Renato Serra: la sua vita diventa una graphic novel

Renato Serra: la sua vita diventa una graphic novel

Renato Serra è stato un grande letterato, morto nel 1915, a poco più di trent’anni. L’ultima lettera, prima di morire al fronte, la spedì alla madre. La storia della sua vita, tra donne, incertezze e vizio del gioco, è diventata una graphic novel realizzata dal duo Andrea Meucci/Giorgio Carta, pubblicata dalla casa editrice Kleiner Flug.

 

Andrea Meucci e Giorgio Carta

Andrea Meucci e Giorgio Carta

Andrea Meucci, nasce nella città del Rinascimento, nel 1984 sotto il segno del leone. Sin dalla più tenera età si appassiona alle letture. Già alle scuole elementari, in un convento di Campi Bisenzio, inizia a raccogliere, inventare e raccontare storie, anche disegnandole, tanto che dopo il Liceo Classico e qualche pubblicazione su quotidiani e in raccolte collettive, si laurea in Scienze storiche.

 

Frequenta un corso di sceneggiatura presso la Scuola Internazionale di Comics di Firenze. Appassionato di fiabe, storia medievale, giochi di ruolo, mitologia e folclore, inizia a lavorare come sceneggiatore per la casa editrice Kleiner Flug. Da allora realizza fumetti.

 

Un ringraziamento speciale a Fausto Bailo che ha intervistato per noi l’autore e alla Premiata Libreria Marconi di Bra (Cn) che, come sempre, ha collaborato fattivamente.

Quando ha scoperto per la prima volta Renato Serra?

“Ho scoperto Renato Serra quando un mio insegnante della Scuola Internazionale di Comics di Firenze, Giovanni Barbieri, mi ha proposto di lavorare a una sceneggiatura che ne narrasse la storia. L’idea di realizzare un fumetto su Serra era nata in collaborazione con l’editore Kleiner Flug e il Comune di Cesena, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della sua morte in guerra, il 20 luglio 1915”.

Quanto è stato complicato realizzare una sceneggiatura che narrasse la vita di Renato Serra?renato-serra

“La complicazione maggiore è, in questa come in altri casi di biografie a fumetti (e non), la necessità di scegliere cosa narrare e come. Perché l’obbiettivo non era scrivere un bignami didascalico della vita di Serra, bensì restituire un personaggio in tutta la sua umanità.

 

Da una vita intera, per quanto breve, essendo Serra morto a soli trent’anni, si potrebbero ricavare infiniti volumi: io ho dovuto tagliare e asciugare una mole piuttosto ampia di informazioni per raccontare “il mio” Renato Serra in appena una sessantina di pagine, dando un quadro chiaro e coinvolgente della sua vicenda umana, senza tradire il personaggio o ridurlo a un mero riassunto”.

Quanto sono state importanti le ricerche storiche per la costruzione di questa sceneggiatura?

“Sicuramente ho trascorso molto più tempo a leggere libri su e di Renato Serra che a congegnare o a scrivere la sceneggiatura in sé. Come detto, ho raccolto una quantità molto ampia di informazioni, molte pagine e molti appunti, prima di passare alla fase, dolorossissima, di selezione. Ma a quel punto, avendo letto tanto materiale, sapevo già cosa volevo raccontare. Il novanta per cento e oltre degli appunti raccolti è scomparso e sono rimasto con quelle tre, quattro pagine di informazioni che facevano emergere la personalità di Serra attraverso pochissimi, emblematici fatti della sua vita: gli amici all’università, la morte del padre, un paio di incontri importanti, la guerra”.

Renato Serra

Renato Serra

Quale è stato l’impatto emotivo mentre ridava vita alle gesta di Serra?

“Raccontare la vita di un ragazzo morto a trent’anni, in tempi relativamente recenti e con una città che lo celebra come autore e come uomo, mi ha caricato di una certa “responsabilità”. La necessità di conciliare il rispetto per la persona di Serra (ancora molto viva, se non più nella memoria, senz’altro nel tessuto culturale di Cesena), l’attenzione al suo lavoro di letterato e la mia visione del personaggio, mi ha costretto a equilibrare tanti elementi.

 

Alla fine, però, mi ha facilitato l’opera l’aver trovato abbastanza in fretta la chiave per far rivivere Serra, non in maniera apologetica ma semmai attraverso i suoi limiti: la pigrizia cronica, l’incoscienza della sua giovinezza, il gioco, la tendenza a fantasticare e perdersi nei suoi mondi. A quel punto il divertimento ha soppiantato la pressione e mi sono lasciato trascinare dal personaggio, rimanendogli “accanto” per tutte e sessanta le pagine della storia e facendomi un po’ guidare da lui e dall’idea che mi ero fatto della sua personalità”.

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