“Chiacchierate musicali”: Matteo Liberati, giovane compositore/cantante

“Chiacchierate musicali”: Matteo Liberati, giovane compositore/cantante

Continuano le nostre chiacchierate musicali. Questa volta abbiamo incontrato Matteo Liberati, un giovane compositore e cantante piemontese. Come una fiamma olimpica, sembra infatti che un’invisibile torcia culturale rimanga costantemente accesa in terra di Piemonte.

Ricordiamo fra i tanti, il poliedrico Fred Buscaglione e il cantautore Paolo Conte, ma sono tanti altri gli artisti piemontesi che hanno contribuito, e contribuiscono, a tenere viva questa fiamma. Matteo LIberati è uno di questi.

Siamo quindi felici di intervistarlo e per questo ringraziamo Fausto Bailo e la Premiata Libreria Marconi di Bra (Cn) che hanno, come sempre, collaborato fattivamente.

Quando è nata in lei la passione per la musica?

“A circa 16 anni. Ascoltavo hip-hop underground e sperimentavo sui software di produzione musicale: poco dopo è arrivata la chitarra e successivamente il canto anche se, nel frattempo, continuavo a lavorare su generi diversi”.

Matteo LIberati, cantautore

Ha dei punti di riferimento, maestri di formazione?

Ho iniziato da autodidatta, passando periodi lunghissimi tra strumenti e libri, poi ho frequentato per due anni il CPM Music Institute di Milano con un corso a distanza mentre nel canto continuavo a prendere lezioni da Davide Barbieri, oggi ormai un amico oltre che maestro”.

Come è avvenuto il suo incontro con la casa discografica?

“Ho fatto ascoltare l’intero Ep già prodotto e registrato a Davide della Exabyte Records. Le tracce gli sono piaciute e mi ha offerto un contratto di pubblicazione inserendomi tra i suoi artisti”.

E la canzone I tetti di Parigi, come nasce?

I tetti di Parigi nasce dal periodo in cui viaggiavo avanti e indietro dal Piemonte alla capitale francese. Narra di una storia d’amore vera che ho deciso di mettere in musica, sperando di trasmettere almeno un minimo dell’emozione immensa che ho provato nello scriverla”.

Quale bevanda potrebbe accompagnare l’ascolto del disco?

Una buona birra, magari una rossa. E’ un disco che passa da prospettive cupe, come nel brano Chi credi di essere, ai lati più solari del brano L’uomo che guarda le stelle, quindi bisogna accompagnarlo a qualcosa che magari abbia un gusto dolce con un retrogusto un po’ amaro…”

Progetti per il futuro…

“Nuove produzioni e idee, nuova musica. Cambieranno tante cose, sta già accadendo, mi sto appassionando a nuovi generi e ho voglia di provare strade diverse. Chi mi segue, si aspetti di ritrovare non soltanto le stesse atmosfere di questo disco, ma anche cose fuori contesto, ho voglia di scrivere musica senza restrizioni di carattere o genere”.

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