Intervista a Simone Corallini, regista di “Malerba”

Intervista a Simone Corallini, regista di “Malerba”

Non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell’anima” (Ingmar Bergman)

Simone Corallini è un giovane regista che, dopo aver diretto con Silvia Luciani, il cortometraggio Nkiruka – Il meglio deve ancora venire, vincitore del Premio MigrArti 2017, si è cimentato con il suo primo lungometraggio Malerba distribuito dalla Guasco.

Ringraziamo Fausto Bailo per aver reso possibile questa intervista.

Simone, ci parli di lei e di come è nata la sua passione per il cinema…

“Mi ricordo le tante videocassette che collezionava mio padre. Mi ricordo diversi titoli, in particolare “Robin Hood – Un uomo in calzamaglia”, “Della Morte Dell’Amore”, “Batman (di Burton)” e  “Animal House”. Con lui eravamo soliti fare dei piccoli cortometraggi con montaggio in camera ovviamente. Utilizzavamo una vecchia Panasonic credo, con le mini cassette e gli attori erano i miei pupazzetti preferiti: Batman e Joker (noi recitavamo anche le battute), più tutti gli accessori cioè la bat-mobile ed il bat-aereo. Poi ce lo rivedevamo in tv”.

I film che l’hanno influenzata di più?

Simone Corallini

“Per la preparazione di Malerba sono stati: Seven, L’inquilino del terzo piano, La nona porta, Match Point. Per i motivi più disparati.

 

Ad esempio anche solo per una scelta di inquadratura durante una specifica scena del mio film. Poi ho cercato di rubare/ispirarmi anche ad altre situazioni. Ma il regista di profonda ispirazione era Fincher, anche se non ho nominato nessun suo film”.

Qual è stata la scintilla che l’ha portata a dirigere il film Malerba?

“Prima di andare a Venezia nel Settembre 2017 con il cortometraggio Nkiruka – il meglio deve ancora venire, mi contatta il produttore Fabrizio Saracinelli che mi propone questo film (lui aveva fatto il mio esecutivo nel corto). Gli era piaciuta la mia professionalità e dedizione al lavoro quindi decide di propormi questa sceneggiatura da dirigere come primo film.

 

Questa mi ha stuzzicato per diversi motivi: perché era diversa dalle altre, fuori dal coro e perché osava sperimentare e rischiare attraverso un genere che adoro. Ho rischiato? Si molto. Avevo una grossissima ansia prima dell’uscita delle recensioni. Più del dovuto anche perché era un film molto indie. Poi, una mattina un collega mi manda un messaggio e mi dice: FilmTv ti ha dato 7!  Ecco, non potevo crederci. Mauro Gervasini di FilmTv ha scritto propensione al genere. Ringrazierò all’infinito per tutto questo”.

La trama del film, come nasce?

“Non lo so, non l’ho scritta io. Lo sceneggiatore però mi ha detto che si ispirava ad alcune storie reali”.

Come è stato scelto il cast?

“Il cast lo abbiamo scelto attraverso due provini, uno ad Ancona e uno a Roma. Appena ho visto Antonio De Matteo ho subito pensato che lui sarebbe stato perfetto nel ruolo di Orazio. Poi è arrivato Luca Guastini che mi ha convinto ancora di più nel call back fatto a Roma.

Infine Manuela Parodi la conoscevo già e l’ho voluta fortemente. La cosa magica, che ha dato una spinta tripla al film sono stati proprio loro, erano amici anche fuori dal set ma io l’ho scoperto dopo! La loro recitazione, la professionalità e lo scambio artistico durante le riprese sono stati momenti indimenticabili per me, perché adoro sopra ogni altra cosa gli attori/attrici ed il loro lavoro”.

Progetti per il futuro?

“Cerco di concentrarmi sul presente, un passo alla volta. Al momento ho diretto e montato la WebSeries Gli Sbarellati con Simone Riccioni e Samuele Sbrighi che potete seguire sul canale YouTube

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