‘Koursk – Hitler ne passera pas!’ parla l’illustratore

‘Koursk – Hitler ne passera pas!’ parla l’illustratore


Koursk – Hitler ne passera pas!

sceneggiatura Bobbs, illustrazioni Antonello Becciu

(Edizioni Glénat, 2023)


Era il 1943 sul fronte orientale durante il secondo conflitto mondiale avvenne la battaglia di Kursk, lì si svolge il più cruento scontro tra mezzi corazzati che la storia abbia conosciuto, tra la Wehrmacht e Armata Rossa, conclusasi con la vittoria di quest’ultima,

Da poche settimane in Francia è uscita la graphic novel: Koursk – Hitler ne passera pas!, sceneggiato dal grande Bobbs (scrittore di fumetti europeo, sociologo di formazione, insegna storia del cinema e del fumetto all’Università Montpellier III) e illustrato con sapienza da Antonello Becciu che abbiamo avuto il piacere di intervistare.

Antonello Becciu

Antonello Becciu, è nato ad Alghero, in Sardegna. Dopo la maturità scientifica, ha frequentato il corso triennale di illustrazione editoriale presso l’Istituto Europeo del Design di Torino, dove ha imparato le tecniche pittoriche tradizionali e digitali. Successivamente ha frequentato il corso di animazione tradizionale presso lo stesso istituto. Ha lavorato come assistente di Davide Furnò, ha disegnato Kepher per Star Comics, scritto da Roberto Cardinale. In seguito, ha disegnato anche alcune pagine della serie Orfani della Bonelli e due albi di Morgan Lost, scritti dal Claudio Chiaverotti. Dopo l’esperienza con l’editoria italiana, ha lavorato all’estero disegnando Kursk per Glenat e Leonov per Humensis. Attualmente vive e lavora a Sassari.


Antonello, quando è nata in lei la passione per il fumetto?

“Da bambino leggevo Topolino e provavo a disegnarlo, poi l’Uomo Ragno e altri supereroi. Più avanti ho iniziato ad apprezzare anche fumetti più maturi di autori classici italiani che reputo tra i più bravi, insieme agli argentini, nel disegno in bianco e nero. Mi piacevano molto gli illustratori, da Gustav D’ore sino a F. Pinter”.

I suoi primi passi nel mondo dell’editoria?

“Il primo albo che ho illustrato è stato Kepher. Successivamente, dopo aver realizzato alcune pagine di Orfani per la Bonelli, mi è stata affidata una sceneggiatura di Morgan Lost. Mi piace anche avere la possibilità di cambiare stile e il fumetto come lavoro ti dà la possibilità di spaziare nelle tue possibilità”.

Quali studi sono necessari per diventare illustratore?

“Per diventare un illustratore, non è necessario seguire un corso di studi in ambito artistico. Il talento, ottime abilità artistiche e molta creatività sono elementi fondamentali per diventare un illustratore. Tuttavia, se si desidera frequentare una scuola di illustrazione, è importante scegliere una scuola dove i docenti siano professionisti nella loro materia e possano fornire un ventaglio di possibilità tecniche che siano pratiche. In questo modo, si può decidere quale tecnica esplorare e quale sia la più adatta al progetto e al tipo di pubblico.

Oggi, grazie a Internet, è possibile trovare tutorial su qualsiasi tecnica pittorica, ma dalla mia esperienza personale posso dire che ho imparato di più facendo l’assistente di un professionista che frequentando una scuola, anche se quest’ultima mi è stata molto utile. Il lavoro come assistente è diverso e richiede di sostenere ritmi a volte pesanti, ma alla fine si impara a disegnare soprattutto guardando la natura e ridisegnandola”.

La sua collaborazione con Glénat come nasce?

“Sono stato contattato da Dobbs, lo scrittore della serie, per fare una prova. Ho realizzato una tavola e sono stati entusiasti. Dopo qualche settimana, sono partito a disegnare la sceneggiatura. All’inizio è stato molto complesso gestire una pagina così grande con tutta quella mole di documentazione: in ogni tavola c’erano divise militari, armi e mezzi specifici.

 

Mi hanno fornito molta documentazione. Il progetto era supervisionato dall’esperto storico Stephane Dubriel, che controllava se c’erano incongruenze storiche ed era molto esigente al riguardo. Dubriel ha anche scritto il dossier su Kursk che si trova alla fine dell’albo. È stato un progetto lungo e meticoloso, ma nello stesso tempo sono stato molto libero nello storytelling. Anche la colorazione di Maxflan è stata fatta in maniera eccellente e mi è piaciuta molto. Sono molto soddisfatto del risultato finale”.

Quando ha avuto inizio il progetto Koursk?

“Ricordo il progetto Kursk è iniziato circa due anni fa. È stato molto faticoso ma avvincente da disegnare. Dopo aver letto la sceneggiatura, sono rimasto molto emozionato e colpito dalla storia. La trama del fumetto è ambientata durante l’affondamento del sottomarino nucleare russo Kursk nel 2000, non durante la seconda guerra mondiale. Si tratta di un argomento molto attuale che parla di propaganda, un tema di cui siamo costantemente bombardati dai media in questo periodo”.

Quale tecnica grafica ha utilizzato per creare le sue illustrazioni?

“Prima inizio con dei layout molto approssimativi fatti su carta, ma a volte anche in digitale sull’iPad. Poi importo lo schizzo molto grossolano, che di solito azzecca la composizione della tavola finale, nel programma. Successivamente creo la griglia approssimativa e i livelli per ogni vignetta. Poi si parte con la ricerca della documentazione per ogni vignetta, di divise, armi, mezzi di trasporto e ambientazioni.

In seguito creo la matita e poi la ripasso a china in digitale. Le illustrazioni sono state create in digitale, il che mi permette di avere più libertà nel gestire la composizione dell’intera tavola, ingrandire o spostare in seguito alcuni elementi compositivi. La sceneggiatura, anche se molto precisa, mi ha lasciato molto libero nel taglio delle inquadrature”.

Progetti per il futuro?

“Ora sto lavorando a dei progetti sul genere fantastico, che usciranno a breve”.


Intervista a cura di Fausto Bailo e della Premiata Libreria Marconi di Bra (CN)


 

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