“La sindrome di Bosch” la nuova opera di Roberto Bassoli

“La sindrome di Bosch” la nuova opera di Roberto Bassoli

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La sindrome di Bosch

di Roberto Bassoli

Intrecci Edizioni, 2021


Chi è

Roberto Bassoliè nato a Modena nel 1961. È un esperto in marketing e comunicazione, con una laurea conseguita presso la Lincoln University. Giornalista e autore di numerosi articoli tecnici sul marketing. E’ anche il direttore responsabile di testate professionali indirizzate al mercato immobiliare.

 

Ha praticato numerosi sport a livello dilettantistico ed oggi ha ritrovato il piacere del diportismo velico che lo aveva accompagnato in gioventù.

 

Ha pubbicato Il figlio del tramonto e Le idi di luglio, oltre alla raccolta di racconti brevi Sette danze francesi.

La sindrome di Bosch è la sua ultima fatica letteraria che nasce dalla passione per la storia, l’archeologia, l’arte, i viaggi e la saggistica sul Medioevo.

Roberto Bassoli

Di cosa parla

Alexsander Keller, titolare dell’agenzia Keller & Daladier, è uno stimato esperto capace di analizzare con precisione e accuratezza opere d’arte prestigiosissime e antichissime. Riesce ad attribuirne la paternità e la datazione con scarsissime possibilità di errore. Il suo profilo professionale è talmente alto da essere considerato da tutti il migliore nel suo campo.

Senza volerlo, Alexander viene coinvolto in un intrigo internazionale che ha a che vedere con il Trittico di Antewerpen. Questa è un’opera d’arte controversa che si suppone essere stata dipinta dal pittore fiammingo Hieronymus Bosh pochi anni prima della sua morte, avvenuta nel 1516. Sul Trittico i critici manifestano pareri discordanti. Alcuni ne attribuiscono la paternità a Bosh, altri sostengono essere stata realizzata da altro autore, altri ancora che non sia mai stata dipinta.

Di fatto attorno all’opera aleggia un mistero che dura da ben cinque secoli suscitando l’interesse di tante persone, ognuno con una motivazione diversa. Molti  hanno tentato di accaparrarselo, purtroppo anche coloro che trafficano illegalmente opere d’arte. La storia s’intreccia con le vicende di due personaggi con i quali si apre e si chiude il romanzo. Uno è l’ebreo Jacob Roosendaal, detenuto n° 79.999 nel campo di concentramento di Mauthausen, l’altro il tedesco Reinhard Gruhner, ufficiale delle SS partecipe della follia annientatrice del nazismo.

Ma la narrazione vera e propria è ambientata ai nostri giorni e presenta tutte le caratteristiche dei thriller: mistero, suspense, omicidi, fughe, inseguimenti, rapimenti e tanto altro ancora…

Cosa ne penso

Leggendo il romanzo, che cattura l’attenzione del lettore sin dalla prima pagina, non ho potuto fare a meno di soffermarmi sull’inestimabile valore dell’arte e sulla straordinaria capacità posseduta dagli artisti di esprimersi in modo del tutto personale e straordinario.

 

In particolare il mio pensiero è andato alla moralità dell’arte e alla potenza espressiva di ogni singola opera partorita da animi sensibili capaci di riflettere la realtà percepita. Attraverso la libertà di esprimere la bellezza in modo personale, e grazie al talento di ogni artista, sono state realizzate delle opere incredibili che continuano a destare meraviglia. Ebbene, in questo romanzo tutto questo è percepibile.

La pittura fiamminga, scelta dall’autore come base su cui sviluppare la trama, consente al lettore di approcciarsi ad un tema così importante senza timore di annoiarsi e soprattutto con il crescente desiderio di approfondire le proprie conoscenze in materia.

 

Questo è un romanzo che non va raccontato, ma letto dalla prima all’ultima parola. Solo così è possibile cogliere la ricchezza di simboli e allegorie con cui si esprimevano gli uomini del passato e apprezzare la natura di Hieronymus Bosh, autore difficile da decifrare con una personalità avvolta nel mistero.

 

Sebbene sia corposo, il romanzo è scorrevole, ben articolato e costruito, oltre che ricco di colpi di scena.

Dobbiamo arrivare all’ultima pagina, infatti, perchè si chiuda il cerchio e ogni tassello vada al proprio posto.

E quando sopraggiunge la parola fine si dovrà fare i conti non solo con quello che si è appreso, ma anche con ciò che non è stato scritto. Il finale del romanzo, infatti, come dice lo stesso autore, “…si sviluppa attorno al mistero che da sempre aleggia sul geniale artista fiammingo e, come credo sia giusto, si conclude senza una vera soluzione”. A chi legge viene lasciata così la possibilità di riflettere e di maturare un pensiero del tutto personale su ciò che ha letto.

Un romanzo per tutti, una lettura colta, interessante e appassionante.


  • Recensione a cura della docente e scrittrice Girolama Sansone


 

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