La storia di Rukeli-Il pugile zingaro in un fumetto

La storia di Rukeli-Il pugile zingaro in un fumetto

Un fumetto uscito dalle nebbie del tempo per narrarci la breve, ma intensa vita di Johann Wilhelm Trollmann, soprannominato Rukeli.

Rukeli – Il pugile zingaro sceneggiato da Vanni La Guardia, illustrato magistralmente da Valerio Pastore.

Il nostro blog aveva già “incontrato” Rukeli attraverso l’intervista a Mauro Garofalo, autore del libro Alla fine di ogni cosa.

Grazie ancora una volta a Fausto Bailo e alla Premiata Libreria Marconi di Bra (Cn) per la collaborazione.

Vanni La Guardia

Intervista Vanni La Guardia, sceneggiatore

Quando è nato il progetto che si è concretizzato con la realizzazione del fumetto: “Rukeli – Il pugile zingaro”?

“Il fumetto è nato dallo spettacolo teatrale Il mio inv(f)erno… vita da zingaro scritto e diretto dal regista Maurizio Vacca, co-prodotto da SIC! ProgettAzioni Culturali (www.facebook.com/SIC.ProgettAzioniCulturali), Comune di Gioia del Colle e UTE.

La rappresentazione in questione racconta per l’appunto la storia del pugile sinto Johann Wilhelm Trollmann detto Rukeli (da “ruk”, “albero” in romanì) nella Germania nazista e, considerando il libretto di sala non come mero elemento propedeutico alla fruizione dello spettacolo bensì quale parte integrante dello stesso, insieme a Valerio Pastore abbiamo realizzato il fumetto, che lo ha sostituito”.

Quando ha sentito parlare per la prima volta di Johann Wilhelm Trollmann, detto Rukeli?

“Ho conosciuto la storia di Rukeli nell’inverno del 2014, quando con i C.F.F. (band che ho fondato nel lontano 1999 e che quindi proprio quest’anno festeggia il ventennale) abbiamo deciso che nell’album Canti notturni avremmo dato spazio alle storie dimenticate.

Ho raccolto le prime notizie da internet, cercando costanti riscontri nel sito ufficiale curato dall’associazione tedesca Rukeli Trollmann a cui collaborano i parenti più stretti di Johann Trollmann. E’ nato così il testo di Come fiori, primo singolo estratto da Canti notturni, per il quale il regista Enzo Piglionica ha realizzato un videoclip disponibile su youtube.

Quale materiale storico ha consultato per capire chi era Rukeli?

“Partiamo dal presupposto che, a differenza della Shoah, il Porrajmos (grande divoramento in romanì) di Rom e Sinti è stato a lungo un genocidio dimenticato. E’ difficile stabilire il numero totale degli zingari  eliminati nei campi di concentramento. Si stima possano essere stati 500.000.

La storia di Rukeli non è scivolata nell’oblio soltanto grazie alla testimonianza del detenuto e sopravvissuto Robert Landsberger che assistette al suo omicidio. Mi ha scosso profondamente, al punto da ritenere che una sola canzone fosse insufficiente ad esprimerne la carica emotiva e l’urgenza della divulgazione. Mediante i documenti messi a disposizione dall’associazione tedesca Rukeli Trollmann succitata e la lettura del libro Buttati giù, zingaro di Roger Repplinger (edizioni Upre Roma) ho iniziato a pensare che probabilmente uno spettacolo teatrale multidisciplinare avrebbe potuto renderle merito. Di conseguenza è nata la proposta a Maurizio Vacca e Valerio Pastore che hanno accettato con entusiasmo, lo stesso con cui i C.F.F. si sono messi a lavorare sulle musiche dello spettacolo, che vengono eseguite sul palco, dal vivo.

Grazie a Il mio inv(f)erno… vita da zingaro siamo inoltre entrati in contatto con l’Associazione 21 Luglio di Roma, impegnata nel supporto di gruppi e individui in condizione di segregazione estrema e di discriminazione. In occasione della Giornata della Memoria dello scorso anno, ha organizzato, in sinergia con SIC! ProgettAzioni Culturali e Comune di Gioia del Colle, il convegno PORRAJMOS, la persecuzione di Rom e Sinti in Italia durante il fascismo, ulteriore occasione di approfondimento”.

