‘L’enigma dei sette ritratti’ di Marco Alberici

‘L’enigma dei sette ritratti’ di Marco Alberici


L’enigma dei sette ritratti

di Marco Alberici

(Amazon, 2026)


Chi è Marco Alberici

È nato a Boretto in provincia di Reggio Emilia nel 1965. Dopo la laurea in Economia e commercio ha iniziato a lavorare in una società multinazionale emiliana ricoprendo vari ruoli dirigenziali.

Nel 2008 si è trasferito ad Amsterdam, dove è rimasto per cinque anni come country manager. Alla fine di questo periodo all’estero, insieme alla moglie Sonia ha deciso di cambiare vita e di acquistare un terreno a Castiglione della Pescaia, in provincia di Grosseto. Qui hanno piantato mille ulivi e hanno avviato una piccola attività ricettiva, Le Guazze Bone. Nello stesso periodo, Marco ha cominciato a dedicarsi alla scrittura, un’altra delle sue passioni, nata quando era un adolescente.

Ha al suo attivo cinque romanzi.

Di cosa parla il libro

A fine ottobre l’Isola d’Elba ha ritrovato il silenzio, le spiagge sono deserte e i turisti ormai lontani. Quasi tutti, perché il commissario Marco Manfrè è appena arrivato con Ely e non vede l’ora di godersi la meritata settimana di ferie.

 

Purtroppo le sue aspettative vengono subito disattese dal maresciallo dei carabinieri di Marciana Marina. Sulla piccola spiaggia di Ripa Barata è stato ritrovato il cadavere di una donna. Si chiamava Allegra De Angeli, faceva la pittrice e qualcuno l’ha uccisa colpendola alla testa.

 

E così Manfrè, suo malgrado, viene trascinato in un’indagine che si fa presto molto intricata. Nella villa di Allegra, tra le sue opere, ci sono sette ritratti. Sette volti dipinti con la stessa prospettiva, la stessa tecnica e gli stessi colori, ognuno rappresenta un personaggio che è legato alla vittima. Tra di loro potrebbe celarsi l’assassino.

 

Cosa meglio del fine intuito del commissario milanese potrà sciogliere il mistero che si cela dietro alle tele?

Che cosa ne penso

L’enigma dei sette ritratti (Amazon, 2026) è la quarta indagine del commissario Marco Manfrè, attesa dai suoi fan dopo Dite addio a Luana Green (2025). Questa volta, però, cambia tutto: il protagonista non si muove più nella familiare Milano, nella comfort zone del commissariato di corso Buenos Aires, del bar Smeraldo con gli imperdibili tramezzini al tonno, non ha il supporto del fido Esposito.

Ma il fiuto da segugio di Manfré non si smentisce mai, nemmeno quando ha finalmente staccato il cervello per dedicarsi al trekking tra i profumi mediterranei dell’Isola d’Elba.

Marco Alberici non delude, anche se all’inizio suona strano immaginare il ruvido commissario in vacanza e soprattutto il compagnia – finalmente! – della giovane Ely. Ma basta appena una pagina perché si venga catapultati in una nuova indagine che Manfrè all’inizio prova timidamente a evitare, almeno finché il poliziotto che è in lui non prende il sopravvento.

Fin dalle prime pagine, quindi, si ritrovano il ritmo, gli intrighi, i colpi di scena, le passioni umane nella loro grandezza e nella loro miseria. I dialoghi sono serrati, il registro linguistico semplice e immediato, non mancano siparietti tra il protagonista e il corpulento maresciallo Sciacca. I personaggi entrano in scena scandagliati dallo scanner oculare di Manfrè, attraverso il quale Alberici li presenta al lettore.

Pochi ed efficaci tratti fisici, il look, il tono della voce e il gioco è fatto. L’autore ci ha abituati a questo stile frizzante, con tratti di umorismo verace, che alleggerisce la tensione del thriller. L’ingresso del maresciallo Sciacca nella storia è solo un assaggio di come l’autore ami tratteggiare alcuni personaggi: «Il sottufficiale superava di poco il metro e settanta e i novanta chili. Visibilmente nervoso, si grattava il pizzetto del quale andava molto fiero e il suo corpo emanava un misto di fragranze. Il Manfrè riuscì a individuare soltanto le due predominanti: dopobarba al mentolo con un retrogusto di umori umani tipico di chi ha appena subito un serio stress psicofisico».

In questo romanzo, il Manfrè commissario non ha perso un grammo della sua ironia tagliente, è ancora quello degli scatti di rabbia e della scarsa pazienza. Il Manfrè uomo invece ha allentato un po’ della sua ruvidezza: nella partecipazione emotiva al dramma della vittima, ma soprattutto nel bisogno di condividere ansie, dubbi, timori con qualcuno che non sia Esposito o un altro dei suoi collaboratori. Questa volta accanto a lui c’è Ely, che dopo un’iniziale riluttanza, riesce a chiamare (e considerare) una compagna.

A chi ha seguito l’evoluzione del personaggio, piacerà questa versione leggermente più morbida del commissario. Chi non ha ancora letto le sue indagini, ha l’occasione di conoscere una storia che si inserisce di diritto nella tradizione delle serie investigative con protagonista ricorrente, nelle quali ogni romanzo propone un caso autonomo mantenendo la continuità nei personaggi.

L’enigma dei sette ritratti è una lettura indicata a chi ama i thriller, in cui la soluzione del caso non è soltanto una domanda a cui trovare risposta, ma un invito a guardare con più attenzione ciò che si ha davanti.


Recensione a cura di Lina Senserini, docente e giornalista professionista.


 

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