Mirko Perniola, sceneggiatore della Bonelli Editore

Mirko Perniola, sceneggiatore della Bonelli Editore

Molti, e sicuramente tutti gli appassionati di fumetti, conoscono Tex Willer, Zagor o Dylan Dog, alcuni dei personaggi più famosi e più longevi del fumetto italiano, nati grazie alla storica casa editrice Sergio Bonelli .

 

Attraverso le testimonianze di uno sceneggiatore, Mirko Perniola, e prossimamente anche di un illustratore, Max Bertolini, vi faremo conoscere uno spaccato della Sergio Bonelli Editore, questa casa editrice operante già dagli anni quaranta sotto altre denominazioni e leader del settore in Italia.


Un ringraziamento speciale a Bailo Fausto e alla Premiata Libreria Marconi di Bra (Cn)


Mirko, ci parli di lei e del suo incontro con il fumetto…

“Diciamo che la passione non nasce da qualcosa di particolare; libri e fumetti hanno sempre fatto parte della mia vita, li avevo nel DNA… basti pensare che mio nonno, contadino, portava le pecore al pascolo leggendo Shakespeare. Per l’incontro col fumetto il discorso è diverso. Da piccolo volevo fare il cuoco. Sono entrato in cucina a 13 anni.

Anni dopo, ho capito che mi piaceva di più mangiare che non far da mangiare, e intanto la passione per la scrittura cresceva. Negli anni Novanta, ho cominciato come tanti altri all’epoca: autoproduzioni e fanzine, fumetti brevi, stampati in qualche modo, poi le fiere, con uno stand in compartecipazione con altri fanzinari. Mettevamo giù le nostre cose e aspettavi. Da lì il passo al professionismo è stato faticoso, ma breve”.

Mirko Perniola

Come è avvenuto il suo incontro con la Sergio Bonelli Editore?

“Lo devo principalmente a Moreno Burattini e Mauro Boselli. Sono stati loro a darmi la possibilità di scrivere per uno dei miei personaggi più amati. Entrare in SBE maneggiando un colosso come Zagor è stato spaventevole, ma tremendamente appassionante”.

In genere, quanto tempo richiede la realizzazione di una sceneggiatura?

“Dipende da moltissimi fattori; per quanto mi riguarda, per parecchi anni ho scritto una storia completa al mese, oggi molto meno per necessità editoriali. Diciamo comunque che, lavorandoci con i giusti tempi, ci vogliono un paio di mesi per scrivere 94 tavole”.

Nathan Never lo paragonerebbe a quale personaggio della letteratura?

Non credo che si possa rispondere a questa domanda, almeno secondo il mio punto di vista su Nathan Never. Infatti credo che la serie sia un crogiolo di generi diversi, inizialmente una miscellanea di fantascienze diverse, poi di altri generi. Nathan è sempre stato molto malleabile, in grado di adattarsi alle diverse situazioni, anche a causa dei numerosissimi autori che lo hanno sceneggiato. Già all’inizio le sceneggiature dei tre sardi mostravano un personaggio completamente diverso se scrivevano singolarmente e non in gruppo”.

“Insomma, ciascuno degli sceneggiatori ha dato vita a un personaggio simile a diversi personaggi della letteratura. Anche io ne ho adattato le caratteristiche spingendone alcune e frenandone altre a seconda delle situazioni in cui lo cacciavo. Ma credo che sia obbligatorio per qualunque personaggio di lunga data. Zagor, Tex, Dylan Dog, hanno avuto così tante incarnazioni che forse il lettore può associarlo al personaggio della letteratura che lui crede che gli sia più affine, ma per uno sceneggiatore non credo sia possibile”.

Se un editore gli proponesse di realizzare una sceneggiatura tratta da un’opera di Shakespeare, visto che lei lo ha citato, quale sceglierebbe?

“Non sono un esperto di Shakespeare ma tra quelle che conosco, credo che Le Allegre Comari di Windsor siano molto intriganti. Secondo me Falstaff assomiglia molto a Cico, che cerca continuamene di trovare il modo di fare il furbo, ma finisce gabbato! Insomma, commedia, comicità, ironia! So che il dramma (Sangue! Soldi! Sesso!) fa vendere di più, ma ho sempre preferito ridere e far ridere”.

Progetti per il futuro?

Sto scrivendo due libri, entrambi molto ironici, divertenti, ma su storie vere; per accordi vari per ora non posso dire di più. Non so quando li vedremo sugli scaffali, ma prima o poi…”


 

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