“Ovunque sia casa” di Silvia Michienzi

“Ovunque sia casa” di Silvia Michienzi

Silvia Michienzi si è laureata come Psicologa presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma. Oggi prosegue il suo percorso come Psicoterapeuta presso la scuola di Formazione “Società Italiana Gestalt”, Roma. Frequenta il corso al Master in Etnopsichiatria e psicologia della Migrazione presso l’Istituto A T Beck di Roma.

 

In Italia lavora da sempre al servizio dei giovani e adulti con dialogo sociale come centri di accoglienza per minori, centri diurni per minori messi alla prova, persone con disabilità. In Africasvolge missioni di volontariato con bambini vittime di traumi, abusi e nelle carceri minorili. Oggi collabora in Sierra Leone con la NGO Ravera Children Reabilitation Centre

 

Ovunque sia casa, è il suo esordio letterario.


  • Ringraziamo Fausto Bailo e Cristina Atti  per la realizzazione di questa intervista.

Silvia, ci parli di lei e di come è nata la sua passione per la letteratura…

Tra i banchi dell’Università. Nello specifico è più una passione per l’essere umano, per le storie di vita. È per questo motivo che nel libro Ovunque sia casa racconto in prima persona la mia esperienza in Nigeria e le storie di vita dei tanti bambini di strada che ho conosciuto.

Come è nato Ovunque sia casa?

Durante la mia prima esperienza (da grande) in Nigeria, avevo un diario sul quale annotavo le mie emozioni quotidiane, poi senza accorgermene ho iniziato a scrivere anche dei bambini di strada che incontravo. Ognuno di loro portava con sé una storia traumatica, tutt’altro che spensierata come dovrebbe essere per un bambino. Scrivevo per me, per elaborare tutte le atrocità che sentivo. Successivamente, tornata in Italia, ho iniziato a rileggere quel diario ed è nato in me il desiderio di far conoscere a più persone nel mondo quale fosse la condizione dei bambini di strada in Nigeria, la loro esistenza. Esistono, infatti, ancora oggi nel ventunesimo secolo bambini che vivono da soli e abbandonati per la strada. Esistono e questi ultimi hanno bisogno di essere raccontati affinché più adulti siano disposti a difendere i loro diritti.

Come descriverebbe la vita dei bambini di strada della Nigeria?

I bambini di strada della Nigeria, anche chiamati street children, sono bambini che hanno meno di diciotto anni, che dipendono solo da loro stessi per la fornitura di bisogni fisici ed emotivi, che scappano da contesti disagiati come povertà, abuso fisico e/o psicologico e si trovano a vivere altrettante esperienze negative come risultato della vita di strada.

 

Questi bambini, infatti, camminano per ore, tutto il giorno e la vita passa attraverso i loro passi, la terra che calpestavano “impregna” i piedi della loro giornata -piedi per terra-. Ma ciò sul quale vorrei fare luce è il coraggio di tutti questi bambini di continuare a sognare -cuore in cielo- nonostante tutto, come per Israel, dodici anni, abusato per la strada dall’età di otto e con un unico desiderio: andare a scuola o per David, abbandonato perché “maledetto dagli spiriti maligni” e con la speranza di diventare un barbiere.

 

La vita dei bambini di strada non è una sola, ed è per questo che nel libro Ovunque sia casa ho raccolto circa sedici storie diverse, di vite diverse.

Secondo lei, quanto è importante il ruolo sociale svolto dalla congregazione religiosa di Don Bosco in Nigeria?

La Nigeria è un paese con il problema sociale dei bambini di strada principalmente dovuto alla povertà (primo paese più povero al mondo) e, come detto prima, ad una precaria situazione familiare. Inoltre, non ci sono politiche specifiche per l’impiego dei giovani e il sistema scolastico è privilegio di pochi, pertanto molti giovani sono fuori da qualsiasi percorso scolastico o lavorativo e abbandonati alla vita da strada.

I salesiani di Don Bosco, con il carisma specifico della cura dei ragazzi più poveri, si sono mossi per primi in questo campo per cercare di intervenire a favore di questi giovani fortemente a rischio. Nel gennaio del 2017 è stato inaugurato il centro riabilitativo dal nome “Street Children – Bosco Boys Home” nel villaggio di Ogungbade, alla periferia di Ibadan. Ed è qui, come scrivo nel libro, che molti bambini trovano finalmente un posto sicuro e a misura della loro età, dei loro diritti.

La Bosco Boys Home è dunque, a mio parere, una goccia d’acqua che disseta. C’è bisogno di ulteriori aiuti e strutture perché l’oceano nigeriano è fatto di circa 150 milioni di bambini di strada e il numero è in aumento!

Se dovesse descrivere la sua esperienza con una canzone quale sceglierebbe?

Questa è una domanda molto interessante perché la musica è tanto importante per il popolo africano. Mi tornano in mente diverse canzoni che ho ascoltato e cantato in Nigeria, sicuramente tutte con un grande ritmo, più di una voce e altrettanti strumenti.

 

Credo che dovendone sceglierne una opterei per You are great di Steve Crown. Questa canzone ripete, con il talento di una bellissima voce, You are great, Tu sei grandioso ed è così che i bambini di strada mi hanno fatta sentire al loro fianco trasformandomi nella migliore me, la loro Aunty, zia. E soprattutto, you are great è il messaggio che vorrei accompagnasse la crescita di tutti i bambini del mondo che, nonostante le avversità della vita, continuano a sbocciare!


 

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