‘Storia del cinema comico americano’ parla Alberto Pallotta
Storia del cinema comico americano – da Mack Sennett ai fratelli Marx
di Alberto Pallotta
(Sagoma, 2026)
Tra poche prenderà il via la 83^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, organizzata dalla Biennale di Venezia e diretta da Alberto Barbera. Si svolgerà al Lido di Venezia dal 2 al 12 settembre 2026. E anche quest’anno il suo red carpet non deluderà le aspettative con nomi straordinari, riaffermandosi come il sogno a occhi aperti più elegante del cinema contemporaneo.
Certo di tempo ne è passato da quel lontano 1895 quando i fratelli Lumière entrarono nella leggenda con il primo filmato mai realizzato prima, dal titoloL’uscita delle officine Lumière della durata di 40 secondi…
Per celebrare questa nuova, attesissima edizione, oggi parleremo di cinema con Alberto Pallotta, autore di un saggio sulla storia del cinema comico americano: Storia del cinema comico americano – da Mack Sennett ai fratelli Marx.
Chi è Alberto Pallotta
Nato nel 1966 è scrittore e saggista. Laureato in Scienze politiche, ha collaborato con riviste e portali a carattere nazionale ed è stato documentarista per l’emittente televisiva Videomusic. Nel 2001 ha fondato la casa editrice Un mondo a parte, specializzata in saggistica cinematografica, con particolare riguardo alla commedia italiana e al cinema horror.
È autore di diversi volumi, tra cui Febbre da cavallo, I soliti ignoti, Dizionario della tv dei ragazzi anni Settanta, L’esorcista e i suoi fratelli, Chi ha paura dei Rolling Stones? e, in collaborazione con Andrea Pergolari, La commedia italiana in 160 film 1948-1980 e Franco e Ciccio storia di due antieroi.
Alberto, quando è nata l’idea di scrivere sul mondo della celluloide?
“È una passione antica, nata sui banchi di scuola alle medie, con i vari giornalini di classe, e cresciuta negli anni. Ho sempre amato il cinema, che ho sempre considerato un po’ una macchina dei sogni. Sono stato affascinato già solo dal suo ambiente, con la sala immersa nel buio, il fascio di luce, carico di pulviscolo, che ti arriva alle spalle, il rumore della pellicola che gira nel proiettore. E poi l’effetto Phi di Wertheimer, quel meccanismo di scomposizione e ricomposizione che dà vita all’illusione del movimento”.
Come nasce la casa editrice Un mondo a parte?
“Intorno ai trent’anni, come canta Mimmo Locasciulli in una delle sue canzoni più famose, mi resi conto di quanto il film Febbre da cavallo fosse amato a Roma. Era un film a cui anch’io ero molto legato e pensai che sarebbe stato divertente pubblicarne la sceneggiatura in un libro, così da renderla accessibile a tutti i suoi appassionati. Magari arricchendola con aneddoti, curiosità e interviste. Così, dopo tante peripezie, riuscii a contattare Enrico Vanzina per la cessione dei diritti a scopo editoriale. Decisi allora di fondare la casa editrice insieme ad alcuni amici”.
Qual è la sua routine quotidiana di scrittura?
“Obiettivamente, è quasi compulsiva. Non passa giorno senza che scriva qualcosa. Ho molti progetti aperti, alcuni dei quali mi accompagnano da anni e che continuo ad aggiornare periodicamente. Due o tre sono davvero mastodontici, ma vado avanti comunque, con ostinazione e pazienza, un po’ come Dylan Dog con il suo galeone”.
Quando le è venuta l’idea di scrivere Storia del cinema comico americano?
“Sono cresciuto con la trasmissione Oggi le comiche, che andava in onda negli anni Settanta, all’ora di pranzo. Noi bambini dell’epoca, il sabato, tornavamo di corsa a casa dopo la scuola – in quel periodo ci si andava anche di sabato – per guardarlo. Impazzivamo per Stanlio e Ollio, erano i nostri comici preferiti. Il cinema comico americano ci ha regalato tante risate e noi ridevamo anche con le comiche mute, di Chaplin, di Keaton, Lloyd.
Era bello, per quanto riguarda il libro, ripercorrere l’evoluzione del linguaggio comico americano. Dal muto al sonoro, fino ai nostri giorni, osservando come sia cambiato nel tempo il modo di far ridere, dalle torte in faccia e dalle gag fisiche fino alle nevrosi e alle sofferenze sentimentali di Woody Allen, che sarà presente nel secondo o nel terzo volume. Il progetto è nato circa un anno fa, quando stavo scrivendo una monografia sui Fratelli Marx, che spero di concludere a breve”.
Quale aneddoto l’ha colpita maggiormente?
“Mi ha colpito molto scoprire quanto alcuni attori comici fossero bistrattati durante il periodo fascista. Nel caso di Chaplin, che aveva ascendenze ebraiche, si può purtroppo comprendere, alla luce del clima oscuro e spietatamente antisemita di quegli anni, l’ostilità nei suoi confronti. Ma che Buster Keaton fosse malvisto e offeso perché non rideva mai mi è sembrato davvero assurdo.
Mi ha divertito, poi, leggere come la stampa italiana dell’epoca cercasse talvolta di attribuire a questi grandi comici improbabili ascendenze italiane. Quasi a volerli ricondurre, in qualche modo, entro i confini di una presunta italianità. Poi, devo ammettere che mi ha affascinato molto scoprire quanto fosse complessa e avventurosa la realizzazione di alcuni film, come La febbre dell’oro di Chaplin, Come vinsi la guerra di Keaton o Preferisco l’ascensore! con Harold Lloyd.
Parliamo di opere girate negli anni Venti, quando i mezzi tecnici erano infinitamente più limitati rispetto a quelli di oggi. Le difficoltà, al limite del possibile, gli espedienti e l’ingegno necessari per portarle sullo schermo le rende straordinarie. Chaplin e Keaton erano due geni. Capisco che il cinema si sia, non solo tecnicamente, evoluto, però è un peccato che la maggior parte dei giovani d’oggi non li conoscano”.
Quanto è stato complesso il lavoro di ricerca storica sul cinema comico americano?
“Il lavoro di ricerca è stato molto complesso. Ho cercato di reperire il maggior numero di fonti bibliografiche, libri e giornali, in circolazione. Quasi tutte, purtroppo, in lingua straniera. Una volta tradotte e analizzate, ho tracciato un percorso cronologico da seguire che potesse garantire una certa esattezza dei dati raccolti. Tutto sommato, è stato come scrivere una tesi di laurea”.
Progetti per il futuro?
“A parte il secondo volume della Storia del cinema comico americano, con Andrea Pergolari amico e socio di molti saggi, stiamo scrivendo di nuovo su Febbre da cavallo, un libro strenna che uscirà per Natale. Siamo riusciti a contattare tutti gli addetti ai lavori dell’epoca, quelli, ahimè, in vita, e abbiamo ricostruito la genesi e il dietro le quinte del film. Una mandrakata”.
Intervista a cura di Fausto Bailo, promotore culturale.







