La storia dell’evoluzione ne “La conquista sociale della Terra”

La storia dell’evoluzione ne “La conquista sociale della Terra”

E.O. Wilson – La conquista sociale della Terra. Raffaello Cortina Editore, 2013, 356 pp.

di Paolo Verucci, scrittore

 

Un libro ed una recensione veramente particolari… una fantastica ed innovativa storia dell’evoluzione commentata da uno scrittore profondo e di grande cultura qual è Paolo Verucci (*)

???????????????????????????????(*) Nato a Roma il 3 ottobre 1963, Paolo Verucci (nella foto) ha sempre coltivato la passione per le Scienze Naturali, laureandosi in Zoologia, associata ad un forte interesse per la letteratura (soprattutto i generi fantascienza, horror e fantastico, ma anche saggi filosofici e scientifici). In questo campo, ha esordito nel 2009 con il libro di narrativa “La faccia nascosta della Luna – Brevi racconti del fantastico e del mistero (Tespi Editore) dedicato al quale è il sito La faccia nascosta della luna
Su vari siti letterari, ha al suo attivo recensioni tra cui il confronto sociologico tra due film usciti nelle sale nel 1996, “Mars Attack !” di Tim Burton e “Independence Day” di Roland Emmerich (Progetto Babele Rivista letteraria). Ha già collaborato con il nostro Blog firmando la recensione al primo volume dei seminari del periodo 1934 – 1939 tenuti da C.G. Jung sul libro di F. Nietzsche “Così parlo Zarathustra”

 

copertina WilsonDI COSA PARLA

Una storia dell’evoluzione umana vista attraverso una nuova chiave interpretativa ed una nuova teoria evolutiva; è quella che ci racconta in La conquista sociale della Terra Edward O.Wilson, che, dall’altezza della sua fama di padre della sociobiologia (scienza che studia le basi biologiche del comportamento sociale, compreso quello umano) e con una prosa avvincente ed originale esplora i labirinti di una storia straordinaria, che ha permesso alla nostra specie di conquistare il Pianeta Terra.
Per raccontare questa storia avvincente l’Autore prende spunto da un quadro di Paul Gauguin il pittore francese che passò i suoi ultimi anni della sua vita in Polinesia. In modo fortemente coinvolgente per il lettore, Wilson ci racconta la storia della sua vita e di quelle parole vergate sulla tela che danno il titolo alla sua ultima opera: D’où Venons Nous/Que Sommes Nous/Où Allons Nous.
A queste domande profonde, che sono anche i temi centrali della filosofia e della religione, Wilson cerca di rispondere nel suo libro attraverso una lucida analisi delle più moderne conoscenze scientifiche.

 

Da dove veniamo ?

La nostra “unicità” si è fatta strada attraverso “un labirinto evolutivo” come lo definisce Wilson dai primi antenati pre-umani (vicinissimi agli attuali scimpanzé) al primo Homo sapiens, nel quale una serie fortunata e casuale di svolte e cambiamenti evolutivi, ed eventi drammatici hanno portato all’estinzione di tutte le specie di ominidi eccetto una: Homo sapiens che nella competizione evolutiva cancellò lo “sfortunato” uomo di Neandertal.

In modo provocatorio Wilson si chiede quale forza permise ad Homo sapiens di farsi strada nel “labirinto evolutivo” e di diventare quello che siamo, vista anche l’estrema improbabilità della concatenazione di eventi che si sono succeduti nel corso di 6 milioni di anni (quanto ci separa dai nostri antenati scimmieschi). Questa forza e l’unica spiegazione plausibile è l’evoluzione per selezione naturale. Non altre spiegazioni trascendenti potrebbero spiegare un percorso evolutivo così tortuoso ed improbabile.

Chi siamo ?

Dobbiamo aggiungere un ulteriore aspetto che contraddistingue la nostra “unicità”: l’eusocialità, quella condizione per la quale “i membri dei gruppi appartengono a generazioni multiple e dividono il lavoro in un modo che sacrifica almeno in parte gli interessi personali a quelli collettivi”. La conquista di una condizione eusociale è stato un evento raro nella storia della vita sulla Terra, rarissimo tra i Vertebrati e soltanto un ramo delle grandi scimmie africane intraprese questo lungo cammino per giungere fino a noi.

Paolo verucciEcco qui che Wilson (nella foto) arriva al nocciolo della condizione umana esponendo una nuova teoria evolutiva, elaborata con il contributo di modelli matematici della scuola di Harvard. Se la selezione naturale a livello individuale – con la spinta selettiva operante a livello di individuo finalizzata a dare il massimo contributo alle generazioni successive – è prevalsa in tutta la storia della vita sulla Terra, per pochissime specie, tra cui quella umana, si deve parlare della “selezione multilivello” dove le forze selettive in gioco operano sia a livello individuale che al livello del gruppo, dove a fianco alle spinte individuali ad emergere nel gruppo sono forti quelle di cooperazione ed altruismo che possono far prevalere un gruppo su altri gruppi umani. E’ importante in ultimo sottolineare che la selezione agisce sempre a livello individuale producendo comportamenti più o meno egoistici e più o meno altruistici nello stesso individuo anche in conflitto tra loro.

