Giornata della memoria: Il volo di Sara

Giornata della memoria: Il volo di Sara

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“Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia.”
Primo Levi

 

Per celebrare la Giornata della Memoria, abbiamo realizzato questa speciale intervista alla scrittrice Lorenza Farina autrice del libro Il volo di Sara (Fatatrac). Le illustrazioni sono state realizzate da Sonia Maria Luce Possentini.

 

Il libro racconta, con estrema delicatezza, l’incontro tra una bambina e un pettirosso, nel contesto drammatico di un campo di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale. Il piccolo pettirosso deciderà di portare con sé questa nuova amica dal nastro azzurro tra i capelli, perché la Shoah e i campi di concentramento sono cosa troppo crudele per una bambina.

 

Un racconto che può aiutare i più piccoli a conoscere la Shoah.

Chi è Lorenza Farina

Lorenza Farina

Lorenza Farina è nata a Vicenza. Dopo la Laurea in Materie Letterarie, ha lavorato come bibliotecaria occupandosi di promozione della lettura e di letteratura per ragazzi. Oggi si dedica a tempo pieno alla scrittura. Ha pubblicato una trentina di libri tra romanzi, racconti e albi illustrati, ottenendo prestigiosi riconoscimenti.

Le sue storie, oltre che divertire, propongono ai giovani lettori tematiche che fanno riflettere. Da anni incontra bambini e ragazzi, raccontando la sua passione per le storie e per la magia della narrazione.

Per saperne di più: www.farinalorenza.altervista.org

 

Lorenza, ci parli di lei e del suo incontro con la letteratura…

“La scrittura fa parte di me. Posso dire con un po’ d’ironia di essere nata con la penna in mano. Mi piace scrivere soprattutto per i bambini, forse perché c’è ancora una parte di me che è rimasta bambina e che ama fantasticare, inventare situazioni e personaggi.

 

Quando scrivo delle storie molti sono, infatti, i riferimenti anche inconsci alla mia infanzia. Sono convinta che, in fondo, tutte le storie che si raccontano pescano dentro quell’unico pozzo profondo che è l’infanzia, cioè il tempo in cui le emozioni sono vissute intensamente e ogni esperienza positiva o negativa rimane impressa nell’animo come una cicatrice sulla pelle. Se oggi sono diventata una scrittrice devo dire grazie anche alle mie nonne che mi hanno trasmesso la loro arte di contastorie. I loro racconti li conservo ancora nello scrigno della memoria.

 

Crescendo sono diventata bibliotecaria e così ho scoperto e imparato ad amare la letteratura per l’infanzia e non solo, un vero e proprio giardino segreto dove è bello perdersi. Leggendo le storie di altri scrittori ho afferrato delle visioni che mi hanno stimolato a diventare a mia volta autrice. Oggi mi dedico a tempo pieno a questa “passione” di cui non posso fare a meno, perché è come il mio respiro. Ho una predilezione per le storie ambientate nel verde, perché i prati, il giardino, gli alberi sono come libri da sfogliare e da leggere con rispetto e amore.

 

Amo le storie brevi che si adattano a un albo illustrato, perché nella mia testa la trama e i personaggi nascono già a colori. Scrivere un racconto breve è come cogliere l’attimo, è come assistere a una luminosa epifania. Non a caso le mie autrici preferite sono Virginia Woolf e Katherine Mansfield che hanno saputo trasferire nella loro scrittura i momenti d’essere della vita. Vorrei avere più tempo da dedicare alla scrittura ma, in realtà, il richiamo delle storie e dei libri è così irresistibile che il tempo, alla fine, lo trovo sempre. Il premio più grande è quello di svegliarmi la mattina con una nuova storia da raccontare. Allora mi siedo di fronte alla finestra che dà sul prato e inizio a volare con la fantasia in un mondo immaginario dove alla fine mi perdo”.

Quanta delicatezza richiede, scrivere un libro per ragazzi che tocca il tema della Shoah?

