stesso, o con alcune parole, ne bastano pure poche, a farti fare un sorrisetto sornione. Qualcuno ha rilevato un certo “colore sonoro” nella mia poetica. Mi piace che abbia un colore, mi piace ancora di più quando riesco nell’intento di darle proprio quel colore e non un altro, ma anche che abbia un odore, un sapore, una consistenza. Mi trovo qui a inciampare su quanto vi ho pregato di fare poco prima, vi ho detto “lasciate che muti con voi”, beh sì, certo fatelo, non date un nome alla mia poesia…però fate anche una cosa, già che ci siete, andate a cercare ciò che non è mutabile.
Altro non saprei, ho un carattere incline allo scetticismo e i complimenti li dimentico, soprattutto quelli che somigliano a quei “come va, tutto bene?” detti per strada. Certi altri, le osservazioni ragionate, quelle fanno bagaglio e “i bagli hanno un peso che influenza il passo”.

Per quali motivi i lettori dovrebbero scegliere le tue poesie?

Ah, ottima domanda, cioè orribile. Dovrebbero scegliere un libro di Poesia per tanti motivi, perché la Poesia è, la Poesia fa, la Poesia dà… Se comprando il mio libro si accorgono che è, che fa e che dà, beh allora dovrebbero farmelo sapere in qualche modo, e se fosse il contrario dovrebbero farmelo sapere in tutti i modi. Materia Grezza fa parte della collana “Le scommesse”. Quindi, dovrebbero comprarlo per scommessa e leggerlo per (puro) piacere.

I tuoi libri, regali perfetti per…?

Ho dei brividi quando sento vicine le parole libro e regalo. Sarà che non sono del parere che è bene leggere sempre e comunque. Ogni cosa va fatta bene, con una certa coscienza. E regalare un libro non è una cosa da prendere alla leggera. Un libro è uno specchio con un riflesso già dentro, quando il lettore si specchia cosa vede? Vede se stesso, oppure no, certamente c’è dell’altro. “Quei due si amavano, si regalavano libri” dice Erri De Luca Quando vado a comprare un libro lo indosso. Poi calzandolo mi accorgo magari che mi sta un po’ stretto sui fianchi, che camminando da un piede fa uno scricchiolio e dall’altro no… Se lo regalo, ah se lo regalo la speranza è tanta, è un modo di fare conoscenza. Sarà diverso, lui o lei, dopo aver letto il libro? E se non lo sarà?

materia-grezza copertinaParlaci della tua ultima fatica letteraria…

Si chiama “Materia Grezza” (Genesi editrice) ed è fatta di terra. Io quando compro un libro lo sfoglio prima velocemente, come si tira un dito sulla scala di un piano forte, ci si ferma all’ultimo tasto. E poi…eh sì, faccio quella cosa, leggo l’ultima pagina. Allora voi no, accontentatevi dell’indice. Mettetevi lì a leggere i titoli delle poesie e poi chiedetevi perché, perché Girasole sta a pagina 30? Non poteva stare a 41? Robe così… Il senso c’è. Materia Grezza è il canto delle cose intatte, non corrotte, il canto delle cose che nascono e che mantengono una forma non lavorata, grezza appunto, un po’ pungente, un po’ sgraziata, misteriosa, così com’è. Mi sono messa invece a smussare le parole io, a togliere lì, a mettere là, a sbozzare, a dare di scalpello, a concordare le parole. Per darle il senso del grezzo non potevo lasciarla grezza. E’ la poesia dei contrasti, del dentro e del fuori, della dualità. E’ la poesia del singolo.

Tu sei giovanissima, ma hai iniziato a scrivere poesie che eri poco più che bambina. Ti sei mai chiesta per quale motivo?

In tempi abbastanza recenti, ma sì l’ho fatto, me lo sono chiesta. Perché? Pensate abbia trovato una qualche pallida risposta? Ognuno ha le sue di cose, le sue propensioni o le sue manie, tutto sta a farne qualcosa di più. Pensate siano accresciute le domande? Pensate bene. “Mamma, quel tal cantante no, ma con quella voce che altro poteva fare nella vita? Se ne è accorto sotto la doccia che era bravo perché lo ha sentito il vicino. Il vicino era un grande compositore, gli è salito un brivido per la schiena a quella voce…è corso fuori, ha citofonato. Il ragazzo ha aperto la porta e il compositore lo ha abbracciato”.

