Topolino e la chiave dell’infinito, omaggio a Leopardi

Topolino e la chiave dell’infinito, omaggio a Leopardi

Topolino e Pippo in questa storia compiono un viaggio a ritroso nel tempo. Si ritrovano nella Recanati del 1829 dove incontrano un giovanissimo Giacomo Leopardi, il padre, conte Monaldo, e Teresa, la figlia del cocchiere che diventerà la ‘Silvia’ della famosa poesia.

 

Topolino è il precettore del giovanissimo poeta e guiderà i lettori alla scoperta dei sogni, segreti e fantasie che nutrono l’universo poetico di Leopardi.

Che dire, se non che con protagonisti del genere non poteva che nascere una storia piena di poesia…

L'inferno di Topolino

 

Quattro anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, il settimanale Topolino pubblico L’inferno di Topolino, omaggio alla Divina Commedia, in particolar modo dall’Inferno dantesco, sceneggiato da Guido Martina, illustrato da Angelo Bioletto, essa fu la prima parodia Disney, pubblicato sui numeri 7-12 di Topolino dall’ottobre 1949 al marzo 1950.

Nel 2017 Topolino mostra ancora una volta il proprio altissimo livello culturale, ma anche l’enorme l’importanza che ripone nel “crescere” i suoi lettori, affidando la sceneggiatura alla bravissima Silvia Martinoli, l’illustrazione alle esperte mani di Roberto Marini.

Fausto Bailo li ha intervistati in esclusiva per noi, per questo lo ringraziamo insieme agli autori ed alla Premiata Libreria Marconi di Bra (Cn) che, cme al solito, ha collaborato fattivamente.

 

Silvia Martinoli, sceneggiatrice

Come è nato il progetto: Topolino e la chiave dell’infinito?

“Durante una riunione creativa in redazione, ho proposto l’idea di realizzare una storia in cui Topolino e Pippo incontrassero Giacomo Leopardi. Questo spunto è stato subito accolto con grande entusiasmo dal caporedattore di Topolino, Davide Catenacci, e dallo sceneggiatore Tito Faraci, i quali hanno condiviso con me questo progetto sin dall’inizio. Li ringrazio di cuore per il prezioso supporto che mi hanno dato”.

Qual è stata la scintilla che l’ha portata a scrivere la sceneggiatura che omaggia la figura del poeta Giacomo Leopardi?

Giacomo Leopardi è il mio poeta preferito. La passione per le sue poesie è nata quando ero piccola. A mia mamma piacevano (e piacciono) molto le opere di Leopardi, tanto che per la scelta del mio nome – Silvia – si è in parte ispirata alla celebre A Silvia.

Ho poi approfondito questo poeta sui banchi del liceo. E visto che ora ho il privilegio di scrivere per il mio fumetto preferito da sempre, un giorno mi sono detta che sarebbe stato bellissimo vedere Leopardi dentro un’avventura di Topolino! Ho provato a immaginarlo bambino, e la storia che ho inventato, ispirandomi alla sua biografia e ai luoghi in cui è cresciuto, vuole essere non solo un omaggio al genio di Leopardi, ma anche una metafora di come può nascere l’ispirazione e l’amore per la poesia dentro di noi, fin da quando siamo piccoli”.

Quanto tempo ha richiesto la realizzazione della sua sceneggiatura?

Silvia Martinoli

Silvia Martinoli

“Ho lavorato molto al soggetto iniziale, direi qualche mese. Perché occorreva capire come rappresentare al meglio il poeta all’interno della storia, come farlo interagire con i personaggi Disney, quali opere o passaggi della sua vita ricordare.

 

Una volta impostata la struttura della storia, la sceneggiatura e i dialoghi sono venuti fuori in modo spontaneo. Ho scritto la sceneggiatura in tempi abbastanza rapidi, tra un preparativo e l’altro del matrimonio… Ricordo che l’ho consegnata una settimana prima di sposarmi”!

In passato avete realizzato altre sceneggiature per Disney?

“La mia prima tavola a fumetti pubblicata per Disney è stata un’autoconclusiva della saga fantasy “Wizards of Mickey” Invasione Natalizia, pubblicata su Topolino 2820 nel dicembre 2009. Da allora ho scritto oltre venti storie con protagonisti Paperi e Topi per Topolino, Paperino Mese e Paperinik Cult, e altre brevi per i magazine Disney Toy Story e Minnie & Daisy”.

Queste storie a fumetti possono avvicinare le giovani generazioni alla poesia?

“Credo che il fumetto sia un mezzo di comunicazione straordinario, perché permette di rappresentare qualcosa in modo immediato e semplice, ma non semplicistico. Senz’altro vedere un poeta che si studia a scuola all’interno di una storia di Topolino può far incuriosire i più giovani e far nascere in loro il desiderio di approfondire l’argomento e di saperne di più”!

Quale illustrazione rappresenta meglio Topolino e la chiave dell’infinito?

“Domanda difficilissima, perché, quando ho visto la storia terminata, sono rimasta incantata dai meravigliosi disegni di Roberto Marini, uno dei miei miti sin da quando ero piccola (lessi e rilessi la storia da lui disegnata, su testi di Alessandro Sisti, Il fantasma di Canterville)!

