‘Nella città invisibile, viaggio immaginario nei luoghi calviniani’ di Gianmarco Parodi

‘Nella città invisibile, viaggio immaginario nei luoghi calviniani’ di Gianmarco Parodi


Nella città invisibile, viaggio immaginario nei luoghi calviniani

di Gianmarco Parodi

(2023, Piemme)


Chi è Gianmarco Parodi

Ligure, Gianmarco Parodi nasce a Sanremo. Viene da studi agrari, ma sceglie di dedicarsi alla scrittura e ai libri. Insegna tecniche della narrazione per Scuola Holden, dove si è diplomato, e per altre realtà.

Conduce trekking letterari, passeggiate narrative, laboratori online e atelier di scrittura bilingue, sia in Italia che in Francia.

Con ‘Non tutti gli alberi‘ (Piemme) vince il Premio Nabokov, Sarzana e Giovane Holden. Arriva finalista al Premio Italo Calvino 2021.

In occasione del centenario della nascita di Italo Calvino, che il 15 ottobre 2023 avrebbe compito 100 anni, esce questo libro dedicato a Sanremo e al grande scrittore.

Un viaggio immaginario che conduce nei meravigliosi luoghi che hanno ispirato lo scrittore Italo Calvino, ma che credo sia soprattutto una dichiarazione d’amore che Gianmarco Parodi fa alla sua città.


Gianmarco, lei è sicuramente avvezzo alla scrittura. Quest’opera non è un romanzo e credo sia la prima volta che si cimenta in una sorta di saggio dove il protagonista è un autore del calibro di Italo Calvino. Non ha avuto un po’ di paura? Perché ha deciso di compiere questo viaggio?

Non ho mai scelto di scrivere un libro. Questo mi si è presentato, a differenza di quelli precedenti, dopo un’esperienza vissuta, ovvero l’infanzia e l’adolescenza negli stessi luoghi dove è cresciuto Calvino. In realtà questo autore mi ha sempre accompagnato non tanto nella sua letteratura quanto per la sua biografia, quello che mi è più interessato di lui (sono sicuramente libri, certo, ma anche) le sue contrarietà di uomo, che lo legano l’hanno legato l’hanno incatenato e l’hanno poi liberato dagli stessi suoi luoghi natali. Ho voluto indagare questo aspetto, più da camminatore e abitante che da lettore.

Italo Calvino e Sanremo, un legame indissolubile, anche se nei suoi scritti Calvino non cita mai direttamente la cittadina. Certo, se ne percepisce il profumo, se ne vedono scorci come il centro storico, dove lo scrittore ambientò il suo primo romanzo, ‘Il sentiero dei nidi di ragno’ sullo sfondo della Seconda guerra mondiale e della Resistenza partigiana. Una città in cui sono nati i più bei mondi fantastici calviniani. Secondo lei, perché Calvino non ha mai parlato apertamente di Sanremo?

Chiamare qualcosa per nome la fa diventare reale visibile e inequivocabile. A mio avviso Calvino non l’ha mai chiamata per nome perché in questo solo modo poteva fare di quella città un’idea di tutte le città possibili, come lui stesso cita.

Gianmarco Parodi con Dianora Tinti

Ho letto con grande interesse, in certi casi con leggera commozione, e credo che il lavoro più difficile sia stato quello di superare il carattere puramente locale, per giungere a significati più universali. Come si è posto di fronte a questo rischio?

È proprio la domanda che mi ha sempre posto un autore come Calvino, che io vedo legato moltissimo ai luoghi che in realtà sono per me la quotidianità, mentre lui è riuscito a fare un qualcosa di totalmente universale, leggibile in tutto il mondo. Credo che, se uno volesse raccontare in modo locale lo potrebbe fare sempre, e non ci sarebbe niente di male, anche perché sono convinto che nel piccolo ci sia sempre l’universale, ma da lui ho capito che non è tanto importante quale albero sia quello del barone rampante l’importante è che sia reale, visibile, a tutti, perché tutti ne abbiamo uno.

Con le dovute differenze, questo libro mi ha ricordato le atmosfere di ‘Rosso Istanbul’ di Ozpetek. Attraverso Calvino lei rivive, e fa rivivere, una città che a tratti sembra solo immaginata, che lotta tra la voglia di progresso e il desiderio di preservare la propria storia. Insomma, aleggia nell’aria un pizzico di tristezza e nostalgia che dà al saggio narrativo una dimensione meno impersonale. È forse quella che lei chiama ‘liguritudine‘”?

La liguritudine è una nostalgia di un qualcosa che non hai mai vissuto: ci sono luoghi nel nostro entroterra che ne sono permeati e ci restituiscono una magia poetica che pochi luoghi al mondo hanno, anzi forse nessuno a mio avviso, ma secondo me esiste una liguritudine di in ogni luogo del mondo, come in India così in Islanda, ognuno canta la sua appartenenza al luogo, senza però dimenticarci che gli esseri umani sono uguali dappertutto. La liguritudine è anche pericolosa, perché lega ai luoghi in modo esclusivo. Come un profumo che a un certo punto rischia di inebriare talmente tanto da non volerne più cercare altri…

Cosa le piace più di Calvino? Cosa ha in comune con lui, oltre all’amore per Sanremo e il diploma in agraria?

Che anche lui non sa dove stare, ha un grosso problema con la sua appartenenza. Anzi facciamola meglio: le sue radici le ama moltissimo e nello stesso tempo ne sente i limiti.

Lei insegna tecniche di narrazione, quale ha scelto per raccontare in maniera così inedita Calvino?

Adesso non è che si può svelare tutto, leggere e la più bella esperienza, e se ci sono dei refusi non esitate a segnalarmi!

La copertina del libro nasconde una storia molto particolare, ce la vuole raccontare?

Certo, ho incontrato il realizzatore della copertina in un modo totalmente casuale in una metropoli enorme in un giorno qualunque, in un modo completamente aleatorio, e ci siamo comunque riconosciuti. Io ho parlato a questa persona di un libro che stavo scrivendo, lui mi ha parlato di una copertina che stava realizzando… e ci siamo accorti che era lo stesso libro.

Grazie mille per l’occasione di questa intervista, vi auguro una buona lettura e buona passeggiata, a Sanremo!


Intervista a cura di Dianora Tinti, giornalista e scrittrice


 

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