Le ragazze non hanno paura, folgorante esordio di Q. Ferrari

Le ragazze non hanno paura, folgorante esordio di Q. Ferrari

Alessandro Q. Ferrari

Alessandro Q. Ferrari, scrittore, sceneggiatore di fumetti, cartoni animati e serie tv. Nel 2016 la sua graphic novel: Star Wars The Original Trilogy è stato un best seller mondiale, nella top ten del New York Times, dal 2006 collabora con De Agostini, The Walt Disney Company, Rai, Lucasfilm e Rizzoli/Lizard.

 

Nel 2018 avviene il suo folgorante esordio come scrittore di narrativa per ragazzi con il libro: Le ragazze non hanno paura edito dalla De Agostini.

 

Un romanzo di formazione, il passaggio del diventare grandi, ma che riesce a toccare anche i lettori più maturi, coinvolgendoli con la speciale storia di Mario e dell suo gruppo di coraggiose amiche.

 

Ringraziamo ancora una volta Fausto Bailo che l’ha intervistato per noi e la Premiata Libreria Marconi di Bra (Cn) che, come sempre, ha collaborato fattivamente.

Quali sono stati i suoi scrittori di riferimento?

Più che di scrittori di riferimento mi vengono in mente libri di riferimento, un’intera strada di libri che mi sono ritrovato a percorrere senza deciderlo. Era chiaro sin dalla prima pagina, questo libro era un libro di avventura estiva (anche quando propriamente estiva non è). È una specie di tradizione letteraria quella dell’avventura estiva, una costruzione collettiva fatta di mattoncini alla quale ogni scrittore può e deve aggiungerne uno nuovo. Ogni volta, ogni estate.

Lì in mezzo ci sono i mattoncini del racconto Il corpo di Stephen King e del suo IT. Il mattoncino di La sottile linea scura di Joe R. Lansdale e quello di Il buio oltre la siepe di Harper Lee. Ma anche quelli di Una questione privata di Beppe Fenoglio, di Huckleberry Finn e Tom Sawyer di Mark Twain, così come quello di L’oceano in fondo al sentiero di Neil Gaiman.

E poi Cercando Alaska di John Green e Goodbye Berlin di Wolfgang Herrndorf. Soprattutto, i mattoncini di La vita davanti a sé di Romain Gary e L’arminuta di Donatella di Pietrantonio. Ecco, in fondo a questo elenco infinito di mattoncini mattoncini c’è anche quello piccolo che ho aggiunto io, al quale spero se ne aggiungeranno tantissimi altri, perché la costruzione dell’avventura estiva non deve mai avere fine”.

Come è nata la sua collaborazione con la casa editrice De Agostini?

Conosco Planeta De Agostini da molti anni perché ho collaborato con loro numerose volte in passato, in vari ambiti. Nel tempo la loro attenzione e cura alle pubblicazioni letterarie, di fiction e non, è aumentata sempre di più. Oggi pubblicano libri bellissimi, importanti e con una qualità indiscutibile.

Merito di una redazione davvero eccezionale. Ecco, questa redazione ha letto il manoscritto del mio libro e lo ha trovato buono. Lo ha trovato un buon punto di partenza e ha deciso che c’era spazio per lavorarci, per renderlo un libro vero. Da lì in poi è stato un lavoro continuo di sistemazione, correzioni e aggiustamenti per dare forma al famoso mattoncino”.

Qual è stata la scintilla che l’ha portata a scrivere Le ragazze non hanno paura?

“Non è stata una vera scintilla, ma braci sotto la cenere. Questa storia è sempre stata dentro di me. Nasce da esperienze personali, sono stato per molte estati in una banda di sole ragazze quando avevo l’età di Mario, e da emozioni che si sono accumulate negli anni.

Dal non aver mai dimenticato quel momento unico e brevissimo nel quale ho smesso di essere solo bambino e ho iniziato a essere anche ragazzo. Come due coinquilini che dividono la stessa casa, ora insieme a un adulto un po’ riottoso, queste personalità sono diventate parole.

Queste parole sono rimaste lì, tenute accese da un senso di necessità e dovere nei confronti delle ragazze che avevo incontrato: era la loro storia, in realtà, che volevo raccontare. Poco a poco, sono lentissimo in tutto (a ideare, a scrivere e a leggere), questa storia ha preso forma ed è diventata il romanzo finale”.

Le fonti di ispirazioni?

Non c’è stata una vera fonte per la trama, perché non ho mai davvero pensato a una trama. Ho messo i personaggi in una situazione e ho visto dove andavano, che cosa facevano. Sono rimasto a guardare e a descrivere ciò che vedevo. Avevo una sola idea già formata: il viaggio nel Sottomondo, inevitabilmente debitore di tutti i viaggi nell’oltretomba mai raccontati. Da quello dell’Eneide a quello di Orfeo, da quello di Dante nella Divina Commedia alla più moderna versione di Sandman, raccontato nel ciclo a fumetti La stagione delle Nebbie scritto da Neil Gaiman”.

Se potesse inserire i protagonisti del suo romanzo nell‘Odissea, quale ruolo farebbe ricoprire ad ognuno di essi?

“Se dovessero decidere di interpretarla, come in una recita scolastica, sono sicuro che Tata vorrebbe fare Ulisse e Nikita sarebbe Argo, ovviamente. Mario farebbe Penelope, non avrebbe scelta credo, e forse anche Nausicaa. Jo deciderebbe per Circe, Inca probabilmente interpreterebbe Atena e Nala Calipso. Per quanto riguarda Maria, la nonna di Mario, ricoprirebbe il ruolo di Zeus. Malerba e Andrea Giulio sarebbero i Proci Eurimaco e Antinoo. Mi piacerebbe che l’Arpia Russa interpretasse Ciclope. Sarebbe una recita indubbiamente interessante”.

Quale canzone potrebbe accompagnare questa lettura?

“Per me sono due. Tonight Tonight degli Smashing Pumpkins per la prima parte (ma direi anche Wake up degli Arcade Fire) e Black dei Pearl Jam per la seconda. Ma se ci penso troppo diventano una ventina, una per capitolo, almeno”.

I progetti futuri di Alessandro Q. Ferrari?

“Una storia, più di una. Sto cercando sotto la cenere per trovare quella che vale la pena raccontare. Scarto i pezzi di carbone spenti e soffio su quelli che possono infiammarsi”.

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