Ogni vignetta mi ha lasciata a bocca aperta per la straordinaria rappresentazione di Recanati unita, nello stesso tempo, all’atmosfera poetica ed evocativa che ha saputo trasmettere con i suoi disegni… ancora più belli di quanto avrei mai potuto immaginare!
Dal punto di vista della sintesi narrativa, credo sia particolarmente significativa la doppia in cui ho immaginato il piccolo Giacomo seduto sulla sommità del Monte Tabor alla ricerca delle parole per comporre quella che sarebbe un giorno diventata una delle sue poesie più note, L’infinito, e capiamo come i luoghi e le persone che ha conosciuto diventeranno immortali, proprio grazie alla poesia”.

Roberto Marini

Roberto Marini

Roberto Marini, Illustratore

Quali sono stati i suoi illustratori di riferimento?

“Mi sono avvicinato al mondo disney nel lontano 1980 quando presentandomi alla redazione di Topolino ho conosciuto il capo disegnatore Marco Rota. Prima di iniziare ad esaminare le mie prove, mi disse che per interpretare al meglio l’arte a fumetti disney bisognava studiare i grandi autori classici disney come Carl Barks e Al Taliaferro per il mondo dei paperi e Floyd Gottfredson per quello dei topi.

 

Nel periodo che va dal 1983 al 1988 lavorando all’interno della redazione di Topolino diretta da Gaudenzio Capelli, ho avuto il privilegio di conoscere i grandi autori disney italiani come Giovan Battista Carpi, Massimo De Vita, Giorgio Cavazzano e Romano Scarpa che con il suo stile ispirò i miei primi lavori.Quando ero in redazione, uno dei miei compiti era quello di rifinire le tavole originali di questi grandi maestri. Così facendo, ho imparato tantissimo, poi la mia sensibilità artistica mi ha portato con il tempo a sviluppare uno stile più personale”.

Quali sono stati i suoi primi passi nel settimanale Topolino?

“I primi passi nel settimanale Topolino sono iniziati, quando all’età di 23 anni, emozionatissimo ho visto per la prima volta sul Topolino n°1362 del gennaio 1982 la mia prima storia pubblicata dal titolo – Topolino e gli occulti poteri-.
È stato il coronamento di mesi di studio e duro lavoro.

 
Dopo il 1988 ho deciso di continuare il rapporto con il settimanale come collaboratore esterno perché solo esercitando la libera professione, sentivo di poter esprimere al meglio tutte le mie potenzialità artistiche.
Vorrei aggiungere che non posso dimenticare i saggi consigli di un’altro disegnatore disney a me caro, Franco Lostaffa”.

Quali sono state le sue emozioni quando le è stato offerta la possibilità di omaggiare Giacomo Leopardi attraverso una delle sue poesie più famose?

“Avere la possibilità di illustrare nel fumetto un poeta dello spessore di Giacomo Leopardi è stato sicuramente un motivo di orgoglio, emozione, e responsabilità nonostante sia stato molto impegnativo cercare di adeguare il mio lavoro grafico alla sua grande poesia.
Inoltre la rappresentazione grafica della sua lirica più famosa, descritta in maniera chiara, coinvolgente e suggestiva da Silvia Martinoli, mi ha riportato al tempo in cui lo studiavo a scuola e non mi sarei mai immaginato tanti anni dopo di realizzare una storia in suo onore”.

È stato divertente creare in mix tra personalità che sembrano l’uno l’opposto dell’altro, da una parte Giacomo Leopardi e dall’altra Topolino e Pippo?

“È stato veramente simpatico pensare di fare interagire personaggi del mondo reale con quello fantastico anche se modellare le figure reali per poi trasferirle, amalgamarle e immergerle all’interno del mondo disney, non è risultato un lavoro semplice”.

Consiglierebbe questa lettura ai ragazzi delle scuole?Topolino e la chiave dell'infinito

“È ormai consolidato che il fumetto è un arte di per se stesso che merita attenzione e rivalutazione e non è affatto da considerare arte secondaria. Attraverso i comics si possono creare scene di alto se non altissimo livello che richiedono sforzo e impegno intellettuale notevole. Una illustrazione di livello è sicuramente difficile da realizzare, ma rappresenta pur sempre una immagine.

 
Il fumetto invece ha uno sviluppo ripetuto di piccole illustrazioni quasi a ricordare una sequenza cinematografica e la cosa fantastica è che è racchiusa all’interno di un piccolo volume di carta, pertanto, consiglio vivamente questa lettura ai ragazzi delle scuole, perché è un modo gradevolissimo per farli avvicinare alle opere di questo grande poeta, inoltre va detto, che andrebbe incentivata in generale, la lettura dei comics, per il loro valore e contenuto artistico/intellettuale”.

Quale illustrazioneriassume meglio Topolino e la chiave dell’infinito?

“L’immagine che potrebbe riassumere la sintesi del racconto, la vedrei nella scena del ballo (nell’immagine di copertina, ndr) in quanto per me è la scena che racchiude il sogno d’amore di Giacomo nei confronti di Teresa (Silvia) scena, forse un po’ leggera, ma romantica.Permettetemi però di non soffermarmi su una singola immagine.Tutto il fumetto parla di lui.

Colgo questa occasione per ringraziare la redazione che mi ha affidato la sceneggiatura. Un grazie e un brava a Silvia per l’idea della storia con un Giacomo bambino e perché non era affatto semplice sviluppare questo racconto”.

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