Essere uomini oggi Nuove prospettive di counseling relazionale

Essere uomini oggi Nuove prospettive di counseling relazionale

Marco Albiero

Chi è Marco Albiero

L’autore è nato nel 1986 a Bussolengo e vive con sua moglie ad Aldeno, vicino Trento.

 

Laureato con 110/lode in Filosofia all’università di Verona, ha una personalità variegata e complessa, sicuramente incline alla sperimentazione. Colto, ha conoscenze che spaziano in vari campi e che emergono anche dai suoi scritti.

 

“La musica, “ ci dice “è una delle mie grandi passioni. Sono infatti diplomato in clarinetto al Conservatorio F.A. Bonporti di Trento e mi diletto a suonare il sassofono. E proprio grazie alla musica ho conosciuto mia moglie, anche lei musicista, e in alcune occasioni abbiamo potuto esibirci insieme in duo”.

 

Dopo un percorso di autoconoscenza, attraverso l’analisi junghiana, decide di iscriversi all’Istituto di Psicosintesi Educativa di Verona, ottenendo il diploma triennale e successivamente l’abilitazione presso l’Associazione di categoria AssoCounseling. Attualmente sta per conseguire la laurea magistrale in Psicologia presso l’Università di Rovereto.

 

“Un’altra cosa che amo è cucinare,” continua “infatti mi piace molto provare nuove creazioni e organizzare cene con gli amici, tanto che ho conseguito anche il diploma professionale di pizzaiolo! “

Di cosa parla Essere uomini oggi Nuove prospettive di counseling relazionale (Aldenia Edizioni 2017)

“Lo sguardo inconsapevole posto solamente sul mondo esterno si rivela cieco e spesso sadico, crudele. Sembra quasi che l’uomo moderno, dall’illuminismo in poi abbia cercato di elevarsi oltre se stesso, ma talmente oltre da dimenticare la propria umanità, la propria appartenenza ad una razza limitata e mortale. James Hillman spiega nei suoi testi che molti guai sono iniziati per l’appunto quando abbiamo troncato il nostro rapporto con gli invisibili.” (M.Albiero)

Partendo da una solida base psicologica e filosofica e passando attraverso una visione olistica della società e della persona, l’autore arriva ad una riflessione sul rapporto tra la scienza del tangibile e gli invisibili. Un concetto non troppo facile da comprendere, se non entriamo in una sfera diversa, sicuramente più intima e religiosa, ma ben reso dal testo e dalla scrittura chiara, pulita e diretta.

E accanto a questo concetto, grazie allo sviluppo di una maggiore consapevolezza interpersonale e di risorse e abilità comunicativo-relazionali, si muovono di pari passo quello del miglioramento del benessere relazionale delle persone e della loro qualità di vita e quello di un nuovo modello di mascolinità.

 

Come è possibile quindi superare la paura e l’ignoranza che sta sconvolgendo la nostra società e attanagliando l’essere umano? Dialogo, cultura, apertura sono le risposte.

 

Nel volume si intrecciano, quindi, prospettive di studio interdisciplinare, esperienze passate e presenti che hanno come comune denominatore il voler condurre il lettore a piccoli, ma sicuri passi, verso la comprensione della tesi centrale dell’autore: l’importanza di mantenerci collegati agli aspetti invisibili.

 

Il libro di Albiero stupisce per la ricca quantità di riferimenti a teorie e concezioni proveniente dai diversi campi del sapere  e dalla varietà di esempi tratti dalla vita quotidiana, dalla psicologia, dalla filosofia, i quali, oltre a chiarire i concetti esposti, riescono a renderlo ancora più appassionante.

 

Un testo sicuramente da leggereben scritto e comprensibile, adatto anche ai non addetti ai lavori e a coloro che sono curiosi di capire cosa pullula nella zona più vitale del nostro esistere, in un mondo dove ormai tutto è misurabile.