“Per raccontare la Shoah ho cercato aiuto nella bellezza e nella poeticità delle immagini che la scrittura evoca. Lasciare a chi legge il compito di riempire i vuoti tra le righe, soprattutto nei momenti emotivamente più forti e drammatici, vuol essere un segno di delicatezza e di rispetto verso il lettore che può assecondare la propria sensibilità e sentirsi ancora più partecipe del racconto.

Affrontare tematiche delicate come quelle della Shoah in un libro rivolto ai bambini e ai ragazzi non è sicuramente facile. Ho provato a farlo con rispetto, delicatezza, usando metafore poetiche e sguardi profondi per comporre un quadro credibile, il più possibile riguardoso dell’argomento e dei sentimenti di ognuno. Parlarne non darà risposte, ma sicuramente susciterà delle riflessioni importanti che saranno di stimolo per un dialogo con i bambini e con i ragazzi”.

Come è nato questo libro?

“Ricordo che per scrivere il Il volo di Sara, sono partita dall’immagine finale, quella di un volo di uccelli che prestano le loro ali a Sara, la protagonista, e ad altri bambini prigionieri in un lager. Da questa visione si è poi dipanata tutta la storia.

Ho cercato di raccontare l’indicibile, cioè la vicenda umana di una bambina ebrea in un campo di sterminio, narrata però da un osservatore insolito, un pettirosso che mostra di avere un cuore e una sensibilità che non possiedono invece le bestie vere che governano quel luogo di dolore e di morte.

 

Appena Sara, all’arrivo, viene separata dalla mamma, l’uccellino decide di farle da padre e da madre. È un racconto dove le parole delicate e nello stesso tempo forti per il loro valore metaforico s’intrecciano con le immagini intense di Sonia M.L. Possentini.

 

Non c’è un lieto fine anche perché nella storia vera, quella con la S maiuscola, non c’è stato un lieto fine.

 

Di fronte alla tragedia umana, comunque, vi è una piccola via d’uscita, qui rappresentata dalla figura dell’uccellino che starà sempre accanto alla bambina e la proteggerà fino a donarle le sue ali per l’ultimo volo“.

Descriva il suo libro con tre colori…

“Ne Il volo di Sara risaltano tre colori: il grigio/nero del paesaggio e del fumo che esce lento da un alto camino. L’azzurro del vestitino di Sara, del nastro che le cinge i capelli richiamano l’azzurro del cielo descritto alla fine del racconto. Quel cielo azzurro non più grigio sta ad indicare la speranza in una vita migliore, in un altrove senza violenza né dolore né morte. Il rosso/arancio del pettirosso rappresenta il calore umano che la bestiola offre alla bambina. Il rosso del treno, invece, sta ad indicare il sangue che verrà versato. È un treno sanguinante”.

Quali sono i suoi 10 libri preferiti.

“Tra i miei 10 libri preferiti ci sono anche alcuni classici della letteratura giovanile: Il diario di Anna Frank, Piccole donne di L.M. Alcott, I ragazzi della Via Pal di Ferenc Molnár, Vacanze all’Isola dei Gabbiani di Astrid Lindgren, L’estate di Garmann di Stian Hole, Il buio oltre la siepe di Harper Lee, Il fantasma di Thomas Kempe di Penelope Lively, Il giardino di mezzanotte di Philippa Pearce, I Racconti di Katherine Mansfield, Gita al faro di Virginia Woolf“.

Progetti per il futuro?

“Ho sempre tante storie che mi frullano in testa come Agata, la protagonista del mio libro I Sogni di Agata (La Margherita Edizioni, illustrazioni di S.M.L. Possentini) che si accapigliano per uscire e camminare con le loro gambe.

 

Il prossimo mese di febbraio 2021 uscirà Sam e Pen (Edizioni Paoline), un albo illustrato da Valentina Malgarise che tratta il tema della malattia oncologica. Ho scritto dei brevi racconti ancora in cerca di editore, ma non ho fretta, prima o poi arriverà l’occasione che permetterà a questi “sogni di carta” di diventare libri veri e propri che potranno essere letti da grandi e piccoli, perché le belle storie non hanno età”.


 

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