Anna & Annina – Microstoria di Fulvia Perillo

Anna & Annina – Microstoria di Fulvia Perillo

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Un’altra divertente microstoria di Fulvia Perillo…

La signora Annina era un’amica di mia nonna che frequentava casa nostra quotidianamente. Si davano del lei, perché allora il tu era riservato ai familiari o alle amicizie risalenti all’infanzia.

 

Invece Annina (il diminutivo non faccia pensare ad una donna minuta, tutt’altro) abitava non lontano da casa nostra e con la nonna si erano conosciute a fare la spesa, ma successivamente frequentate per le comuni passioni : musica leggera e televisione. Così le due Anne, Anna, mia nonna, e Annina, commentavano ,davanti a un caffè o semplicemente sedute al tavolino, le ultime puntate del Musichiere o di Lascia o raddoppia.

Annina, originaria dell’Argentario, parlava uno strano “slang” ed io mi incantavo ad ascoltarla, anche perché usava termini davvero inconsueti, direi geneticamente modificati. Faccio un esempio. Lei aveva un unico amatissimo figlio di nome Giorgio che faceva il macellaio.

Ne magnificava le lodi, aggiungendo quale ulteriore pregio ed originale distinzione, che aveva sposato una “foresta”. Pur essendo molto piccola, a me risultava che la foresta fosse un grande bosco, per cui non avevo capito fino a quando la signora Annina aveva specificato che la nuora veniva da Parigi. Era dunque straniera, ovvero forestiera, ovvero, tradotto nel linguaggio anninesco, “foresta”. Si chiamava Monique (ma la suocera la chiamava Monichè) ed aveva arredato la casa benissimo comprando perfino un “tromboncino” (ossia un piccolo trumeau) ed una “scesalò” (chaise longue). A me rimaneva molto simpatica, perché mi portava le caramelle Rossana e rideva sempre. Mi aveva anche insegnato una filastrocca : “Santo Stefano è un bel porto, Orbetello è un bell’orto, Talamone è uno scrittoio e Port’Ercole un cacatoio”

Anna e Annina, come dicevo, erano particolarmente appassionate di televisione (oggetto miracoloso per la loro mina_chiari_panelli_-_canzonissima_68generazione, nata a fine ‘800) e di musica leggera. Non perdevano una puntata di Studio Uno o di Canzonissima, ma, soprattutto, non perdevano un minuto del Festival di Sanremo.
Annina era una fan di Teddy Reno, cantante confidenziale in era pre-Rita Pavone. Nel suo slang argentarino lo aveva ribattezzato Tederèno, ma insomma era sempre lui.

Faceva nottata per aspettare i risultati del Festival dei fiori e nei giorni successivi ne parlava con mia nonna.
“Vede, Sor’Anna, Tederèno è proprio bravo, ha una voce convincente, come se parlasse all’orecchio… “
“Convincente? E di cosa la convince, scusi?”
“Di niente, che c’entra, ma mi convincerebbe se io fossi giovane e lui qui vicino” diceva Annina ridendo con la sua grande bocca carnosa e con l’occhio un po’ ammiccante.
Mia madre, una volta, provò a inserirsi : “Annina vuol dire che Teddy Reno ha una voce suadente”.
Le due Anne la guardarono perplesse ( “queste ragazze, dopo che hanno studiato, ci si ragiona male”) .
L’idolo di mia nonna, invece, era il giovanissimo Johnny Dorelli, anche lui cantante confidenziale, dalla voce calda e moderna. “Guardi, Annina, quel ragazzo è proprio speciale, educato, riservato, anche timido”
“Insomma, Sor’Anna, se fosse proprio timido non canterebbe a Sanremo. Mia nipote Giacchelina (Jacqueline) ha una voce bellissima, ma si vergogna. Monichè la voleva mandare a cantare in chiesa, ma nemmeno lì è voluta andare, figuriamoci al Festival”

johnny_dorelli_e_sabina_ciuffini“Però, vede, Annina, Johnny Dorelli ( nella foto a sinistra con Sabrina Ciuffini nel 1970),  è davvero un bravissimo giovane. E poi sfortunato!”
“Sfortunato? Non mi sembra, un cantante famoso che ha vinto Sanremo per due volte…”

“Guardi, lei non legge i giornali – (credo che Annina proprio non sapesse leggere) – ma, quando ha vinto il primo festival, suo padre Nino è morto d’infarto, a soli 50 anni! Dall’emozione. Forse. ”
“Ma che mi dice, Sor’Anna? Che disgrazia!”
E le due Anne, commosse, fecero qualche lacrimuccia.
“Cara mia, i figli fanno sempre tribolare, anche quando sono bravi come il mio e come le sue figliole, si sta sempre in pensiero. Il babbo di Johnny Dorelli, poverino, non ha retto alla gioia.”

E così, tra Tederèno e “quello del babbo” (così mia nonna chiamava Dorelli), passando per Natalino Otto (“che poi anche la moglie Flo’ Sandons canta bene”) e Gino Latilla, le due Anne passavano i pomeriggi. E gli anni.

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