Quanto è stato complicato realizzare la sceneggiatura di questo fumetto?

Johann Wilhelm Trollmann, detto Rukeli

“La sceneggiatura prende le mosse dalla lettura del libro di Repplinger e si è arricchita di pari passo con l’evolversi del copione dello spettacolo teatrale, per la scrittura del quale le ricerche si sono allargate a molte altre fonti, tra cui Razza di zingaro di Dario Fo (Chiarelettere editore) e Alla fine di ogni cosa di Mauro Garofalo (Frassinelli editore).

 

Peraltro le immagini dell’Olocausto avevano già lasciato in me una traccia profonda. Poco più che ventenne, venni a conoscenza della storia di Elisa Springer, ebrea sopravvissuta ad Auschwitz. Ha vissuto per lungo tempo a Manduria, in provincia di Taranto. Nascondeva sotto un cerotto il numero di matricola tatuato sull’avambraccio.

 

Temeva di non essere accettata. Solo a settantotto anni, incoraggiata dal figlio Silvio, ha deciso di raccontare quanto le è accaduto nel libro Il silenzio dei vivi (Marsilio Editore), che mi ha mosso a scrivere il testo Birkenau, poi diventato una delle primissime canzoni dei C.F.F. incisa nel 2002.
Immaginavo che a parlare fosse un albero, utilizzato per tendere il filo spinato, che raccontava degli orrori che accadevano nel campo e di quanto gli spiriti di altri alberi, diventati legname per vagoni o casermoni-dormitorio, gli riferivano, spirando tra le sue fronde”.

Cosa l’ha colpita di più dell’epica battaglia di questo uomo e quale personaggio della letteratura può paragonarsi a Rukeli?

“Se mi è consentito, preferirei rispondere non richiamando un personaggio della letteratura, bensì il concetto di anima salva espresso da Fabrizio De Andrè nel suo ultimo album”.

Anime salve significa infatti spiriti solitari. Come Rukeli, che sceglie la solitudine per non piegarsi alla prepotenza e all’odio nazista, per difendere la sua passione e la sua dignità, come atto di estremo coraggio che lo condurrà a sbeffeggiare la retorica di regime, poi alla deportazione, infine ad una morte che lo rende, loro malgrado, eroe immortale. E’ questo che mi ha colpito e che reputo lezione fondamentale, tanto più nell’attuale momento storico. Non a caso Anime salve è uno dei brani presenti nello spettacolo.

Non a caso anche un altro brano di quell’album è presente nello spettacolo. Si tratta di Khorakhanè, la cui strofa in lingua romanì canta dell’assoluta libertà del popolo rom. Non a caso la canzone che chiude Anime salve è Smisurata preghiera, rivolta ad una entità superiore, affinchè non dimentichi le minoranze e le loro sofferenze. E forse, non a caso, la cover di un altro brano, Ho visto Nina volare, è contenuta nell’album dei C.F.F. Lucidinervi del 2009. Un cerchio che si chiude?”

Progetti per il futuro?

Dopo averlo rappresentato a Maruggio (TA), nell’ambito del Premio Marubium, lo scorso 27 Gennaio, Giornata della Memoria, sarò ancora impegnato con i C.F.F. ad eseguire dal vivo le musiche dello spettacolo Il mio inv(f)erno… vita da zingaro al teatro Rossini di Gioia del Colle nei primi giorni di Marzo e al teatro Tagliavini di Novellara (RE) il 31 Marzo.

 

Per festeggiare il ventennale, inoltre, con Anna Surico e Anna Maria Stasi (che con me completano la formazione dei C.F.F.) prossimamente pubblicheremo DiVenti, una raccolta contenente 18 brani tratti dalla nostra discografia, più 2 inediti, più 10 bonus tracks tra demo, rarità e brani live. Stiamo valutando come presentare DiVenti dal vivo. Seguiranno aggiornamenti sulla nostra  pagina facebook .

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