Adriana Assini: Giuliano e Lorenzo. La primavera dei Medici

Adriana Assini: Giuliano e Lorenzo. La primavera dei Medici

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Giuliano e Lorenzo. La primavera dei Medici

di Adriana Assini

(Scrittura & Scritture, 2019)


Chi è Adriana Assini

Adriana Assini scrive romanzi storici e dipinge acquerelli esposti a Roma, Bruxelles, Barcellona, Madrid, Siviglia e Londra.
Il suo fortunato romanzo su Giovanna, detta la Pazza, (Le rose di Cordova) ha fatto il giro della Spagna, presentato nelle maggiori università e negli Istituti Italiani di Cultura di Madrid e Barcellona.

Tanti i riconoscimenti, dal premio Cesare Pavese per un racconto sul vino, al premio Iguana per Un caffè con Robespierre, presentato – tra l’altro – anche a Bruxelles.

Del suo Giulia Tofana. Gli amori, i veleni sono stati venduti i diritti cinematografici. Otto le lauree, di cui tre di dottorato, dedicate ai suoi romanzi, più uno Studio critico sulla sua intera opera scritta a dieci mani da docenti di varie università.

Con questo romanzo è arrivata fra i tre finalisti del Premio Letterario Amalago 2022 dedicato al romanzo storico.

Di cosa parla

I fratelli fiorentini Giuliano e Lorenzo dei Medici sono giovani colti e raffinati, ma anche abili uomini d’affari. Amano promuovere le arti e circondarsi di menti eccelse e rinomati artisti, tra i quali spicca il Botticelli.

 

Giuliano resta però relegato in secondo piano nel governo anche se a lui non sembra importargli più di tanto. Amante delle belle donne s’innamora, ricambiato, di Simonetta Cattaneo Vespucci, sposata con un amico di famiglia e senza dubbio una delle donne più ammirate di Firenze.

 

Lorenzo, pur essendo  un politico abile e prudente, compie alcuni passi falsi nell’insidiosa palude del potere, attirando su di sè e la sua famiglia rivalità soprattutto fra alcuni banchieri segretamente spalleggiati dal papato e da alcuni signori d’altri Stati. Ecco che, lentamente, attorno ai due Medici nubi oscure e minacciose che porteranno al noto epilogo.


Giuliano e Lorenzo, figli del banchiere Piero de’ Medici signore de facto di Firenze e della coltissima Lucrezia Tornabuoni, crebbero in un ambiente privilegiato, circondati da artisti e intellettuali di spicco. Diversi eppure strettamente legati, anche nei destini. Quali erano le loro personalità? E quale il loro rapporto?

Giuliano era il sole. Lorenzo, il cielo, il mare, la terra. Mi piace immaginarli così, e così credo di essere riuscita a descriverli nel romanzo. Giuliano, il più giovane, univa al bell’aspetto un carattere gioviale e aperto; era forte, atletico, andava a caccia e scriveva poesie, curava l’orto e si dilettava di pittura. Nella gestione del potere, faceva da spalla al fratello, non solo in virtù dei suoi meno anni e della minore esperienza, ma perché alla politica e ai suoi intrighi preferiva di gran lunga i divertimenti, gli amori, le feste.

Per questo non farà mai ombra a Lorenzo che, sebbene all’inizio accetti a malincuore di occuparsi della cosa pubblica, poi finirà per appassionarsi ai giochi del potere, dimostrando di avere le carte in regola per governare Firenze, all’epoca città ricca, difficile e potente, sapendo dosare ora il suo indiscutibile carisma di uomo colto, dal pensiero alto; ora, la parte più ambigua della sua indole, fatta di cinismo e di scaltrezza. Non sempre di lungimiranza.
Stando a quanto ci narrano le cronache del loro tempo, I due fratelli si completavano a vicenda, legati da un affetto profondo esente da rivalità e da gelosie, nonostante, per esempio, la natura fosse stata meno generosa con Lorenzo, d’aspetto sgradevole e voce stridula.

Cosa l’ha spinta a scrivere proprio di loro?

In verità, il romanzo nasce come un omaggio a Giuliano, il meno conosciuto, il meno indagato tra i due. Era, tuttavia, impossibile raccontare la sua storia senza raccontare anche quella del suo ingombrante fratello.

