“Lo storiografo dei disguidi” di Paolo Codazzi

“Lo storiografo dei disguidi” di Paolo Codazzi


Lo storiografo dei disguidi
di Paolo Codazzi
(Arkadia editore, 2021)


Chi è Paolo Codazzi

Nasce a Firenze e fin da giovane è attratto dalla scrittura e dalla Storia antica, tanto da fondare insieme a Franco Manescalchi, negli ormai lontani anni ottanta, la rivista Stazione di Posta, un must fra le riviste fiorentine.

Ha ideato e presiede il Premio Letterario Chianti. Ha pubblicato due raccolte di poesie (Il primo viaggio, 1980; L’inventore del semaforo, 1985), i romanzi Come allevare i ragni (Lalli Editore, 1982), Caterina (Amadeus, 1989), Il cane con la cravatta (Mobydick, 1999), Il destino delle nuvole (Mobydick, 2009), La farfalla asimmetrica (Tullio Pironti, 2014), Il pittore di ex voto (Tullio Pironti, 2017), le raccolte di racconti Nei mattatoi comunali (Solfanelli, 1992) e Segreteria del caos (Mobydick, 2002).

Di cosa parla

Lo storiografo dei disguidi è una raccolta di 15 racconti che ha per sfondo Firenze, il suo territorio, i suoi abitanti e contesti familiari, la sua quotidianità e memoria. Ogni racconto è contraddistinto da un titolo, il più delle volte evocativo, e da una citazione in linea, o comunque in qualche modo propedeutica, alla storia.

 

Storie sui generis che ci conducono in mattatoi comunali, antichi edifici monastici, autobus, biblioteche, scuole di ballo, paesini di provincia e truffe a poveri anziani, ma soprattutto nei meandri della mente umana.

Cosa ne penso

Nonostante si tratti di quindici storie diverse le une dalle altre, questo volume si legge come fosse un romanzo ed ogni vicenda appare un preludio a ciò che viene dopo. Sì, perché un filo invisibile lega i racconti che formano una collana con pietre dai mille riflessi e sfaccettature. Ne scaturisce qualcosa di perfettamente omogeneo, un quadro della nostra società all’apparenza quasi surreale, ma tanto veritiero.

Come in un film di Luis Buñuel, l’autore riesce perfettamente ad evocare e a trasmettere a chi legge sensazioni non filtrate dalla mente. In dimensioni che a volte sfiorano il sogno, ma che si rivelano necessarie per poter osservare davvero la realtà, Paolo Codazzi si muove con grande disinvoltura. La stessa città di Firenze è ritratta in tutta la sua austera e storica bellezza, ma anche nelle sue contraddizioni, luci e ombre. Le storie prese in prestito per indagare personaggi e situazioni si rivelano mezzo di arricchimento e coraggioso approccio per unire all’indagine sociale, lo scavo psicologico e l’imprevedibilità delle situazioni.

 

Eventi perfettamente ordinari oppure fuori da ciò che in genere si ritiene normale, ma che comunque diventano emblematici e caratterizzanti una società spesso paradossale e distorta, a tratti grottesca, vittima di una desolante e avvilente povertà morale come nel racconto L’odore del potere.

 

La voce narrante in alcuni racconti è interna, in altri esterna, così da offrire al lettore diverse prospettive e gradi di coinvolgimento nelle storie.

Una menzione a parte la merita la memoria, la storia, che aleggia dalla prima all’ultima pagina di questa raccolta, plasmandosi su tempi e vicende diverse, ma mantenendo sempre intatto il suo fascino e la sua autorevolezza. Paolo Codazzi, da studioso quale è, riesce perfettamente a confrontarsi con vicende nascoste tra le pieghe della storia che purtroppo spesso cadono nell’oblio, privandoci della preziosa conoscenza del passato e di indispensabili strumenti per affrontare il futuro.

Una lettura affascinante, intelligente, colta e arguta, che grazie al sapiente uso della parola ci restituisce uno spaccato della realtà e della natura umana, sempre in bilico tra bene e male, essere e apparire, ignoranza e sapere. Un insegnamento su quello che potrebbe e dovrebbe essere il nostro vivere, all’insegna della conoscenza, non esclusivamente nozionistica, ma come unica possibilità per vedere la realtà così com’è, indipendentemente dai nostri interessi e dai nostri preconcetti.


Recensione a cura di Dianora Tinti, scrittrice e giornalista


 

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