Lei Marco è laureato in filosofia, ha l’abilitazione presso l’Associazione di categoria AssoCounseling e sta anche per conseguire la laurea magistrale in Psicologia. C’è qualcosa che lega questi tre percorsi?

Certamente, ciò che lega questi percorsi è la spinta verso la conoscenza. Inoltre vi è la necessità di legare percorsi di stampo accademico-scientifico con un sapere più squisitamente umanistico e filosofico.

Nel presentarsi ai lettori ha ammesso di aver intrapreso un percorso di autoconoscenza, attraverso l’analisi junghiana. Che cosa l’ha portato a prediligere Jung rispetto ad altri pensatori?

Da una parte c’è l’eredità di mio padre, mentre dall’altra c’è un interesse personale. Mio padre fin da giovane era attratto dagli ambienti junghiani e teneva in casa molte opere di Jung e Freud. Il caso o il destino volle che in fase di crescita mi ritrovai spesso con un braccio ingessato per un problema fisico all’omero sinistro, poi risolto con gli anni e con diverse fratture. Fu così che, molto giovane, lessi moltissimo di Jung. Molte cose non le capivo ma mi sentivo in sintonia con quel tipo di pensiero. Fu allora che la mia vita prese una piega per così dire diversa, fino ad allora pensavo che avrei fatto il calciatore! Ho trovato fin da subito terapeutico il pensiero di C. G. Jung, poiché in grado di tenere insieme gli opposti che abitano, e talvolta lacerano, la psiche umana.

Essere uomini oggi Nuove prospettive di counseling relazionale: perché questo libro?

Principalmente per una coincidenza significativa: mi trasferisco ad Aldeno, nel Trentino, con mia moglie e praticamente nello stesso periodo mi contatta la Casa Editrice Aldenia chiedendomi un libro sull’evoluzione del maschile e sul counseling. Non potevo sottrarmi a questa richiesta di scrittura pervenutami nero su bianco dalla Casa Editrice. Inoltre, da un po’ di tempo, sentivo crescere in me il bisogno creativo di scrivere della mia esperienza personale e del mio pensiero riguardante le nuove possibilità del counseling relazionale. L’altro tema significativo del libro riguarda la ricerca di un possibile nuovo modello di mascolinità, dopo la caduta del patriarcato come sistema valoriale dominante del Novecento.

James Hillman

Nella prefazione lei, fra l’altro, cita James Hillman: psicologo indipendente, pensatore profondamente sovversivo, definito da alcuni un mago, un visionario, un maniaco, anche un Re-filosofo contemporaneo. Ha studiato con il grande psichiatra svizzero Carl Jung ed ha insegnato in varie università americane spiegando che il grande compito di ogni cultura è quello di mantenerci collegati agli aspetti invisibili. Che cosa si intende di preciso e quali sono i principali motivi che l’hanno portata a far sua questa teoria?

Devo fare un bello sforzo d’immaginazione per pensare ad Hillman come a un maniaco di strada, mi viene da sorridere sotto i baffi. Quel che è certo sta nel fatto che sicuramente James Hillman ebbe molti detrattori, in particolare nel mondo accademico, così come fu per Jung e per altri sovversivi del pensiero occidentale.

 

Ciò che mi ha sempre colpito di Hillman è la sua profonda libertà intellettuale, la propria fedeltà a se stesso, cosa tutt’altro che scontata in una società sempre più massificata e depersonalizzante. Dal mio punto di vista mantenerci collegati agli aspetti invisibili non significa tornare ad una sorta di animismo voodoo dedito a chissà quali culti esoterici; bensì ritrovare il collegamento e l’unità spesso incrinata o perduta con il proprio mondo emotivo, nascosto e invisibile.

 

Se non siamo collegati agli invisibili interiori, ovvero ai nostri sentimenti, alle nostre profonde intuizioni, alle nostre emozioni, non stiamo troppo in salute e come spiega Hillman le divinità (ovvero le nostre forze interne) potrebbero diventare malattie, o essere percepite come tali.

