“Eterno Autunno” Dodici incubi di carta di Luca Angelo Spallone

“Eterno Autunno” Dodici incubi di carta di Luca Angelo Spallone

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Eterno autunno

Dodici incubi di carta

di Luca Angelo Spallone

 (Robin editore, 2021)


Chi è Luca Angelo Spallone

Luca Angelo Spallone

Nato a Roma nel 1981, Luca Angelo Spallone si trasferisce presto a Campobasso, dove trascorre l’adolescenza e consegue la maturità classica. Torna a Roma, per frequentare l’università e si laurea al Dams nel 2006. Nello stesso anno si diploma anche in sceneggiatura alla Scuola internazionale di Comics.

La passione per la scrittura lo ha portato nel corso degli anni a pubblicare diversi racconti, articoli e recensioni in riviste cartacee e digitali. Nel 2019 è stato uno dei fondatori dell’associazione NOIRexist di Campobasso e uno degli autori della rivista a fumetti Ossidiana. Nella sua vita lavorativa si è occupato di mediazione culturale, di insegnamento dell’italiano agli stranieri e ha curato numerosi progetti per l’integrazione dei cittadini di Paesi terzi.

Attualmente vive a Venafro, in Molise. Collabora con la rivista di cultura e informazione Il Bene Comune”, scrive, si cimenta nella regia di cortometraggi.

Eterno autunno, dodici incubi di carta è la sua opera prima.

Di cosa parla il libro

Eterno autunno”, è una raccolta di racconti. “Dodici incubi di carta”, recita il sottotitolo, una vera e propria antologia horror che passa con facilità dal fantastico al thriller e, in alcuni tratti, al pulp fino ad arrivare al cupo, dalla vita alla morte, alla speranza di salvezza e resurrezione.

 

Non è mai facile scrivere di cosa parla una pubblicazione di racconti, andrebbero descritti uno per uno. Allora si cerca il filo logico che li unisce come una cornice che trattiene l’immagine di un quadro e allo stesso tempo la definisce. Nel libro di Luca Angelo Spallone il filo conduttore è la paura.

 

La paura e la morte, che sia vera, solo attesa, desiderata, sfuggita per un pelo. C’è tuttavia lo spazio per l’amore, per la speranza, per il senso di colpa, per la possibile resurrezione, assemblati a contrasto come i colori di un quadro espressionista, che in quanto tali colpiscono l’inconscio e lo smuovono prima ancora di comprenderne il significato.

 

Meglio allora usare le parole della quarta di copertina per raccontare il contenuto della raccolta: «Capita di assistere ad avvenimenti inspiegabili o prodigiosi. E accade che i personaggi compiano scelte più o meno condivisibili, proprio come nella vita, interrogandosi su quanto sia possibile scendere a compromessi con una realtà, ben diversa da quella a cui sono abituati, senza impazzire o lasciarsi soggiogare».

Cosa ne penso

Inquietante. È l’aggettivo che vale soltanto per tutti gli undici racconti, perché è più corretto definire il dodicesimo, quello che dà il titolo alla raccolta, un romanzo breve.

Inquietante come può essere la paura recondita che, di volta in volta, si materializza in un insetto – il ragno vomitato da Giulia/Cinzia nel primo racconto – nella sfida con la morte, desiderata e sfuggita con la stessa intensità, in “Il tuo nome.”  Oppure nel mostro che trascina Alessandro nella profondità del mare, dopo una lotta impari in “Sale”.

Inquietante anche quando il racconto non nasce dall’incubo partorito dalle profondità della mente, ma trascina il lettore in un mondo malato, come succede con la violenza esplosiva e inarrestabile del raptus omicida in “Rosso sangue”. Eppure, alzi la mano chi almeno una volta nella vita non ha desiderato fare a pezzi qualcuno – conosciuto o sconosciuto – che gli ha fatto perdere la pazienza fino allo sfinimento. Paure e incubi, dicevamo, che diventano ora vermi espulsi dallo stomaco del protagonista, nell’omonimo racconto; ora nella trappola mortale dell’artista che si sveglia trasformata nella sua stessa statua. Luca Angelo Spallone semina volutamente indizi che, anziché aiutare a capire, instillano il dubbio se la donna sia vittima delle sue nevrosi o semplicemente di un folle disegno che matura fuori dalla sua testa.

 

La raccolta si chiude con Asmodeo, antichissimo demone della mitologia ebraica o forse ancora precedente, crudele e potentissimo, dominatore incontrastato dell’inferno in cui si ambienta la storia “Eterno autunno”. Per lunghezza, complessità, intreccio è un romanzo breve più che un racconto, difficile da riassumere perché destrutturato nel tempo e nello spazio, ultraterreno, illogico e talvolta bizzarro. L’autore indugia sulla suspense prodotta dal luogo ultraterreno in cui si svolge la storia, dove ciò che si vede, si immagina e persino si legge è esattamente l’opposto di quello che si svela piano piano.

 

Il protagonista è Andrea e deve salvare la moglie, attraverso un crescendo di situazioni come in un videogioco a livelli successivi. Non si può spoilerarne la fine, sarebbe un imperdonabile delitto, per una storia ben scritta che tiene il lettore incollato alle pagine. Come ben scritto è tutto il libro, che scivola via senza intoppi e sbavature.

Horror e follia, dunque, nei racconti di Spallone, ma solo fermandosi alla superficie delle storie. Se invece si ha il coraggio di indagare i personaggi, le sottili sfumature della trama, i colpi di scena che lasciano il sapore amaro della sorpresa, come nei migliori thriller che si rispettino, non è difficile scorgere frammenti anche delle proprie più recondite paure.

«L’inferno che tu immagini non penso esista. Esistono, tuttavia, altri mondi dominati da forze misteriose. Questo libro usa una similitudine per descrivere il luogo dove si trova tua moglie adesso: l’Eterno Autunno». Così, la quarta copertina.

  • Assolutamente da leggere.

 

Recensione a cura della docente e giornalista Lina Senserini


 

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