Padovaland: un fumetto di Miguel Vila

Padovaland: un fumetto di Miguel Vila

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“Col fumetto posso fare di tutto, perché non è un’arte minore. E perché se l’arte è comunicazione, cosa c’è di più comunicativo del fumetto?”
(Hugo Pratt)

Sempre sensibili al mondo magico dei fumetti, questa volta grazie a Fausto Bailo e alla Premiata Libreria Marconi di Bra (Cn), abbiamo intervistato il giovane e promettente illustratore Miguel Vila.

Ci piace scoprire nuovi talenti…


Miguel Vila

Miguel Vila nasce nel 1993 a Padova, frequenta il corso di Linguaggi del fumetto all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Partecipa ad alcune riviste autoprodotte con racconti brevi e illustrazioni, tra cui Brace e Mataran.

 

Nell’ottobre del 2020 dalle rotative della casa editrice Canicola Edizioni viene dato alle stampe la sua prima graphic novel dal titolo Padovaland.

Quando è nata in lei passione per il fumetto?

“Disegno da quando avevo 2 anni, e già storie a fumetti; anche se non le finivo mai, non ne ero proprio capace… Solo all’età di 23 anni ho imparato a concludere un racconto, mentre studiavo a Bologna.

Mi sono reso conto che fare un fumetto era un po’ come girare un film, con la differenza che non avevo bisogno di nessuno. Tutto quanto, location, cast e montaggio, dipendeva esclusivamente da me. Mi stimolava (e ancora oggi mi stimola) l’idea di un racconto visivo della cui produzione potessi scegliere qualsiasi cosa”.

I fumetti preferiti?

“Come tanti ragazzi, leggevo Topolino, ma molto spesso preferivo le vignette umoristiche, come Lupo Alberto o Mafalda. Le graphic novel ovviamente sono arrivate molto più tardi”.

Come è avvenuto il suo incontro con la casa editrice Canicola?

“Ho conosciuto Canicola da vicino nel 2019 mentre facevo con loro il tirocinio prima di laurearmi. Ma già da prima l’editore, Edo Chieregato, conosceva il mio lavoro, poiché insegnante dell’Accademia e, in seguito, relatore della mia tesi magistrale. Un mese prima della laurea mi proposero di pubblicare il progetto a cui stavo lavorando, che era appunto Padovaland“.

Come è nato Padovaland?

“Dal primo anno a Bologna volevo assolutamente scrivere un fumetto ambientato nella periferia/provincia di Padova, ma non avevo né i personaggi né le vicende. Col passare del tempo mi preparai una lista di racconti, ispirati dalle vite di amici e conoscenti, o direttamente da me stesso.

Tuttavia non bastava: le storie prese singolarmente erano troppo monotone e non andavano da nessuna parte; perciò decisi di intrecciarle l’un l’altra, in modo da far relazionare i personaggi e vedere cosa sarebbe successo dopo. Il titolo Padovaland è stato ispirato da un omonimo parco acquatico situato nella zona industriale della città. La sua totale mancanza di connessione con Padova, se non esclusivamente per la sua ubicazione, può definirsi analoga a quello che percepiamo degli spazi extraurbani rappresentati nel libro”.

Ci dica qualcosa sulla trama…

“Come si può già intuire dalla risposta precedente, Padovaland è un racconto corale ambientato nella più recente provincia di Padova, abitata da un gruppo di ventenni perlopiù infelici; tutti in cerca di un cambiamento che anche quando avviene non porta a nulla di nuovo, se non a situazioni di estremo disagio o raccapriccio.

 

Tra i protagonisti abbiamo Irene, una commessa part-time vessata dalle sue colleghe per il suo seno troppo grosso, Giulia aspirante fotografa, incapace di farsi valere nei confronti dei suoi coetanei. Troviamo poi Fabio, convinto di essere un ragazzo carismatico che scopre di non essere proprio così nella realtà. Un mosaico di figure e vicende che ruota attorno ad una non-città composta da villette, centri commerciali, piscine, e qualche volta un campo agricolo”.

Quanto tempo ha richiesto realizzare questo lavoro?

“La realizzazione delle tavole definitive ha richiesto in tutto 6 mesi di lavoro. Nemmeno oggi potrei dire quale fosse la parte più difficile: se le tavole disegnate o la colorazione digitale. È stato comunque un ottimo modo per distrarsi dal primo lockdown“.

Quale genere musicale rappresenterebbe meglio questo lavoro?

“Durante la produzione delle tavole mi sono fatto guidare da differenti generi musicali; ad ogni modo, se dovessi scegliere, assocerei lo stile delle tavole a un tono che barcolla tra il Post-punk e la New Wave degli anni ‘80, quindi gruppi e artisti come Siouxsie and the Banshees, Joy Division, Gary Numan, e New Order.

 

Non so perché ma questa musica si addice meglio alle ambientazioni pacchiane se non grottesche che si possono trovare su Padovaland. Se parliamo di musiche più recenti, potrebbero andare bene Boards of Canada, Crystal Castles, Kap Bambino, o Lower Dens”.

Quale illustrazione potrebbe riassumere meglio la sintesi del fumetto?

“Credo che il capitolo finale possa benissimo riassumere la meccanica totale di Padovaland, quello dove tutti i personaggi si ritrovano per festeggiare la laurea di Giulia. Qui abbiamo una serie di vicende e sottovicende che si svolgono nello stesso piccolo arco di tempo. Non manca nulla: sociabilità forzata, delusioni, abusi sessuali, ingordigia, verità imbarazzanti, alcol, e, ovviamente, architettura veneta ai limiti del surreale”.


 

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