Elena Varvello ci parla del suo ultimo libro

Elena Varvello ci parla del suo ultimo libro

 

Questa volta Fausto Bailo ha intervistato per noi la scrittrice Elena Varvello (nella foto a sinistra), uscita quest’anno in libreria con La vita felice, edito da Einaudi.

Un GRAZIE 🙂 alla Premiata Libreria Marconi di Bra (Cn) che, come sempre, ha collaborato fattivamente.

 

elena-varvelloElena Varvello è nata a Torino. Ha pubblicato le raccolte di poesia Perseveranza è salutare edito Portofranco nel 2002, Atlanti edito Canopo nel 2004.

 

Con i racconti L’economia delle cose  (Fandango)  ha vinto il Premio Settembrini, è stata selezionata dal Premio Strega e nel 2008 ha vinto il Premio Bagutta Opera Prima.

 

Il suo primo romanzo, La luce perfetta del giorno,  pubblicato con Fandango,  è del 2011, dopodichè è approdata alla Casa editrice Einaudi.

 

È docente presso la Scuola Holden di Torino.

 

Quando è nata in lei la passione per la scrittura?

“Ho sempre voluto scrivere e ho sempre provato a farlo. La prima cosa in cui mi cimentai era una riscrittura di Piccole  Donne. Non so perché tentassi di riscriverlo. Dovevo avere nove o dieci anni. Ho pubblicato poesie, molti anni dopo. In seguito, i racconti e poi La luce perfetta del giorno, La fine del mondo e La vita felice. Ma credo che non si smetta mai d’incominciare. Credo che ci si senta sempre principianti, o che sarebbe meglio sentirsi in questo modo. Quella passione lì nasce ogni giorno”.

Quali sono gli scrittori preferiti da Elena Varvello?kent-haruf

“Sono davvero tanti. Tra i primi che mi vengano in mente, adesso, ci sono Elizabeth Strout, Goffredo Parise, Raymond Carver, Alice Munro, Beppe Fenoglio, Cormac McCarthy, Wiliam Maxwell e Kent Haruf”(nella foto a destra).

Quali sono stati gli spunti che l’ha portata a scrivere questo romanzo?

“La storia di mio padre e la sua malattia. E’ stato allora che tutto è incominciato. E’ in questo modo che sono nati Elia ed Ettore Furenti. Ma è stato un lungo viaggio, sono accadute molte cose. E poi c’è l’immaginazione, c’è soprattutto quella”.

La vita felice potremmo definirlo un romanzo sul realismo postcrisi?

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“Non so come potremmo definirlo. Non è una cosa su cui mi sia fermata mai a riflettere. Quel che mi preme è raccontare, come posso, la vita di persone di cui il mondo si dimentica, di solito. Provare a farlo nel modo migliore. Sono le storie e le persone a interessarmi, tutto qui. La vita che viviamo tutti i giorni”.

Se potesse tornare indietro nel tempo quale epoca le piacerebbe visitare e quale scrittore le piacerebbe incontrare?

“Vorrei tornare indietro di due anni e visitare il piccolo capanno in cui scriveva Haruf. E’ un grande rammarico, per me, quello di non poter più leggere qualcosa di Kent Haruf. Qualcosa di nuovo, intendo. Però posso rileggerlo, e questo è già abbastanza”.

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