Questa teoria, per Wilson, spiega la condizione umana: la nostra ambivalenza, che può essere espressa con le parole di Wilson “Siamo una chimera evoluzionistica”. La nostra condizione, a partire dai primi gruppi umani fino ad arrivare alle società organizzate, si è modellata attraverso la competizione tra gruppi per la conquista di spazi e risorse come ampiamente illustrato nei capitoli “Il tribalismo è un tratto fondamentale umano” e “La guerra è una maledizione ereditaria”. L’istinto tribale, così radicato nella condizione umana nasce pertanto dalla selezione di gruppo, una cui logica conseguenza è la fede religiosa, potente collante il cui scopo è “l’assoggettamento alla volontà e al bene comune della tribù”.

evoluzione-della-specie

In La conquista sociale della Terra, Wilson si spinge poi con arditezza nella spiegazione delle origine della moralità umana, affermando che il “dilemma del Male e del Bene è stato creato dalla selezione multilivello, in cui la selezione individuale e la selezione di gruppo agiscono nello stesso individuo ma in contrasto l’una con l’altra…..la selezione individuale è responsabile di buona parte di quello che chiamiamo Peccato, mentre la selezione di gruppo è responsabile di buona parte di quello che chiamiamo Virtù…”. Le affermazioni perentorie di Wilson potrebbero apparire superficiali se non si guardassero alla luce di un pezzo di storia del Cristianesimo, di cui Wilson, nella sua America Protestante, fa parte.

Nella visione cristiana, alla luce dei testi ortodossi dell’Antico Testamento, l’uomo ha sempre sentito la separazione dalla collettività come una perdita e l’ha chiamata <peccato>. Così come da sempre la nascita dell’individuo, per il solo fatto di essere cosciente di esistere comportando una dissociazione da qualcosa, è stata interpretata come un peccato: il peccato originale. Il punto di vista cristiano (almeno relativamente alle confessioni dominanti) si situa sul versante della collettività e non sul versante individuale(1);tutto ciò è estremamente coerente con le affermazioni all’avanguardia di Wilson.

(1) Confronta per quanto sopra il testo di C.G. Jung pp.706-707 “Lo Zarathustra di Nietzsche” Seminario tenuto nel 1934-39, a cura di James L. Jarrett. Volume secondo, Bollati Boringhieri, 2012

mito della craezione

Dove andiamo ?

Nell’ultima parte di La conquista sociale della Terra Wilson produce una mirabile sintesi del suo pensiero nel capitolo “Un nuovo illuminismo”. Qui, le religioni sono il bersaglio del suo ragionamento. Ognuna di esse, per spiegare la realtà che ci circonda e nello stesso tempo tenere unita e salda l’unità tribale, ha immaginato “un mito della Creazione” che in termini scientifici Wilson definisce “una stratagemma darwiniano per sopravvivere”. Questi miti, nonostante i progressi scientifici ci abbiano fornito una percezione sempre più attendibile del mondo reale, si sono fossilizzati dall’inizio della Storia. Wilson, riconosce il ruolo importante svolto nella coesione, nella motivazione e nel conforto delle comunità umane dalle religioni organizzate che però ancora oggi dividono ed allontano l’umanità da una migliore consapevolezza sulla propria vera natura di specie biologica in un mondo biologico.
Wilson non nasconde infine il fatto che il conflitto tra il sapere scientifico e i dettami delle religioni organizzate è inconciliabile, almeno fino a quando i capi delle religioni insisteranno sulle cause soprannaturali della realtà, e guarda ad un nuovo illuminismo, fondato sull’accettazione della nostra vera natura adattata a vivere su questo pianeta, l’unica dimora che l’umanità avrà in futuro, che proprio per questo abbiamo il dovere di preservare per le future generazioni, mettendo un freno all’attuale fase di distruzione del Pianeta.

COSA NE PENSO

Ho trovato La conquista sociale della Terra di Wilson affascinante per l’esposizione di una nuova teoria scientifica in grado di spiegare la condizione umana, fortemente coinvolgente per i “delicati” temi trattati che toccano le scienze sociali, la filosofia, la religione, nel quale traspare una sconfinata passione per le scienze biologiche e tutti gli esseri viventi (mirabili i capitoli sul cammino evolutivo che portò a Homo sapiens e sulla vita sociale degli insetti).

Nel libro l’Autore, capace di fornirci un panorama completo sulla complessità dei viventi, si sforza di darci un quadro anche di quell’essere unico chiamato Uomo, le cui peculiarità però non sfuggono alle leggi dell’evoluzione biologica.
Vorrei chiudere questa recensione con una ulteriore riflessione derivante dalla lettura di questo libro.

L’essere umano, più di ogni altra specie, è caratterizzato da un’ “empatia istintiva” intesa come capacità di leggere le intenzioni altrui e di mettersi nei “panni” dell’altro. Tale coinvolgimento emotivo in un individuo può essere più o meno forte. La nostra epoca sembra caratterizzata da una graduale perdita di questa empatia che spiegherebbe secondo alcuni Autori gli incrementi di atti di malvagità e del sadismo (2). Questo è un libro che richiama altri libri.

(2) Confronta per quanto sopra i testi di A. Mazzarella “Il male necessario” Bollati Boringhieri, 2014 e di A. Arendt sul nazista Eichmann “La banalità del male”. Feltrinelli, 1963

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