Giuseppe Festa ci parla del suo nuovo libro

Giuseppe Festa ci parla del suo nuovo libro

Giuseppe Festa

 

Giuseppe Festa è laureato in Scienze naturali e si occupa di educazione ambientale. È fondatore e cantante dei Lingalad, con cui tiene concerti in Italia e all’estero. Protagonista e sceneggiatore del premiato film documentario Oltre la frontiera, è autore di diversi reportage sulla natura, trasmessi dalla Rai.

 

Dopo tanti libri pubblcati con Salani, da pochissime settimane è uscito I figli del bosco edito dalla Garzanti.

 

Per i più curiosi, ecco il suo  Sito Internet  🙂

Ringraziamo Fausto Bailo e la Premiata Libreria Marconi di Bra (Cn) per la collaborazione.

Come è nata la sua collaborazione con la casa editrice Garzanti?

“È il primo libro che pubblico con Garzanti e ho trovato in loro grande attenzione e professionalità. Inizialmente, il libro doveva essere pubblicato da Salani, l’editore storico dei miei libri per ragazzi, ma strada facendo ci siamo resi conto che il genere e il target, più adulto rispetto agli altri miei libri, suggerivano una strada diversa. È stato lo stesso Luigi Spagnol, presidente di Salani, a consigliarmi Garzanti, che è subito entrato in sintonia con la storia e ha accettato di pubblicarla in tempi brevissimi”.

Qual è stata la scintilla che l’ha portata a scrivere I figli del bosco?

Monte Adone

“Conoscevo da diversi anni Elisa Berti, la responsabile del Centro di Recupero Monte Adone, e quando mi ha parlato dei lupetti Ulisse e Achille ho provato un brivido buono. Quando poi mi ha portato al recinto e me li ha mostrati da lontano, non ho avuto più dubbi. La magia del lupo è contagiosa, e io mi sono lasciato contagiare”.

Quanto è stato complesso narrare la storia di Ulisse e Achille?

“Molto. Innanzi tutto era il mio primo libro di non fiction. Sono un romanziere, non avevo mai narrato una storia vera, era la prima volta in cui non avevo il controllo della trama.

Avrei potuto seguire l’intera vicenda per mesi, fare decine di viaggi e interviste in giro per l’Italia, e poi ritrovarmi con un pugno di mosche, se non fosse arrivata l’autorizzazione al rilascio dei due lupi. Fortunatamente il destino ci ha premiato, regalandoci un finale degno di un romanzo.

Un altro aspetto complesso è stato trattare il “personaggio Giuseppe Festa”, visto che ero a tutti gli effetti parte della storia. In questi casi, la trappola dell’autoreferenzialità è davvero insidiosa. Così ho cercato di presentare al pubblico soltanto gli aspetti della mia vita strettamente funzionali alla trama e soprattutto al finale, visto che l’avventura dei due lupi, in particolare quella di Achille, si è intrecciata in modo sorprendente con i luoghi e le esperienze personali più importanti della mia vita”.

La storia narrata nel libro quali emozioni le ha suscitato?

“All’inizio ero sicuro del mio ruolo di osservatore esterno, poi piano piano la storia mi ha risucchiato e mi sono trovato a soffrire e gioire con Elisa e gli altri protagonisti del libro, sulle tracce dei lupi tra foreste secolari. Uno dei momenti più emozionanti, da narratore, è stato quando mi sono reso conto che Achille e Ulisse stavano diventando una potente metafora del rapporto umano col mondo naturale e del recupero delle nostre radici più profonde.

 

Per me, è stata la svolta del libro. Quando liberiamo un lupo, in fondo, liberiamo noi stessi, ridiamo voce a una parte di noi che abbiamo perso e di cui, almeno inconsciamente, sentiamo la mancanza”.

Con quale divinità greca paragonerebbe Elisa?

“Istintivamente direi Ares, la divinità greca legata alla guerra, perché Elisa è una vera e propria macchina da combattimento che non si ferma davanti a nessuna difficoltà. Anche se, sotto la scorza da guerriera, ha un animo molto sensibile e a volte fragile”.

Con quali personaggi della Divina Commedia invece Ulisse e Achille?

“Non ho dubbi: per me sono stati due novelli Virgilio che mi hanno accompagnato in un mondo sconosciuto, quello dei lupi, fino a ritrovare le radici del mio rapporto col bosco”.

Quale colonna sonora potrebbe meglio rappresentare il Centro Monte Adone?

“Anche qui rispondo senza esitazioni: Mission Impossible, esattamente ciò che sembrava all’inizio questa impresa. Non era mai successo che due cuccioi di lupo così piccoli, trovati in difficoltà e cresciuti a contatto con l’uomo, alla fine riuscissero a ritrovare la libertà, nonostante l’imprinting con Elisa e la loro non abitudine alla vita selvaggia”.

 

Progetti per il futuro?

“Ah, ora ho voglia di rilassarmi con una storia spensierata. In primavera uscirà un libro per bambini edito da Salani, dal titolo Incontri Ravvicinati del Terzo Topo. Pensate a cosa succederebbe se dei topolini di bosco trovassero una strana pietra squadrata, nera e lucida.

 

Quale sarebbe la loro reazione se all’improvviso si mettesse a vibrare e a suonare? È ciò che accade a topini del mio libro, che non hanno mai visto un essere umano e che scambiano lo smartphone perso nel bosco da un ragazzino per un misterioso oggetto alieno con cui comunicare con gli extraterrestri. Un libro che mi sono divertito tantissimo a scrivere e che spero divertirà anche i lettori”

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