‘Fumo’ la nuova silloge di Carlo Sorgia

‘Fumo’ la nuova silloge di Carlo Sorgia

 


Fumo

di Carlo Sorgia

(2026, LFA Publischer)


Chi è Carlo Sorgia

Nato a Cagliari nel 1949, Carlo Sorgia ha scoperto la passione per la scrittura con la nascita di uno dei suoi nipotini. Dirigente di banca e imprenditore, ha covato in sé un germe che fino ad allora era rimasto latente e che è venuto fuori piano piano. Ha iniziato a scrivere poesie, la prima ode dedicata a Federico, poi non si è più fermato, anzi si è dedicato con successo anche alla prosa.

Ha scritto poesie (oltre 800), racconti e romanzi che spaziano dalla narrativa, al genere storico, ai gialli, ai libri per ragazzi, ma sempre ispirati dalla bellezza della natura, dall’amicizia e dall’amore.

Il suo romanzo d’esordio è A cavallo della vita (Booksprint), seguito da Il sangue è solo un liquido? Storia di una famiglia ritrovata (La riflessione). Seguono i gialli Delitto a Bosa (Di Buono), Tutta colpa della luna e Il fiore del cappero (LFA Publisher), il libro per ragazzi Il maialetto rapito ed altre storie (LFA Publisher) e Storia di una vita d’amore.

Nel 2020 è uscito La danza della vita (Pluriversum editore), seguito dal romanzo a sfondo storico Il profumo della libertà (Edizioni Della Torre) e dal giallo La solitudine del caveau (Edizioni Della Torre). Nel 2025 è uscito il romanzo Io sono Melania (Edizioni Grafica del Parteolla).

Di cosa parla il libro

Fumo è una silloge di oltre 50 poesie, la sesta di Sorgia, pubblicata a otto anni di distanza dalla precedente. Si chiude con un monologo dal titolo Fai sellare un cavallo e voliamo via, «per raccontare d’un uomo straordinario, un grande poeta, che ho avuto la fortuna di conoscere», scrive l’autore.

 

La raccolta, nasce da un interrogativo: cosa resta del nostro passaggio nel mondo quando il tempo, inesorabile, trasforma le esperienze in ricordi?

Carlo Sorgia

Non a caso l’autore ha scelto il titolo Fumo che richiama la natura effimera della vita. La risposta arriva dalla forza generatrice dell’amore, cui sono dedicate le quattro sezioni della silloge: l’amore universale, l’amore filiale, l’amore verso la natura, l’amore verso i nipoti.

 

I versi della raccolta procedono con il ritmo lieve di una danza, alternando delicatezza e profondità. Le immagini della natura, della notte, degli affetti familiari e del tempo che scorre diventano strumenti, attraverso i quali l’autore esplora la dimensione emotiva dell’esistenza.

 

Ciò che emerge con maggiore forza è la volontà di preservare la capacità di meravigliarsi e di emozionarsi, che consentono all’essere umano di continuare a sognare anche nei momenti più difficili.

Che cosa ne penso

Fumo è una raccolta intensa e meditativa che invita il lettore a interrogarsi sul significato del tempo, della memoria e dell’esperienza umana. Il fumo è mutevole, sfuggente, impossibile da trattenere: proprio come i momenti dell’esistenza che scorrono via lasciando tracce spesso impalpabili.

Tuttavia, l’autore non si limita a contemplare la precarietà della condizione umana; al contrario, trasforma la fragilità in una forza generatrice di significato, affidando all’amore il compito di rendere durevoli emozioni e affetti.

La scrittura si distingue per un linguaggio accessibile e sincero, fedele alla poetica che caratterizza da anni l’autore, da sempre attento ai sentimenti, all’introspezione e ai legami familiari. Nelle sue opere precedenti emergono infatti temi ricorrenti quali l’amore, la memoria, la natura e gli affetti più autentici, elementi che sembrano trovare in Fumo una nuova maturazione espressiva.

 

Ogni poesia appare come un frammento di vita, un’istantanea capace di fissare emozioni, dolori, attese e speranze. Il lettore viene accompagnato in un percorso interiore dove il tempo non è soltanto una forza che consuma, ma anche uno spazio in cui i ricordi acquistano profondità e valore. In questo senso, la raccolta assume un carattere quasi contemplativo, invitando a rallentare e a riconoscere la ricchezza nascosta nelle esperienze quotidiane, raccontate con semplicità senza rinunciare alla profon alla profondità.

La raccolta è consigliata a chi ama una poesia capace di emozionare senza artifici, fondata sull’osservazione attenta della vita e sulla ricerca di un significato umano e universale. Carlo Sorgia offre così un’opera che lascia nel lettore una sensazione di dolce malinconia, ma anche la consapevolezza che nulla di ciò che è stato vissuto con autenticità svanisce davvero.


Recensione a cura di Lina Senserini, docente e giornalista.


 

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