 

In ogni caso, scrivere sui Medici è stata un’esperienza affascinante, un viaggio a tutto tondo nell’arte a cinque stelle, nella bellezza che mai muore nonostante il passare del tempo. Proprio per il periodo eccezionale in cui i due vissero, e grazie all’impronta personale che diedero alla Storia, Giuliano e Lorenzo non smettono di sedurre, coinvolgere, stupire chi ha buone orecchie per sentire e buoni occhi per vedere.

Dalla letteratura al cinema, tanto è stato scritto e detto di questa facoltosa famiglia toscana. Lei che taglio ha dato alla narrazione e su cosa ha voluto mettere l’accento?

Dei Medici si è parlato e scritto tanto, e immagino che se ne parlerà e scriverà ancora, poiché sono una fonte inesauribile e preziosa di spunti, notizie, riflessioni utili per comprendere un pezzo luminoso, anche se travagliato, della nostra Storia. Nel mio romanzo ho riproposto le vicende, gioiose e poi tragiche, che hanno segnato la breve vita di Giuliano, morto che non aveva ancora venticinque anni.

L’ho fatto attraverso il racconto di personaggi fittizi, testimoni degli eventi, giocando su due piani: Cosma, un giovanotto bello quanto carismatico, narra a Beatrice, donna più matura, maritata e affascinante, la passione che legava Simonetta Vespucci e Giuliano, e un po’ alla volta, passo dopo passo, i due seguono la stessa sorte, cadendo a loro volta sotto le stesse frecce incandescenti di Cupido.
Nel ripercorrere l’amore e i suoi retroscena dei protagonisti reali della storia, ho cercato di farne emergere i tanti punti oscuri che attendono ancora d’essere svelati: la morte della sans par, come i fiorentini chiamavano Simonetta, fu davvero provocata da un malanno? E cosa si nasconde dietro alla violenza inaudita quanto gratuita con cui fu ucciso Giuliano?

Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto sia, del doman non c’è certezza…” Chi non conosce questo ritornello firmato Lorenzo de’ Medici? E’ vero che amasse più la poesia e l’arte che fare i conti per la banca di famiglia?

Sicuramente sì. Proprio perché non amava occuparsi di tutte le beghe amministrative che comporta la gestione di una banca – cosa che invece avevano fatto, e anche bene, i suoi avi – commise parecchi errori, a cominciare dalla leggerezza con cui delegò la delicata materia ai suoi agenti (soprattutto all’estero), che a volte, per avidità o per inefficienza, ne tradirono in pieno la fiducia, lasciandolo in grossi guai finanziari.
Insomma, considerando la sua nutrita produzione poetica e letteraria è evidente che Lorenzo preferisse usare la penna per scrivere canzoni e sonetti, piuttosto che per fare quattro conti!

Otto anni furono gli anni durante i quali i due fratelli furono di fatto al comando della città toscana, avviando e favorendo una vera e propria rinascita cittadina. Firenze li amava?

La reazione del popolo fiorentino nell’immediatezza della Congiura di Pazzi è la miglior prova che, nonostante gli inevitabili alti e i bassi, i Medici godessero ampiamente del favore dei cittadini. In caso contrario, quella sarebbe stata l’occasione giusta – come d’altronde era nelle aspettative dei congiurati – per buttarli giù dal trono e cambiare insegne.

Come abbiamo detto, quando si pensa a Giuliano, non possiamo fare a meno di regalare un pensiero anche alla bellissima e sfortunata Simonetta Cattaneo Vespucci. Maritata con Marco, amico di famiglia Medici, fu amante di Giuliano e morì in circostanze misteriose. Giuliano uscì distrutto da questo lutto, ma su quanto il marito abbia sofferto della sua morte ci sono ancora molti dubbi…

In effetti, un particolare che salta agli occhi mentre si ripercorre la storia di questa bellissima fanciulla è che il marito, suo coetaneo, non compare mai in alcuna circostanza, se non come pallida figura di contorno, come se non avesse voce in capitolo né alcuna opinione su alcuna faccenda, né pubblica né privata.