Molte volte il termine invisibile è associato ad immagini di un universo lontano e misterioso: occulto, parapsicologia, metafisica, spiritismo. Il suo approccio è invece diverso. Come potrebbe definire allora le emozioni, i sentimenti, i nostri aneliti più nascosti e sfuggenti?

Il messaggio che cerco di dare nel libro è che la nostra conoscenza del mondo è spesso di ordine tecnico-scientifica ed è associata al mondo esteriore, per così dire degli oggetti. Spesso manca la relazione complementare con il nostro mondo soggettivo, interno e invisibile. Le emozioni, i sentimenti vengono percepiti come aneliti nascosti e sfuggenti perché spesso non vengono nemmeno riconosciuti e presi in considerazione.

La mia prospettiva narra del bisogno che hanno queste componenti emotive di emergere, di essere vissute e viste in modo consapevole. Le Neuroscienze hanno sottolineato l’intimo contatto tra emozioni (non visibili) e attivazione neuronale (visibile mediante risonanza magnetica funzionale), ad esempio la paura porta forte attivazione dell’Amigdala. Il bisogno dell’uomo occidentale di lavorare con le proprie forze interiori è talmente forte che spesso gli aspetti invisibili vengono collettivamente associati al termine magia. La magia è da sempre una cosa potente, così come lo sono le emozioni che spesso spaventano; non è un caso, a parer mio, che la storia di Harry Potter abbia avuto un successo così clamoroso. Non è forse il nostro bisogno di magia, ovvero la volontà irrazionalmente sibillina di volgerci ad un ascolto interiore, in un mondo fin troppo razionale?

Qual è il primo passo per comprendere il proprio destino?

Domanda da un milione di dollari. Ritengo ci sia un’enorme variabilità individuale. Comprendere il proprio destino è come comprendere il proprio credo soggettivo, e come diceva Gandhi, vi sono tante religioni diverse, quanti sono gli individui al mondo. Detto questo, forse il primo passo sta nel mettersi in ascolto interno e dimenticare l’idea di avere un destino pre-impostato, già scritto. Il passo, dunque, starebbe nell’uscire dalla prigionia dell’idea di destino, un’idea che devo seguire pedissequamente e senza libertà, e quindi lasciare spazio alla relazione con la nostra personalissima vocazione vitale, che non so dove mi porterà, ma sicuramente mi renderà libero.

Il maschio ai tempi di WhatsApp, è così che intitola un capitolo del libro. Da uno a dieci quanto può essere pericoloso abbandonarsi completamente a queste nuove tecnologie?

Uno o dieci, perchè dipende da quale uso viene fatto della tecnologia. La tecnologia non è cattiva in se stessa, anzi l’uso consapevole della tecnologia è auspicabile e utile. Abbandonarsi completamente a essa, e in modo indiscriminato, è molto pericoloso, perché si rischia di diventare dipendenti, diviene una sorta di droga: si rischia quello che Hillman definisce inquinamento ermetico ovvero la sovraesposizione di informazioni e immagini che mandano in tilt il cervello.

A un certo punto, lei dice che nel secolo scorso e negli ultimi decenni la nostra società si è interrogata molto, e giustamente, sul ruolo della donna, ma che poche parole e pochi studi scientifici, antropologici, e psicosociali sono stati spesi sul maschile. Può spiegarci cosa intende?

Sì. Dunque un cambiamento chiama un altro cambiamento. Il femminismo ha portato nuova consapevolezza nell’identità femminile e nell’apertura a nuovi ruoli che la donna interpreta nella post-modernità, non solo quello di madre. Questi moti femministi, purché non aggressivi e di mera ribellione sociale, hanno portato a un cambiamento positivo. Ogni cambiamento, come in ogni coppia, chiama ad un altro cambiamento, così ora il maschio in genere, si trova in un periodo di profondo cambiamento socio-culturale.

