“Il martello nella testa” poesie di Stefano Fortelli

“Il martello nella testa” poesie di Stefano Fortelli

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Lo scrittore Stefano Fortelli presenta la sua nuova pubblicazione Il martello nella testa, edita Helios Edizioni che ha anche curato questa intervista.


Questa sera abbiamo con noi lo scrittore Stefano Fortelli. Buonasera Stefano.

Fortelli: ciao e grazie per avermi invitato

Chi è Stefano Fortelli?

Fortelli: beh, dovresti saperlo se avessi letto i miei libri. Oppure avete l’abitudine di intervistare gli autori senza conoscere niente dei loro lavori?

Ok ok, volevo che il pubblico conoscesse meglio l’autore prima di parlare della sua opera…

Fortelli: è una convenzione svilente quella che l’autore debba parlare della propria vita superficiale: dove sia nato, che studi abbia fatto, a quali autori si ispiri… Uno schema che consente a lui e all’ascoltatore di rimanere nella propria zona di confort.

 

Perché non mi chiedi dei miei orientamenti sessuali, se ho mai picchiato o violentato una donna, se sono solito guardare materiale pedopornografico, se mi masturbo. Se ho odiato, invidiato, amato; se ho infranto leggi, rubato, ucciso o desiderato il male altrui, se sono consumato dai rimorsi o vivo nel rimpianto. O ancora quali sentimenti nutra verso il pubblico stesso, in quanto incarnazione dell’attuale società capitalistica basata sulla smodata necessità di soddisfare sempre nuovi bisogni.

 

Sull’apparire piuttosto che sull’essere, anche nel ruolo di semplici lettori…Sono certo che sarebbe ben più interessante per il pubblico scoprire i miei più oscuri, meschini e deprecabili, benché umani aspetti. Ne sarebbero stimolati i fantasmi che ognuno si porta dentro. Il mio intento come scrittore è parlare alle coscienze, scuoterle, rimescolare il fango che ognuno ha nel profondo, facendolo risalire a galla e restare in sospensione, intorbidirne le certezze fino a far ritornare limpide le acque ma con una nuova consapevolezza.

E veniamo alla sua opera. Ha appena pubblicato il suo secondo libro di poesie. Perché poesie? E perché una persona dovrebbe comprare il libro?

Fortelli: c…, vi avevo pregato di non pronunciare la parola poesia. Ve lo avevo detto o no?
La poesia non esiste, è morta. Ho bruciato tutti i libri di poesie che mi sono passati per le mani, incluso i miei. Se come me l’amate, vi invito a fare lo stesso, perché la poesia va anelata. La poesia è dentro ogni essere umano; ci deve mancare, come ci siamo fatti mancare la vita reale che di poesia ha smesso di nutrirsi. Solo sapendo che non esiste ma sentendone ognuno a modo proprio il respiro, potremo tornare a definirla. Per il momento ognuno potrà disegnarla nel modo più vicino al proprio immaginario. Che sia del sommo poeta o dell’ultimo clochard, di chiunque e comunque, dovremo trovare la cura che ci faccia tornare a respirare poesia, vita vera, umana. Ciò che provo a fare è offrire al lettore piccole pillole di una cura che richiederà impegno e dedizione alla causa della poesia.

Quindi lei, Fortelli, non si considera un poeta, o almeno non più di chiunque altro?

Fortelli: un poeta è prima di tutto umano e come tale capace di sentire. È poi scrittore, capace di trasporre in parole il suo sentire. Infine, è calamita delle piccole cose, materiali o spirituali. Quei pensieri e sensazioni a cui siamo soliti obbligarci a non dare importanza, per paura o convenzioni.

Ci potrebbe spiegare il significato del titolo del libro?

Fortelli: Il martello nella testa è un libro che riguarda tutti, direttamente o indirettamente. Tocca temi universali con i quali, gioco forza, verrà il momento di dover fare i conti in maniera diretta o riflessa. Sono parole che non possono essere osservate freddamente dall’esterno, perché in un modo o nell’altro ti tirano dentro. Attivano un ossessivo martellare. Ma non abbia timore il lettore, poiché dentro, sulla via non sarà solo. E sarà proprio il percorso catartico che affronteremo tenendoci per mano, ad assopire il battere del martello.

Perché parla di Dark Poetry, cosa c’è di oscuro nei suoi versi?

Fortelli: c’è il coraggio di esprimere senza filtri tutto il malessere che la condizione umana trascina sulle spalle, e c’è l’accorato invito al lettore a fare lo stesso. I miei microracconti sono un vocabolario dove il lettore potrà trovare la chiave per proseguire la storia, la parola giusta per ritornare a essere poesia.

Ringraziamo Stefano Fortelli e gli chiediamo di rivolgere un ultimo invito ai lettori.

Fortelli: torniamo umani, insieme, tra le pagine del nostro libro.


 

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