‘L’uomo dell’Organetto’ parla Dosolina Rapacchietta
L’uomo dell’Organetto. Vita e musica di Fanciullo Rapacchietta
di Dosolina Rapacchietta
(2026, Carabba editore)
Chi è l’autrice
Dosolina Rapacchietta, laureata in Scienze Infermieristiche, Psicologia ad indirizzo clinico, abilitata all’esercizio della professione di Psicologo. Vari i Master conseguiti.
Autrice di pubblicazioni varie in ambito sanitario e del libro Burnout nelle Professioni Sanitarie: strategie di prevenzione e benessere organizzativo, edito da Zanichelli nel 2025. Vincitrice del Premio letterario Ester Pasqualoni con l’antologia Il silenzio Uccide (3° ed.).
La sua formazione in Psicologia Clinica ha fornito gli strumenti analitici per esplorare in modo credibile e profondo i temi della resilienza, del trauma, del cervello creativo e la dinamica psicologica dell’individuo di fronte al potere totalitario.
Studiosa e sensibile custode della memoria storica, coniuga la competenza nell’analisi dei processi psicologici con una profonda dedizione alla valorizzazione del territorio. La sua scrittura si caratterizza per un equilibrio tra rigore scientifico e trasporto emotivo, rendendo il volume fruibile sia agli esperti del settore musicale che al grande pubblico.
Attualmente impegnata in un tour di presentazioni che sta toccando i centri nevralgici della cultura diatonica, l’autrice riveste il ruolo di Madrina d’eccezione nelle principali rassegne dedicate all’organetto, facendosi portavoce di un messaggio di continuità tra generazioni.
Di cosa parla il libro
E’ un romanzo biografico di profonda risonanza psicologica, che traccia l’evoluzione esistenziale e artistica del Maestro Rapacchietta Fanciullo sullo sfondo storico e culturale dell’Italia dal 1915 a oggi.
L’opera nata da una lunga ricerca basata su testimonianze dirette e accesso ad archivi, esplora la neuroplasticità indotta dalla musica, svelando come l’esperienza sonora e l’atto esecutivo rimodellino i circuiti neurali per attivare processi di regolazione emotiva.
L’uomo dell’Organetto è un’indagine sofisticata sul potere catartico dell’arte folcloristica e sull’indistruttibile forza dell’amore e della resilienza individuale di fronte al trauma storico. Non è soltanto la biografia del Maestro Fanciullo Rapacchietta, ma un viaggio analitico nel cuore della tradizione diatonica abruzzese. Il testo ripercorre la vita di un uomo che ha trasformato il mantice in un prolungamento dell’anima, documentando con rigore storiografico l’evoluzione di uno strumento che ha segnato l’identità di un intero territorio.
Attraverso un’analisi originale che fonde neuroscienze, resilienza e intelligenza musicale, l’autrice esplora come l’armonia possa lenire i traumi più profondi e riprogrammare il destino.
Un saggio olistico sul potere redentore dell’arte, capace di riscattare vite complesse e restituire dignità anche nei momenti più drammatici della storia. Lasciatevi trasportare dal talento di un virtuoso, compositore e didatta la cui storia dimostra come la musica possa farsi faro di resilienza.
Cosa ne penso
In un legame indissolubile tra memoria, identità della musica folcloristica e paesaggio abruzzese, l’aspetto musicale qui non è mero sfondo, bensì il motore psicologico del protagonista: l’organetto diventa il suo rifugio catartico e un antidoto melodico contro le atrocità del regime nazifascista.
L’adesione alla Resistenza e la successiva prigionia non costituiscono altro che una fase di forzata introspezione da cui è scaturita la sua resilienza, successivamente cristallizzata nella sua musica indelebile e culminata nella carriera di Seminatore D’Oro di talenti e di musiche e divulgatore della musica abruzzese con organetto oltreoceano.
L’opera segue il Maestro nel suo straordinario percorso oltreoceano, in un’epoca di profonda transizione culturale: mentre il panorama musicale mondiale virava verso le sonorità rivoluzionarie del Rock, del Pop e dei primi sintetizzatori Moog, l’artista incantava l’America con il suo talento purissimo. Con il suo organetto, Fanciullo Rapacchietta seppe ammaliare icone del calibro di Frank Sinatra, lasciando il pubblico statunitense affascinato dalla capacità di uno strumento così minuto di generare architetture melodiche di sbalorditiva complessità.
Attraverso una narrazione che intreccia memoria personale e ricerca d’archivio, l’opera restituisce dignità accademica a una forma d’arte spesso relegata al solo folklore, elevandola a pilastro della cultura musicale internazionale e aprendo uno scenario inedito anche per i non addetti ai lavori, rivelandosi il frutto di una ricerca meticolosa e appassionata.
Il lettore viene condotto attraverso un racconto di vita vibrante che, come ogni parabola umana, non teme di esplorare luci e ombre, rendendo la narrazione profondamente autentica ed emozionante.
Un invito, pagina dopo pagina, a ritornare alle radici come bussola per orientarsi nel presente e a lasciarsi trasportare dal talento di un virtuoso compositore e didatta la cui storia dimostra come la musica possa farsi faro di resilienza.
È proprio questo il potere delle storie: una narrazione intensa che dona al lettore un orizzonte di speranza. Non si può cambiare il passato, ma si può permettere alla musica di illuminarlo.
Intervista all’autrice
Perché ha scritto questo libro?
Perché oggi abbiamo bisogno di storie vere. In un’epoca digitale la vita del Maestro ci riporta alle nostre radici. Il protagonista di questo libro non incarna solo il passato, ma rappresenta la base sicura (secondo la teoria dell’attaccamento) della nostra comunità. Riscoprire le nostre radici attraverso la figura del Maestro significa recuperare quei codici di resilienza e coesione sociale che il mondo digitale tende a smaterializzare. Senza la memoria del chi siamo stati, il Sé individuale e collettivo rimane orfano di fondamenta.
Cosa rappresenta‘l’organetto?
Il digitale ci offre connessioni, ma spesso ci priva del contatto. L’organetto è uno strumento materico: richiede corpo, respiro, fatica e presenza. Riportare l’attenzione su questa figura oggi significa compiere un atto di Mindfulness storica. Ci aiuta a capire che la nostra identità attuale è il risultato di una stratificazione di fatiche, armonie e silenzi che non possono essere sostituiti da un algoritmo.
Non c’è, del resto, innovazione senza eredità. Capire i processi cognitivi e creativi di chi ci ha preceduto, quel cervello creativo che ha saputo superare traumi bellici e povertà, ci fornisce gli strumenti psicologici per affrontare le sfide di domani. Il Maestro Fanciullo Rapacchietta, con il suo organetto, ci insegna che l’armonia è possibile anche nel caos: una lezione fondamentale per le nuove generazioni che devono imparare a integrare la tecnologia con l’umanità più profonda.
Quanto è importante la memoria?
Ho scritto questo libro, perché credo fermamente che, per non essere algoritmi viventi, sia necessario tornare a essere uomini e donne di radice. Solo chi sa da dove viene possiede la forza interiore per decidere dove andare. Inoltre la sua storia può essere la storia di ognuno di noi, che ha dovuto ricominciare da zero quando tutto sembrava perduto.
Recensione e intervista a cura di Francesca Ghezzani, giornalista e addetta stampa.






