La vita attesa di Gino Pitaro

La vita attesa di Gino Pitaro

Per la rubrica Parlano i lettori pubblichiamo la recensione di Concetta Melchionda  al romanzo La vita attesa di Gino Pitaro.

Gino Pitaro

Chi è Gino Pitaro

Nel suo percorso svolge varie attività, tra cui quella di redattore e di documentarista indipendente.
Nel 2011 esce I giorni dei giovani leoni (Arduino Sacco Editore), che ottiene buoni riscontri di critica e diviene una delle opere underground più lette nel 2012.

 

Babelfish – racconti dall’Era dell’Acquario (Edizioni Ensemble, 2013) è il suo secondo libro con il quale ottiene numerosi riconoscimenti.

Benzine è il romanzo pubblicato a fine 2015, che consegue apprezzamenti di critica e di lettori ancora maggiori rispetto alle prove precedenti.

 

La Vita Attesa (Golem Edizioni, 2019) è un romanzo scorrevole e al contempo ambizioso, un amarcord dal vago gusto felliniano, di singolare forza e contemporaneità. È il primo libro dell’autore distribuito e promosso da Messaggerie Libri.

 

L’autore vive in provincia di Roma.

Di cosa parla La vita attesa

Albori degli anni ’90, in una Tropea assolata ed estiva. Gianni e Federico sono appena maggiorenni e vivono nella cittadina tirrenica, presa d’assalto dal viavai dei turisti. Un luogo che per loro è visto attraverso gli occhi di chi vi abita, quelli del quotidiano, dall’infanzia fino all’inizio della maturità.

L’ultimo decennio del secolo scorso rappresenta il fulcro del loro difficile percorso di crescita, dove fanno da sfondo i grandi avvenimenti nello scenario italiano e internazionale (Tangentopoli, attentati, guerra nella ex Jugoslavia e in Ruanda). Le strade dei due amici divergono, amori e scelte differenti li allontanano. Tra loro si insinua, crescendo sempre più, un mistero che invade silenzioso lo spazio della loro esistenza, come accade che nella vita le cose non spiegate e coperte di reticenza diventino delle presenze ingombranti.

Gianni segue la via accademica, partendo poi all’estero, mentre Federico quella della carriera in polizia. I loro destini però inaspettatamente finiranno per incontrarsi di nuovo. Vita criminale, personaggi fuori dalle righe, mutamenti inaspettati condurranno entrambi su un comune binario, per un breve tratto.
Il finale scioglierà ogni nodo del presente e aprirà nuove porte al futuro.

Recensione

Adorabile, per me, nuova scoperta, sia come autore, che come tipologia di testo. La copertina è una giostra. Quella rutilante e inaspettata della vita. Ma quale vita? Quella vista con gli occhi di due ragazzi del Sud, della Calabria, ma, in fondo, di qualunque Sud del mondo e dell’anima che, si affacciano alla soglia della scelta. Siamo noi, i figli del 900, quelli che non sono cresciuti col paradigma universale del digitale, Gianni e Federico. Gianni, narra in prima persona, la sua personale iniziazione alla vita, fino alla fine del racconto, quasi a voler tenere saldamente le fila del flusso di coscienza di sveviana memoria.

Federico, invece, è oggetto di narrazione, ma solo apparente agonista, in realtà deus ex macchina del racconto e della vicenda esistenziale. Originalissimo ed elegante l’uso magistrale della lingua. Il dialetto, perfettamente funzionale all’azione narrativa, con tratti anche di ilarità e riflessione. L’italiano, senso percettivo, ammaliante, geniale nella pregnanza delle frasi, pur nella sintesi. Il gusto antico ed acuto dell’aforisma. Il ritratto bellissimo, a tratti struggente, di tutta una stagione della vita, di un un modo unico e irripetibile di essere, che, quelli della nostra generazione, porteremo sempre nel cuore. Le hits canore inossidabili, i motorini Piaggio, le descrizioni dei treni, persino l’odore che c era. Il mondo universitario uguale a tutte le latitudini, con ansie, amori e timori. Poi, tutto un corollario di personaggi poetici, misteriosi, ed ineffabili.

 

Dal poetico, profetico ‘Nzino, reso centauro aedico dalla disabilità, al ‘gotico’ Virginio, a Palmina, vittima dolce e incompresa, alla forte Mira, a Francesca, tutta presa da sé, tanto da non capire il disagio di Federico. Un romanzo ricco di pulsioni, di meta storie, che si intrecciano l’una nell’altra. La stagione terribile degli attentati del 92, il desiderio incoercibile del ritorno alle origini, agli affetti, l’ansia di fare esperienze, la vertigine senza fine della conoscenza. La gnoseologia, materia agognata da possedere, quasi carnalmente, come una donna. Il conoscere: strana e improcrastinabile chimera, il cui abisso profondo, l’orrido, col suo crudele fascino attirerà Gianni, in una fatal attraction. Sarà l’amicizia, vera, profonda, come solo l’innocenza dell’infanzia sa preservare, a cambiare una scelta. Il mare, eterna madre salvifica, con le sue acque, darà tutte le risposte ad una catabasi senza uscita.

 

Amore, morte, giovinezza, innocenza, Male, Bene. Tutto questo ritroviamo con calviniana profonda leggerezza. Espresso con partecipazione emotiva, legame esistenziale ad una giovinezza dello spirito che non mente, perché legata alla tensione all’Assoluto, che ci fa essere forever young. Questo è ciò che trasmette questo romanzo. Una giovinezza infinita, che trasuda dalle pagine e che ce lo fa amare fino alla fine. Amatelo, ne sarete riamati, per quello che trasmetterà!

 

Concetta Melchionda

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