Dov’è Charleroi? Un romanzo di Franco Donatini

Dov’è Charleroi? Un romanzo di Franco Donatini

In sostanza l'amore

Questa settimana parliamo di rispetto, vita e amore…ma anche di libertà.

Dov’è Charleroi? dello scrittore Franco Donatini letto e commentato dalla scrittrice salentina Rossella di Maggio (nella foto).

 

 

Prima di andare avanti, però, vorrei dire due parole sull’autore, ingegnere e docente universitario. Franco Donatini dopo essere stato responsabile Enel delle Politiche di sviluppo per le fonti rinnovabili è attualmente consulente presso imprese internazionali, sempre nel campo dell’energia. Fra l’altro come esperto di energia ha partceipato a numerose Giuseppe verditrasmissioni televisive quali Linea Blu,Rai Utile ed Evoluti per caso: sulle tracce di Darwin. Ha scritto numerosi romanzi, esordendo con In viaggio, una raccolta di racconti con prefazione di Patrizio Roversi. Ha contnuato poi con Galileo, I giorni della cecità con prefazione di Carlo Rubbia, Intorno a lei Chagall amore e arte, La vestale di kandinsky e Giuseppe Verdi e Teresa Stolz. Un legame oltre la musica. E’ anche redattore di Locus, rivista di ambiente e cultura del territorio.


Dov’è Charleroi?

Gino e come lui, tanti. Il dopo guerra e come allora, adesso. La mancanza di lavoro, di prospettive nella crisi dell’agricoltura, le braccia un tempo prestate alla terra per produrre pane, poi all’industria, questa volta dentro la terra a scavare carbone, con tutto il corpo calato nelle sue viscere, a ricavare energia da veicolare. Sempre per qualcuno, un padrone, qualcosa, una fabbrica senza volto, distante e lontano non nel tempo o nello spazio, ma nella dimensione.

DOV'è CHARLEROI

 

Come allora, oggi: chi comanda è in una diversa dimensione e vive agiatamente sfruttando i molti che si ammazzano di lavoro perché questo sia possibile. La lotta di classe, certo! Il Sindacato, come no! Ancora oggi votiamo nei seggi elettorali per i rappresentanti dei lavoratori, che hanno smesso di essere uomini in carne e ossa per diventare quella zona grigia tra il proprio tornaconto personale e la lusinga del potente, se non la longa manus di quest’ultimo. Come allora, oggi è difficile farsi uomo. E’ difficile essere liberi di diventarlo.
Perché questo è il tema centrale del romanzo di Franco Donatini: la libertà. La più bella, la più essenziale, la più semplice e connaturata caratteristica esistenziale dell’essere umano che già dalla nascita, ma anche da prima ognuno si ritrova a combattere con se stesso per poterla riconquistare.

 

 

E ci chiederemo dove e quando ne abbiamo smarrito persino il ricordo e come e quando abbiamo incominciato a sentirci tasselli d’ingranaggio senza più nemmeno osare ribellarci ad una serie di sistemi che, in modi apparentemente diversi puntano tutti, a rimetterci nello stesso solco e nella medesima carreggiata dove l’aria stagna e non ha più il profumo della nostra libera scelta.

E allora “Dov’è Charleroi?”. E dov’è il rispetto, la vita, l’amore? Gino queste domande le attraversa tutte, come strade da percorrere per arrivarci alla sua Charleroi, alla sua libertà e alla sua capacità di esprimerla e di viverla.
Lo fa dapprima in modo inconsapevole, fuggendo davanti all’ostacolo di una vita sonnolenta e lontana dalle luci del mondo che lo attirano inesorabilmente. Dalla sua casa sul poggio passa ore a guardare il paesaggio trasformare i suoi colori nel tramonto e la vicina autostrada popolarsi di “fiammelle bianche e rosse”.

la vestale di Kandisky

Così “Sparivano i casolari dai colori pastello, i boschi di conifere verde cupo, i campi marroni, i nastri argentati delle strade. Al loro posto un mare scuro punteggiato di luci, uno spazio stellato come la proiezione speculare del cielo notturno. Si perdeva in questo universo irreale, avvertiva in quelle luci la vita che pulsava.”

E in quella vita si getta d’istinto per sfuggire a un destino di sopportazione e rinuncia. Dentro gli brucia anche il ricordo di una prima infatuazione, quella per Lisa che, diventata donna, sembra aver dimenticato il tempo dei giochi e delle scoperte che li aveva visti inseparabili compagni. Ne troverà altri di compagni, quando, arrivato in Belgio, a Charleroi appunto, si farà assumere in miniera e arriverà ad essere insieme al Moro, allo Smilzo, a Beppe “parte integrante di quella circolazione sanguigna… alimentata dal sangue degli uomini”, grazie alla quale arrivare nelle profondità della terra per estrarre il prezioso combustibile. Ma anche questa volta e provandone un oscuro senso di colpa fuggirà dalla camerata comune per trovarsi un alloggio indipendente.

E qui incontrerà per la prima volta l’amore, quello vero, che accoglie, nutre, protegge. Troppo legato ai cliché e ai stile-di-vinile-adesivo-decorativo-silhouette-donna.jpgpregiudizi per poterlo riconoscere, non sa fare altro che fuggire, anche perché ha assistito alla morte dei suoi compagni per incidenti sul lavoro e lui stesso ne è scampato vivo, per sposare una giovane contadina con quello che si chiama “matrimonio combinato”.

La nuova esperienza e il nuovo tentativo di creare una vita secondo i propri schemi lo pongono ancora una volta di fronte al più forte, al più potente, al padrone che, nella regia magistrale di Franco Donatini, assume le sembianze di una donna.

Le pagine più belle e più delicate, ma intense, sono dedicate da Franco Donatini (nella foto accanto) a questo franco donatinicontroverso rapporto che riassume le dinamiche della prevaricazione da un lato e dell’umiliazione e dell’impotenza dall’altro. Il dramma di Gino, consumato nella sua ambiguità e nella sua “noluntas”, nell’incapacità di una scelta decisa, giunge finalmente alla soluzione liberatoria che lo vede costretto ad ammettersi mancante, deprivato di ogni dignità, ma per sua stessa connivenza e debolezza con chi, per questo e solo per questo, ha potuto farne il proprio oggetto di ludibrio.

Rossella Maggio, scrittrice

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