‘Vince chi molla’ di Fabrizio Fergola

‘Vince chi molla’ di Fabrizio Fergola


Vince chi molla

di Fabrizio Fergola

(Santelli editore, 2026)


Chi è Fabrizio Fergola

Fabrizio Fergola(1980) vive a Milano. Due lauree – una in Scienze politiche e una in Sociologia – l’hanno portato a intraprendere una brillante carriera manageriale nell’ambito delle risorse umane.

Amante della fotografia, del teatro e di tutto ciò che è bello, allena la mente correndo. Ha trasformato la scrittura da semplice hobby a passione, dopo il successo del suo primo romanzo Per Fortuna ci sei tu(Sem editore, 2022).

Le sue storie, autentici spaccati di vita reale, si distinguono per la semplicità con cui decodifica il quotidiano, toccando il cuore con messaggi profondi e finali sorprendenti.

Di cosa parla il libro

Mia ha vent’anni, vive a Milano, studia Filosofia all’università e ha un grande sogno: correre la maratona di New York sotto le tre ore. Un traguardo ambizioso che la ragazza persegue con tutte le sue forze, animata dalla voglia di riscatto nei confronti di una vita che le ha tolto molto.

 

Per raggiungere il suo obiettivo si affida a un’ex podista, Ginevra, che ha dovuto rinunciare alla carriera agonistica e a un brillante futuro atletico quando è rimasta incinta ed è stata abbandonata dal compagno. Anche lei ha corso la maratona di New York, ha esperienza, professionalità e passione. Soprattutto sa come motivare Mia, sa scegliere il percorso giusto per toccare le fragili corde della ragazza, nella quale rivede molto di se stessa.

 

L’allenamento quotidiano rappresenta un’occasione di rinascita per Ginevra, la libertà e la sfida con se stessa per Mia. Nel verde dei pachi milanesi, la corsa è un viaggio nel mondo dei sensi e, allo stesso tempo, un percorso in cui i sentimenti e le vite delle due donne si intrecciano in maniera confusa, ma tremendamente coinvolgente.

Che cosa ne penso

Vince chi molla è un romanzo sorprendente, già dal titolo perché di solito vince proprio chi non molla. Basta aprire il libro e leggere tre citazioni, di Murakami, Nietzsche e Lewis Carrol per capire che in questa storia nessuno ha intenzione di mollare davvero.

L’incipit è secco, in media res. Il lettore entra subito nella testa (e nel corpo) della protagonista, la accompagna nel suo allenamento quotidiano.

 

Fabrizio Fergola

Mia corre, spinge sui polpacci, ascolta i propri muscoli, i nervi e i tendini, vince lo sforzo e la gravità, macina chilometri, sente il mondo intorno a sé e si sente vivere.

 

Mia corre perché solo in quel momento è davvero libera e può essere se stessa.

 

Mia corre, immersa nei suoi pensieri, registra ogni sensazione intorno a sé e la trasferisce al lettore, che corre con lei e con lei soffre. Questo grazie anche alla scelta dell’autore di narrare i fatti in prima persona.

 

Dall’altra parte c’è Ginevra, attraverso la quale l’autore offre un secondo punto di vista, usando l’artificio letterario di proporre la stessa scena attraverso i pensieri e le sensazioni delle due donne in capitoli alternati.

Questa scelta rende il libro ancora più coinvolgente, nel momento in cui tra Mia e Ginevra comincia a prendere corpo qualcosa di diverso dal rapporto atleta-allenatrice. I loro incontri sono scanditi da orari precisi, programmi da rispettare, tabelle di preparazione inflessibili. Ma mentre corrono attraverso una Milano calda e appiccicosa (è la terza protagonista della storia), quello che si presenta come un allenamento diventa piano piano molto di più.

Tra Mia e Ginevra si sviluppa un legame particolare, fatto di condivisione e di complicità via via sempre più profonde. Mentre il programma di lavoro si fa più intenso e si avvicina la data della maratona di New York, Mia sente crescere dentro di sé una forte attrazione verso Ginevra, che ricambia a suo modo.

È uno scambio di sensazioni che le avvolge in una realtà nuova per entrambe: il tocco involontario delle mani, un profumo o un odore, il sapore della fatica, il tono della voce.

Ma a Fabrizio Fergola non basta raccontare la passione per la corsa, la voglia di riscatto, la lotta contro la paura di non farcela, di non essere mai abbastanza. Così nel finale ribalta la prospettiva del lettore, costringendolo a rivedere la storia ancora da un altro punto di vista.


Recensione a cura di Lina Senserini, docente e giornalista.


 

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