‘Maschi, si salvi chi può!’ di Marco Bonini
Maschi, si salvi chi può!
di Marco Bonini
(2026, Santelli editore)
Chi è Marco Bonini
Nato a Roma nel 1976, una laurea in filosofia, Marco Bonini è attore, sceneggiatore, regista e scrittore. Nel 2015 ha firmato con Edoardo Leo la sceneggiatura del pluripremiato Noi e la Giulia. È tra i protagonisti della fortunata trilogia di Sydney Sibilia, Smetto quando voglio. Nel 2019 vince il premio Elsa Morante e pubblica il suo primo romanzo Se ami qualcuno dillo (Longanesi).
Nel 2022 è uscito L’arte dell’esperienza (La nave di Teseo), un saggio filosofico sulla funzione pubblica della recitazione, premiato da Michela Marzano al concorso premio InediTO. Nel 2024 Se mi manchi è più bello (Ribalta edizioni).
Ha curato la regia teatrale di La Vittoria è la balia dei vinti, un adattamento tratto dai suoi racconti interpretato da Cristiana Capotondi, ed è protagonista dell’acclamata versione teatrale di Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese. Nel 2025 pubblica il suo quarto libro – e secondo romanzo – L’amorevole grado di separazione (SEM-Feltrinelli). Nel 2026 dirige la trasposizione cinematografia di Se ami qualcuno dillo.
Di cosa parla il libro
Cinque racconti sui miti o sui grandi protagonisti della cultura occidentale (la Genesi, Zeus, Ulisse, Geppetto e il Cavaliere inesistente) e un quesito: se le loro storie raccontassero soprattutto le paure degli uomini?
Partendo da questa domanda, Marco Bonini rilegge con ironia e rigore questi personaggi e mette sotto esame l’idea tradizionale di mascolinità, evidenziando contraddizioni, ossessioni e fragilità. Dietro il potere maschile, si nasconderebbe anche il tentativo di compensare i limiti biologici dell’uomo rispetto alla donna. La rilettura dei miti diventa così un modo ironico ma tutt’altro che superficiale per interrogarsi sul patriarcato e sull’identità maschile.
Adamo, Zeus, Ulisse e gli altri protagonisti vengono osservati da una prospettiva diversa che mette in discussione il modello dell’uomo dominante, autosufficiente e predatorio. Il viaggio arriva fino alla figura del Cavaliere inesistente di Calvino, simbolo di un’identità maschile ridotta a una corazza: apparentemente solida, ma forse vuota al suo interno.
L’obiettivo di Bonini non è però soltanto criticare il modello maschile tradizionale. Al contrario, il libro propone una via d’uscita: un nuovo modo di intendere la virilità, fondato sulla relazione, sull’affettività, sulla parità e sulla capacità di liberarsi dall’obbligo di corrispondere a un modello di uomo ormai in crisi.
Che cosa ne penso
Maschi, si salvi chi può!. Ovvero, cambiano le epoche e i personaggi, ma alcune ossessioni rimangono uguali. È questo il cuore del libro di Marco Bonini e il quesito con il quale lanciare una provocazione. Quanto del potere esercitato storicamente dagli uomini nasce anche dalla consapevolezza di alcuni limiti biologici? La diversa capacità riproduttiva, l’impossibilità di vivere la gravidanza e il rapporto con la paternità diventano elementi attraverso cui interpretare anche il bisogno maschile di controllo?
Partendo da queste riflessioni, l’autore usa l’ironia per affrontare temi che rischierebbero di diventare pesanti. Gli uomini dei suoi racconti non sono soltanto figure del passato da giudicare con gli occhi del presente, ma sono i nostri antenati culturali. E riconoscere certe dinamiche nei miti significa ammettere quanto siano ancora presenti nel modo in cui pensiamo la mascolinità.
La domanda non è soltanto che cosa hanno sbagliato gli uomini, ma soprattutto che cosa rimane quando il modello sul quale sono stati educati comincia a non reggere più. Perché il problema della mascolinità contemporanea non riguarda soltanto il potere, ma anche la fragilità, l’incapacità di mostrare paura, bisogno, tenerezza, fallimento. Riguarda quella corazza che dovrebbe proteggere e che, a volte, finisce per diventare una prigione. Non sorprende allora che il percorso arrivi al Cavaliere inesistente di Calvino. Agilulfo è tutto forma, disciplina e ruolo, una corazza senza corpo, un’identità costruita così perfettamente da rischiare di non contenere più nessuno.
Il maschio raccontato da Bonini può essere forte, sicuro, dominante, autosufficiente, ma cosa resta quando gli togliamo la corazza? La risposta può essere liberatoria: resta una persona. Ed è forse questo il passaggio più importante. Non si tratta di sostituire un modello dominante con un altro, né di stabilire come debba essere un “uomo nuovo”. Si tratta piuttosto di liberarsi dall’obbligo di esserlo in un determinato modo.
L’autore dà il meglio di sé quando lascia parlare le contraddizioni dei personaggi e dei miti, mostrando quanto il passato finisca per assomigliare al nostro presente. Alla fine, Maschi, si salvi chi può! non è tanto un libro contro gli uomini quanto un libro contro una certa idea di uomo. Ed è una distinzione fondamentale. Mettere in discussione il patriarcato significa anche chiedere agli uomini cosa vogliono fare della propria identità una volta che quella vecchia corazza non è più sostenibile.
Recensione a cura di Lina Senserini, docente e giornalista professionista.