Si è sempre dato per scontato che il maschio sia radicato nei valori antichi del patriarcato, invece oggi si trova per così dire “confuso” di fronte ai cambiamenti delle donne e della propria interiorità. Il ruolo e l’autorità maschile stanno mutando rapidamente, malgrado una tendenza direi quasi globale di ritorno ad alcuni valori ritenuti patriarcali, forse per paura del cambiamento in atto. L’evoluzione del maschile dovrebbe essere maggiormente studiata per capire la nostra quotidianità e quella delle coppie.

Cosa intende per parità di genere? Crede che possa essere possibile un nuovo equilibrio tra i sessi basato sull’integrazione dei diversi aspetti che compongono l’essere umano?

Per parità di genere intendo esattamente quello che viene espresso nella sua domanda: ovvero un nuovo e rispettoso equilibrio tra i sessi, basato sull’integrazione reciproca e sulla relazione. Per parità non intendo uguaglianza, ma rispetto e valorizzazione delle diversità.

 

Un nuovo equilibrio è già possibile e lo testimoniano tante coppie che funzionano, la lotta tra i sessi può essere superata solo se le dinamiche di potere vengono superate e trasformate in comunicazione, relazione e rispetto. Non è forse l’amore un saper comunicare all’altro un sentimento, ovvero una partecipazione attiva alla coppia; ma anche in un altro senso etimologico, saper mettere insieme le muni, ovvero le munizioni (cum-muni-care). Saper mettere insieme le muni (le potenzialità) per superare insieme le difficoltà della vita.

 

Il concetto di cultura è decisamente vasto e comunque nell’accezione comune rappresenta l’insieme delle cognizioni intellettuali che una persona ha acquisito attraverso lo studio e l’esperienza. Ma questa parola racchiude molto di più… Di fronte alla paura sociale, al rancore, all’astio, all’invidia, alla frustrazione, alla solitudine, all’alienazione e al populismo, la cultura ci può ancora salvare?
Sicuramente sì. Impariamo a dare questo messaggio di fiducia. Oltre al fattore cognitivo, la cultura rappresenta il tentativo dell’uomo di dare ordine agli istinti più bassi. Il valore educativo della cultura è fondamentale, soprattutto oggi che siamo in un periodo di decadenza culturale e sociale.

 

L’aspetto salvifico della cultura sta proprio nel saper trasformare le paure e i sentimenti più gretti e meschini in una possibile via di crescita dell’individuo. Di fronte a un quadro del Botticelli l’astio scompare e appare la meraviglia, la cultura nasce per arrivare al Paradiso. Ma naturalmente bisogna passare a setaccio e trasformare il proprio Inferno personale. Un vecchio adagio alchimistico dice che l’Arte perfeziona e porta a compimento le potenzialità insite nella Natura.

Se dovesse catalogare questo suo libro, come lo definirebbe?

Non mi piacciono le catalogazioni, ma direi un saggio di ricerca.

E a chi lo consiglierebbe?

A tutti coloro che vogliono leggerlo. In particolare a chi è interessato ad aprire un occhio anche sull’interiorità e non solo sugli aspetti esteriori della vita, ed è alla ricerca di una possibile relazione con i propri aspetti invisibili.

Progetti futuri?

Mi piacerebbe scrivere un libro di fiabe interpretate, si tratta di un lavoro creativo che mi dona un’estrema libertà e felicità. Ad esempio ora sto lavorando sulla fiaba Il re vanesio: si tratta di una fiaba molto interessante che tratta della vanità maschile e degli aspetti di narcisismo legati al potere. La trovo di estrema attualità. Inoltre continuo con gli studi e con il lavoro di counseling professionale e d’insegnante di musica.

Cosa vorrebbe che rimanesse, in chi legge, di queste pagine?

La voglia di non fermarsi alle apparenze e di iniziare, o portare avanti, la grande ricerca di sé.

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