Thriller geopolitici: ‘Il Sigillo di Giada’

Thriller geopolitici: ‘Il Sigillo di Giada’


Il Sigillo di Giada
di Marco Forneris
(Florestano Edizioni, 2026)


Chi è l’autore

Marco Forneris ha pubblicato nel 2016 il suo primo romanzo – Il nodo di seta – con la prefazione di Evgenij Kaspersky. Lo ha seguito nel 2019 L’Oro di Baghdad, una spy story ambientata in Medio Oriente e prefata dal giornalista e scrittore Alberto Negri.  Ritratto di Fanciulla, il terzo libro della serie incentrata sulle indagini di David Faure, esce nel 2022. Racconta di un uomo dai molti e spesso rischiosi interessi, che vive tra Italia e Grecia ma è di casa anche in Israele, California e Argentina.

Laureato in Informatica a Torino, Marco Forneris ha iniziato la sua carriera di manager nella mitica Olivetti. In seguito, ha ricoperto il ruolo di Chief Information Officer di alcune delle più note aziende italiane: Il Sole 24 Ore, Assicurazioni Generali, Gucci, FIAT e Telecom Italia. In parallelo alla sua attività di scrittore, si occupa di M&A e Business Development per aziende di Information Technology, Private Equity e Banche d’affari.

Di cosa parla

Siamo a Pechino, nella Primavera del 2008. Nelle vicinanze di Xi’an, un esercito di terracotta custodisce uno dei più grandi misteri dell’antichità: il Mausoleo del Primo Imperatore, Qin Shi Huangdi. Un sepolcro leggendario, nascosto a quaranta metri di profondità sotto una collina artificiale, circondato da pareti di bronzo e attraversato — secondo le cronache di Sima Qian — da fiumi di mercurio a rappresentare la rete fluviale della Cina.

 

Marco Forneris

Quando alcuni profanatori, forse legati a Taiwan, riescono a violare il sepolcro e a trafugare un oggetto di immenso valore simbolico il Sigillo Imperiale — il governo cinese entra nel panico.

 

Il vicepresidente Xu Jingguo, appena nominato responsabile della sicurezza per i Giochi Olimpici, teme che la notizia possa gettare ombre sull’immagine del Dragone proprio nel momento in cui la Cina si prepara a mostrarsi al mondo. Attiva quindi in tutta segretezza le indagini, coinvolgendo pochi membri fidati della sicurezza nazionale e uno straniero: David Faure, noto a Pechino per le sue competenze nel recupero di tesori culturali razziati e per i contatti con aziende tecnologiche che potrebbero aver agevolato il furto.

 

Faure sa che non può rifiutare la richiesta di Xu, né sottovalutarne i rischi: dietro l’invito si nasconde una minaccia implicita. Ad affiancarlo, due donne: la moglie libanese Jacqueline Chamoun, energica ed enigmatica, e Wu Maylin, colonnello del Guóānbù, lo spionaggio estero cinese. Tra sospetti, doppi giochi e tensioni politiche, Faure dovrà affidarsi anche a vecchi contatti: Dominic Seaward, esperto d’arte rubata, e Christopher de Luna, presidente della casa d’aste Morris & Jenkins.

 

Il viaggio per ritrovare il sigillo si trasforma in una caccia globale: Xi’an, Fujian, Hong Kong, Taiwan, poi Delhi, Tel Aviv, Londra e un luogo segreto nel deserto del Nevada. Ma tutto conduce di nuovo a Pechino, dove le verità nascoste chiedono il conto.

Cosa ne penso

Un thriller geopolitico ad alta tensione in cui la cultura millenaria della Cina si scontra con le trame del presente, un intreccio di storia, spionaggio e azione.

In queste pagine il giallo storico diventa lente per osservare dinamiche culturali profonde: le gerarchie implicite, le credenze, le strategie invisibili che regolano la vita sociale cinese. Il risultato è una lettura della Cina che non semplifica, ma immerge.

“L’idea è nata quasi per caso, una sera d’estate, durante la presentazione di un libro sulla Cina nel forte valdostano di Bard. Mi sono chiesto cosa accadrebbe se qualcuno riuscisse a rubare un oggetto fortemente simbolico dalla tomba del Primo Imperatore. Da quella domanda è partita la trama: un furto impossibile, in un contesto geopolitico esplosivo – ha dichiarato l’autore – La camera funeraria di Qin Shi Huangdi è, del resto, uno dei più grandi misteri archeologici ancora intatti. L’idea che sia rimasta sigillata per oltre duemila anni, e che al suo interno possa trovarsi, insieme a mille altri tesori, il Sigillo Imperiale, è di per sé un romanzo.

 

Ho voluto intrecciare quella suggestione con la realtà politica cinese contemporanea, fatta di potere, silenzi e rivalità interne. Inoltre, desideravo andare oltre gli stereotipi sulla Cina. In Occidente riceviamo spesso un’immagine filtrata, semplificata, quando non deliberatamente distorta. Invece la Cina è un universo complesso, dove la cultura delle relazioni — il guanxi — permea ogni ambito, anche la politica. Inserire un thriller in quel contesto significava esplorare un mondo chiuso, stratificato, dove nulla è come sembra”.

Marco Forneris ci consegna una storia di ampio respiro, che attraversa continenti e secoli intrecciando misteri archeologici, lotte di potere e tensioni contemporanee. Ambientato tra la Cina imperiale e la scena politica del 2008, il romanzo fonde rigore documentale e tensione narrativa in una storia che affonda le radici nella Storia per parlare all’oggi. Un viaggio avvincente e sorprendente che porta il lettore nel cuore di una cultura millenaria, tra spionaggio, identità e memoria collettiva.

Un romanzo che non si limita a intrattenere, ma invita il lettore a interrogarsi, ad aprire uno sguardo più consapevole e meno superficiale su mondi complessi come quello cinese. Più che offrire risposte, il libro apre una porta e lascia tracce, domande, immagini persistenti. Un’opera, insomma, che dimostra come il genere possa essere terreno di grande narrativa.


Recensione a cura di Francesca Ghezzani.


 

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