Secondo te, quali sono gli ingredienti per essere felici?

Potrei rispondervi con delle citazioni: la felicità è la strada non l’arrivo, la felicità è quella cosa che è sempre dove non siamo, ci accorgiamo d’essere stati felici quando non lo siamo più e via dicendo…ma gli ingredienti non lo so, forse non provare invidia, essere grati, avere equilibrio, perseverare nella ricerca delle soluzioni, chiedere scusa, chiedersi scusa, cambiare, ricominciare. Forse è così, la felicità è una piccola cosa.

Cosa images (2)è per te l’amore? Sei innamorata?

Posso rispondere solo così:

-Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior. – Catullo

-«Oh, allora mi alzai con la pelle d’oro,e mi disfeci dei salmi mi disfeci dei vestiti e tu sciogliesti le briglie sciogliesti le redini, ed io i bottoni, e disfeci le ossa, le confusioni, le cartoline del New England, le notti di gennaio finite alle dieci, e come spighe ci sollevammo, per acri e acri d’oro, e poi mietemmo, mietemmo, mietemmo». Anne Sexton, “Noi”

Qual è per te il senso della vita?

« Qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà d’un solo momento: il momento in cui l’uomo sa per sempre chi è». Jorge Luis Borges. Non saprei dirlo meglio.

Un sogno…

Ma ne ho di tutte le grandezze e fattezze, quello più ricorrente, no aspetta non lo ricordo più in questo momento, ha paura delle parole si vede, a dirlo mi vien difficile. Nel secondo più ricorrente mi trovo a dover attraversare un lungo ponte di quelli di legno, tenuti su da corde corrose, che collega un castello diroccato su un’isoletta ad una cartoleria. Pare fosse una gita scolastica, alla fine succede che ci ritroviamo nel mare…e non so come sulla spiaggia, ovviamente è notte, c’è la luce della Luna ma di lei non c’è traccia, è dietro alle nuvole. La sensazione dominante è quella di euforia e una certa paura, nella cartoleria mi trovo bene, scelgo una matita di legno, nell’acqua non ho poi tanta paura di affogare, quanto quella di restare da sola. Sogni reali?
Mah non saprei, trovare un’occupazione che non mi tolga la voglia di alzarmi la mattina, lavorare per vivere e non il contrario, che le cose non si usurino, che la vita non si usuri troppo, viaggiare, cambiare, rifare.

Un consiglio a chi vuole seguire le tue orme…

Ripassate tra almeno 20 anni, avrò più cose da dire, spero…

 

Una poesia di Aurora De Luca per i lettori di “Letteratura e dintorni…”

ALTRA TERRA E’ LA TERRA

Altra terra è la terra
dove sulla pelle
il sale è mare essiccato
ed il tuo sapore è tormento d’onda stesa,
che anela ad esser lago
ché sempre abbracciata vorrebbe respirare.
Altra terra è la terra
dove il contrario della tua luce
è la mia notte,
il tuo dolce è il mio amaro,
e se ti bevessi berrei la tua sete
che ha in me il suo contrario.
Altra terra è la tua forma
di scoglio in burrasca,
sostanza profonda ed eretta,
altra è la mia
corteccia liquida,
sostanza radicata e irrequieta

 

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2 Comments

  1. DIANORA MARABESE 23 January 2018
    Rispondi

    Ciao Dianora! Ho letto con piacere una pagina del tuo blog…un brivido: abbiamo lo stesso nome…io, che sono abituata a pensarlo solo per me, ogni tanto scopro qualche portatrice privilegiata di questo nome!
    Buon lavoro
    Dianora!

  2. Dianora 24 January 2018
    Rispondi

    Ti capisco perfettamente! Non si sente spesso il nostro nome… E poi, sì, credo che tu abbia ragione nel dire che (forse) siamo delle privilegiate. Io l’ho sempre amato molto. Sembra voglia dire STELLA DEL MATTINO. Un abbraccio e grazie per avermi scritto 🙂

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