Graphic Novel: ‘Orson Welles’ intervista a Locatelli

Graphic Novel: ‘Orson Welles’ intervista a Locatelli


Orson Welles

di Alberto Locatelli e Noël Simsolo

(Glénat BD)


Da pochi giorni è stata inaugurata la 82° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e la città lagunare è diventata il centro del mondo della settima arte.

Quando si pensa al cinema, tanti sono i nomi che ci vengono in mente. Fra questi anche Orson Welles. Un attore, sceneggiatore e regista che ha lasciato un segno indelebile nella cultura del XX secolo.

Conquistò il successo all’età di ventitré anni grazie allo spettacolo radiofonico La guerra dei mondi, trasmissione che scatenò il panico negli Stati Uniti facendo credere alla popolazione di essere sotto attacco da parte dei marziani.

Questo insolito esordio gli diede la celebrità e gli fece ottenere contratti per tanti film, alcuni realizzati nell’immediato dopoguerra come Macbeth (1948) o Otello (1951). Ma il film culto per eccellenza, il suo capolavoro rimane Citizen Kane ovvero Quarto potere per gli italiani. Unanimemente considerato ancora oggi uno dei più grandi film della storia del cinema, se non il migliore in assoluto.

Dopo, toccò anche il genere poliziesco con L’infernale Quinlan, creando un personaggio senza tempo come Hank Quinlan.

Il momento quindi ci sembra perfetto per intervistare l’illustratore Alberto Locatelli coautore con Noël Simsolo della graphic novel: Orson Welles, edito dalla Glénat BD.


Albero Locatelli, diplomato in scenografia, matura il proprio stile con diverse produzioni per il mercato italiano tra cui diverse storie per la serie Don Camillo a Fumetti (ReNoir Comics).

Alberto Locatelli

Nel 2022 approda in Francia con il romanzo grafico Orson Welles, l’Inventeur de Rêves. Per gli USA esordisce con Where Starships go to Die (Aftershock Comics) e collabora alla serie Magic The Gathering (Boom Studios).

 

Nel 2023 viene pubblicata la miniserie Vampirella, Dead Flowers e nel 2024 Red Sonja, Death and the Devil, entrambe edite da Dynamite Entertainment. È attualmente al lavoro su un nuovo progetto per Dynamite.


Alberto, ci dica qualcosa di lei…

“Ho sempre amato disegnare fumetti, ancor prima di iniziare le scuole elementari sfogliavo Topolino e Braccio di Ferro cercando di replicare quello che vedevo sulle pagine. Ho avuto la fortuna di esser sempre stato supportato dalla mia famiglia su questo percorso, quindi i miei studi son sempre andati in quella direzione. Dalla Scuola d’Arte all’Accademia di Belle Arti, fino ai corsi di fumetto tenuti da Fabiano Ambu alla ComixRevolution”.

Quali sono stati i suoi primi passi nel mondo del fumetto?

“Ho iniziato ad avvicinarmi al professionismo durante i miei studi in Accademia, realizzando e autoproducendo una graphic novel come tesi. È stata il mio gancio per iniziare a mostrare i miei lavori nelle fiere e raccogliere i primi contatti per realizzare qualche autoproduzione insieme ad altri autori emergenti. Tempo un paio d’anni e son stato notato da Davide Barzi, supervisore della serie Don Camillo a Fumetti per ReNoir, per la quale ho lavorato su diversi numeri prima di iniziare a propormi all’estero”.

Come è avvenuto il suo incontro con la Glénat?

“È avvenuto grazie ad Arancia Studio, che ha proposto il mio portfolio a vari editori francesi e statunitensi. Ciò mi ha permesso di lavorare su qualche rivista antologica per alcuni mesi prima di approdare a Glénat per delle prove”.

Quando è entrato nel progetto che si è concretizzato con la graphic novel Orson Welles?

“La proposta iniziale era per una graphic novel differente, per la quale è stato scelto un altro disegnatore. Le tavole erano piaciute però all’editor e allo sceneggiatore Noel Simsolo e mi hanno subito ingaggiato per questo lavoro su Orson Welles.

A ripensarci oggi, son contento che il progetto che si è concretizzato sia stato questo, perché mi ha dato modo di conoscere meglio un regista del quale conoscevo solo i film più famosi. In qualche modo mi son sentito di aver stabilito un contatto emotivo con Orson Welles, che mi ha fatto compagnia al tavolo da lavoro per più di un anno durante la realizzazione del libro”.

Quanto è stato complesso, oppure semplice, realizzare le tavole che percorrono la vita di Orson Welles?

“Direi che la complessità maggiore è stata quella di affrontare per la prima volta un lavoro biografico. Avendo fino a quel momento lavorato solo a fumetti con personaggi fittizi non avevo mai avuto l’obbligo di rappresentare dei volti che assomigliassero a qualcuno realmente esistito.

Quindi il primo approccio col viso di Orson Welles è stato arduo, anche se proseguendo con le tavole credo di aver preso via via più confidenza. Sicuramente i continui cambi di location presenti in sceneggiatura son stati molto suggestivi da realizzare, facilitati dall’ottimo lavoro di raccolta reference fatto dalla redazione di Glénat”.

Secondo lei, c’è una tavola che può riassumere la graphic novel?

“È difficile stabilire una tavola riassuntiva per un fumetto che percorre tutta la lunga e travagliata carriera di Orson Welles, ma cito volentieri la pagina 18 del volume, la cui prima vignetta è stata poi scelta per essere ripresa nella copertina.

 

A mio parere questa tavola racchiude un po’ tutto quello che possiamo trovare in questo libro: un giovane Orson Welles in scena come attore (ma che già vuole imporsi sul regista), due vignette di backstage in cui si rimuove il naso finto (era famoso per non sopportare la forma del suo naso) e la vignetta finale con l’aereo che prende il volo subito dopo le riprese, un po’ a rappresentare la sua incapacità di star fermo nello stesso posto”.

Progetti per il futuro…

“Attualmente sto lavorando per il mercato statunitense, a cui son approdato subito dopo la graphic novel su Orson Welles. In questi mesi sto realizzando i disegni per una miniserie sceneggiata da un team tutto italiano. E realizzo illustrazioni su commissione per privati, per lo più collezionisti statunitensi”.


Intervista a cura di Fausto Bailo, promotore culturale.


 

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