Fumetti: intervista esclusiva a Fabio Celoni
Paperone in Atlantide
sceneggiatura e illustrazioni
di Fabio Celoni
Sono convinto che i fumetti non debbano solo far ridere. Per questo nelle mie storie trovate lacrime, rabbia, odio, dolore e finali non sempre lieti.
Osamu Tezuka
Fabio Celoni è disegnatore e sceneggiatore di fumetti, illustratore, pittore e scrittore.
Dal 1989 pubblica con oltre quaranta case editrici in Italia e nel mondo. È uno dei pochi disegnatori italiani in grado di destreggiarsi tra stile di disegno umoristico, realistico e grottesco, utilizzando strumenti tradizionali (pennello, pennino), stili pittorici misti (tempere, pastelli, acquerelli etc.) e tecniche digitali.
Gli sono conferiti innumerevoli riconoscimenti nazionali e internazionali fra i quali: il premio Attilio Micheluzzi, Coco, U Giancu, Fumetto nella Gerla, Lorenzo Bartoli, BergamOscar per due volte, Ayaaak!, Fumo di China, Bertoldo, Jacovitti, alla carriera Jac d’Oro. Espone sue opere in oltre 50 mostre italiane e internazionali, personali e collettive. Tiene lezioni e conferenze sul fumetto, sull’arte e sull’alchimia in Italia e all’estero.
Paperone in Atlantide è un’avvincente storia pubblicata su 4 numeri dal settimanale Topolino (3661-3662-3663-3664).
Un’opera straordinaria nata dalla fantasia di Fabio Celoni che l’ha curato in toto: soggetto, sceneggiatura e disegni. Il colore è di Alessandra Amorotti, con la supervisione di Luca Merli.
La vicenda per la sua epicità ricorda molto un racconto di Omero, il fumetto immerge il lettore in un vortice di emozioni, di sentimenti; mostrando la forza sempre verde degli autori che orbitano nella galassia del mondo di Topolino.
Fabio, ci dica qualcosa di lei…
“Non amo troppo parlare di me. Scrivo e disegno proprio perché siano le mie opere a farlo in vece mia”.
Quando la sua passione per il fumetto si è tramutata in professione.
“Credo intorno ai 18 anni, quando realizzai – come disegnatore – la mia prima breve storia a fumetti per Mostri, una rivista horror edita da Acme. Poi ne realizzai altre, sempre per la stessa rivista, e intorno ai 19 anni iniziai a collaborare con Topolino.
Quali studi sono stati necessari per approdare al settimanale Topolino?
“Saper disegnare e scrivere bene non basta. È necessario conoscere Disney molto a fondo, avere molti anni di letture e studi alle spalle, ed essersi esercitati per anni. Lavorare per Topolino è molto difficile, è un mondo estremamente complesso da interiorizzare, malgrado all’apparenza sembri il contrario. Non sono necessari studi specifici. Io ho frequentato la Scuola del Fumetto di Milano, che mi ha aiutato molto, ma altri hanno fatto scuole d’arte più generiche, o si sono formati con maestri esterni, o persino da soli. L’unica cosa necessaria è la competenza e la qualità. Che sottintendono talento, passione e perseveranza”.
Quale è stato il suo primo lavoro pubblicato su Topolino?
“I tre porcellini e la fata del bosco, una storia scritta da Fabio Michelini e pubblicata su Topolino 1871, del 1991”.
Come è nata l’idea di Paperone in Atlantide?
“Le idee nascono nei modi più impensabili. In questo caso, è nata mentre nuotavo e facevo un’immersione in mare, molti anni fa. È stata una specie di visione. Questo per quanto riguarda la scintilla iniziale, ma poi le storie sono costruite con lungo lavoro e molto tempo investito, e così è stato anche per questa. Mi sono seduto al tavolino e nel corso di lunghi mesi di lavoro ho scritto, cancellato, riscritto, ripensato.
La stesura di un soggetto, soprattutto per storie così complesse e stratificate, è sempre faticosa e spesso frustrante. La forma finale di una storia arriva solo dopo molta strada percorsa sui rovi, a piedi nudi. Non arriva mai niente gratis, ahimè”.
Quale tecnica utilizza per realizzare le sue tavole?
“Di solito, disegno a matita su carta, in formato A3, e poi inchiostro a pennello quella stessa tavola. Per quest’ultima storia in particolare, ho realizzato uno storyboard a matita su carta leggera, in piccolo formato (a5), poi ho fotografato il layout e l’ho inchiostrato in digitale con un iPad Pro. Queste storie non le coloro io, ma quando lo faccio lavoro sia a tempera – per le illustrazioni – che in digitale. Dipende dal risultato che devo ottenere”.
Progetti per il futuro…
“Farmi una vacanza! E, durante la vacanza, pensare a nuove storie da raccontare”.
Intervista a cura di Fausto Bailo, promotore culturale.







