Elisabetta Bricca: esordio doc

Elisabetta Bricca: esordio doc

Elisabetta Bricca

Elisabetta Bricca

Elisabetta Bricca nasce e cresce culturalmente nel cuore di Roma ed è laureata in Sociologia, comunicazione e mass media. Copywriter, traduttrice, ma sopratutto autrice sopraffina con il suo primo romanzo d’esordio dal titolo: Il rifugio delle ginestre (Garzanti)

 

Grande protagonista del romanzo è la terra umbra e l’abile scrittura di Elisabetta Bricca ci immerge nella vita di questa stupenda regione, con le sue tradizioni, le sue scoperte, i suoi cibi, i suoi amori.

 

Un opera che possiede la visione descrittiva degna di un romanzo di Steinbeck. Un libro che non può mancare nella biblioteca degli amanti della buona lettura.

Un ringraziamento speciale a Fausto Bailo che l’ha intervistata per noi e alla Premiata Libreria Marconi di Bra (Cn) che, come sempre, ha collaborato fattivamente.

Quando è nata in lei la passione per la scrittura?

Mi è sempre piaciuto scrivere, ma solo a tredici anno ho scritto la prima storia in forma di romanzo.

Quali sono stati i suoi scrittori di riferimento?

Virginia Woolf

Virginia Woolf

Sono una lettrice onnivora. Prediligo però la letteratura americana del XIX secolo (Steinbeck, Hemingway) e ho una vera passione per Virginia Woolf.

E le fonti di ispirazione che l’hanno portata a scrivere questo romanzo?

L’amore per la terra dove vivo: l’Umbria. E poi, questa storia è nata come un omaggio a tutte quelle persone che hanno avuto il coraggio di cambiare.

Come è nato il personaggio di Sveva?

Dalle tante storie che ho ascoltato negli ultimi anni, dal desiderio di dargli una voce.

Il vero protagonista del suo romanzo è il cambiamento: la protagonista decide di ritornare nel vecchio Il rifugio delle ginestrecasolare e riscoprire antiche tradizioni, come quelle gastronomiche. Secondo lei abbiamo perso il contatto con la “società della terra”?

Sì, abbiamo perso tante cose. Abbiamo perso la capacità di stupirci, di ascoltarci, abbiamo perso l’empatia con la natura e la magia delle piccole cose. E’ una società in cui niente dura.

Com’è nata l’originale idea di far terminare il suo libro con una sorta di duello western, in salsa culinaria, tra il Donna Giacinta che sfida Sveva sul segreto della preparazione della Oijata?

In cucina non si può mentire. La cucina è un po’ il fil rouge della storia e, quindi, ho pensato fosse coerente scrivere una scena finale che riallacciasse tutti i fili dei destini dei protagonisti.

Quale genere musicale accompagna meglio la lettura del suo libro?

Direi che è una questione soggettiva. Un genere accompagna l’emozione che si prova al momento. Direi, però, che potrebbe essere la musica della pioggia sui vetri o quella del vento tra i rami degli alberi.

Progetti per il futuro?

Sto scrivendo un nuovo libro, che parla di donne. Un tema, quello femminile, che mi sta da sempre molto a cuore.

 

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