 

Tanto più stride questa assenza del suo punto di vista sugli accadimenti del tempo, della sua viva voce, quanto più invece sentiamo, alta e chiara, quella di suo padre, Piero, banchiere di successo e – fino a un certo punto – amico dei fratelli Medici. È lui che sfoggia come un trofeo la sua giovanissima nuora in ogni festa e in ogni circostanza, esponendola alle brame degli uomini e all’invidia delle donne. È lui che interviene – in modo ambiguo – su Lorenzo, quando lei si ammala. Ed è sempre lui, quando è incriminato nella Congiura dei Pazzi, a difendere la sua lealtà verso i Medici ricordando, per esempio, la disponibilità e l’affetto con cui aveva confortato Giuliano… per la morte di Simonetta.

 

Della vicenda amorosa tra Giuliano e la Vespucci ne parlava tutta Firenze, e a quanto pare, i due non si nascondevano troppo, mascherando i segni più evidenti della loro liason dietro al paravento dell’amor cortese. Lo stesso Lorenzo – come già accennato, personaggio ambiguo – scriverà alcuni sonetti in onore della giovane. Mi piace ricordarne uno:
O chiara stella che co’ raggi tuoi / togli alle vicine stelle il lume / perché splendi assai più del tuo costume?
Pur non potendo prendere per oro colato alcune testimonianze dell’epoca che individuano nella morte di Simonetta una punizione esemplare da parte dei Vespucci, padre e figlio, potrebbero, comunque, rappresentare un punto fermo per eventuali approfondimenti della questione. La Storia, in fondo, non è un libro scritto solo a metà? L’altra metà è andata forse distrutta, ma spesso sta nascosta da qualche parte e aspetta di venire allo scoperto.

La Congiura dei Pazzi ebbe luogo in Santa Maria del Fiore (allora Santa Reparata) durante la messa, una

Adriana Assini

domenica d’aprile del 1478. Lorenzo si salvò grazie a una serie di circostanze fortunate mentre Giuliano perì per le numerose (esagerate) coltellate inferte da Francesco dei Pazzi. Secondo lei si potrebbe dire che i motivi di questa congiura non sia stati indagati a fondo?

Infatti, come già accennato, mentre le ragioni della congiura sono politiche e sono chiare, quelle che si celano dietro l’efferatezza (diciannove coltellate) con cui Giuliano fu ucciso ancora non si spiegano, se non volendo intravedere motivazioni personali, passionali, in aggiunta a quelle di mera necessità per poter raggiungere l’obiettivo di far fuori entrambi i fratelli Medici e prendere il governo di Firenze.

Quale dei due fratelli ha conquistato di più le sue simpatie e perché?

Li amo entrambi, però il mio cuore batte maggiormente per Giuliano: meno infido del pur magnifico fratello; molto più incline al compromesso, purché nobile, e alla concordia. Pare che in più di un’occasione avesse invitato Lorenzo a fare un passo indietro ne confronti del nemico di turno, ravvisando un’opportunità d’intesa laddove suo fratello – più rancoroso e vendicativo – pensava soltanto ad attaccare, sia di petto che alle spalle.

E’ sufficiente fare una passeggiata per Firenze per capire come, a distanza di secoli, la storia di Giuliano e Lorenzo continua ad affascinare. Secondo lei perché?

Come poche altre città italiane, Firenze – almeno nel suo centro storico – ha saputo difendere con orgoglio il suo passato, conservando il suo patrimonio architettonico, artistico, urbanistico, tanto che, nel caso ci si attardi nel cuore della notte per le vie deserte, con le luci a neo spente a favore di quelle più soffuse dei lampioni, può capitare – aiutandosi con la fantasia – di sentirsi proiettati nei secoli addietro, proprio sulle tracce dei mitici fratelli e dei fantastici artisti che grazie a loro resero tanto ricca e bella la città. Magari, con un po’ di fortuna, si potrebbero anche incontrare quei due, Giuliano e Lorenzo, mentre, un po’ brilli, fanno rientro nel loro palazzo di via Larga dopo uno dei tanti banchetti in casa di amici, di cui erano gli ospiti più graditi.

C’è qualche altro personaggio storico o famiglia che potrebbe farle pensare ad un nuovo romanzo?

Il mio cantiere è sempre aperto. Con Scrittura&Scritture ho finora pubblicato otto romanzi storici, spaziando dalla storia di Agnese Visconti, vissuta sul fine del Trecento, a Berthe Morisot, la signora degli Impressionisti. Qualche nuovo personaggio già bolle in pentola, ma scaramanzia vuole che non se ne anticipi il nome! Grazie!


Dianora Tinti, scrittrice e giornalista


 

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